Omar Camporese: “Ho visto Sinner sottotono e mi ha stupito, ma vi dico perché non sono preoccupato”

Jannik Sinner ci ha abituati così bene che due sconfitte ravvicinate contro Djokovic e Mensik, sono bastate per far scattare un ingiustificato allarme rosso tra i tifosi, soprattutto per i neofiti. Ma per chi il tennis lo ha vissuto davvero, calcando i campi internazionali e affrontando i campioni di un'altra epoca, la prospettiva è decisamente diversa. Lo sa bene Omar Camporese, ex numero 18 del mondo, che guarda alle ultime uscite del campione altoatesino (e al contemporaneo exploit di Carlos Alcaraz) con la lucidità di chi conosce i fisiologici alti e bassi di questo sport.
Nell’intervista esclusiva a Fanpage, Camporese analizza il momento d'oro del tennis italiano, rassicura sulle condizioni fisiche e mentali di Sinner ("Zero preoccupazioni, tornerà quello di sempre") e, soprattutto, rispedisce al mittente le recenti, e discusse, dichiarazioni di Patrick Mouratoglou sul paragone impossibile tra l'attuale duo di vertice e i mostri sacri del passato: Federer, Nadal e Djokovic.
Come stai Omar? Sempre in giro?
"Sì, molto bene. Sono appena tornato e fra poco riparto. È un periodo intenso, ma ormai i tornei sono ogni settimana, quindi si gira. Sto seguendo due ragazzi turchi che giocano i 15.000 e i 25.000. Adesso partiamo per fare un po’ di Challenger a Dubai".
In pre-season si diceva un po’ di tutto: Sinner arrivava dal super finale dello scorso anno, mentre su Alcaraz c’erano degli interrogativi, anche per la rottura con Ferrero. Ti ha stupito l’inizio dei due?
"Non mi aspettavo sinceramente che Sinner perdesse con Djokovic. Però, guardando l’andamento del torneo, Djokovic è arrivato in semifinale senza giocare contro Mensik, che si era ritirato, e con Musetti che era avanti due set a zero e si è dovuto ritirare. Quindi è arrivato a quella partita nelle migliori condizioni possibili, non era stanco. Questo però non toglie nulla alla sua vittoria, ha giocato una grandissima partita. Un Sinner un pochino sottotono, sinceramente, non me lo aspettavo. Ormai ogni volta che gioca lui vince quasi sempre, quindi mi ha lasciato un po’ sorpreso questa sconfitta. Però può starci".
Immagino sia stato lo stesso anche per Doha.
"Anche la sconfitta di Doha può starci. Mentre Alcaraz, dal canto suo, non aveva mai giocato benissimo in Australia, il suo miglior risultato erano i quarti, e invece sta ottenendo ottimi risultati. Ha giocato due tornei e li ha vinti entrambi. Per quanto riguarda la lontananza da Ferrero, se continua a vincere così non credo che gli stia creando problemi".

Anche Fils ha detto che Alcaraz è quasi ingiocabile per una certa categoria di giocatori. Sta aumentando il divario?
"Quando vinci, la fiducia e la convinzione nei tuoi mezzi aumentano sempre di più. Io però resto della mia opinione: anche se Sinner questi due tornei non li ha giocati al meglio, sono sempre loro due a fare la differenza. Secondo me, in questo momento, sono proprio un pianeta avanti agli altri. L’unico che può avvicinarsi è Musetti, perché anche lui sta giocando bene. È un infortunio che si porta avanti da un bel po’ Musetti. A Roma si era visto qualcosa di simile, poi non ha giocato alcuni tornei… è un problema che si trascina da tempo".
C’è secondo te una linea comune nelle due sconfitte di Sinner contro Djokovic e Mensik?
"Sinceramente la partita contro Mensik non l’ho vista tutta, solo gli highlights, quindi non posso darti un giudizio completo. L’unica cosa che posso dire è che Mensik ha giocato in maniera strepitosa. Contro Djokovic invece l’ho visto un po’ più falloso del solito. Ha fatto errori che normalmente non commette. Però, alla fine, anche in conferenza stampa ha detto che Djokovic ha giocato molto bene. E io non mi preoccupo per queste due sconfitte: il gioco c’è, deve solo ritrovare un po’ più di forma e ridurre qualche errore. Il servizio sta andando meglio".
Le prospettive insomma sono buone.
"Le prospettive sono buone certo. Ricordiamoci che l’anno scorso, dopo gli Australian Open, ha dovuto fermarsi e ha ricominciato a Roma. Quest’anno invece ha tre mesi in più in cui può giocare quattro Masters 1000 che l’anno scorso non aveva fatto: due in America, Madrid e Montecarlo. Secondo me questo è il momento in cui può avvicinarsi ancora di più ad Alcaraz, o addirittura superarlo nel ranking. Sono punti importanti fino a maggio".
Si parla anche di una volontà di aumentare il rischio in certi momenti, di uscire dalla comfort zone. Come lo spiegheresti a un neofita?
"Nel momento in cui non sta giocando al massimo, deve continuare su quella strada. Quando ti riesce una cosa o vinci una partita importante, la fiducia torna. Sta giocando bene, semplicemente ha trovato due giocatori che in quel momento hanno giocato meglio. Mensik ha servito in modo incredibile, l’ho visto tirare vincenti da tutte le parti. Sul cemento indoor può dare fastidio a tanti. È potente, esplosivo, ha colpi molto buoni. È un ragazzo di 20-21 anni, ha un futuro importante".

Il fatto che abbia perso male la partita successiva è un’ulteriore dimostrazione di quanto sia difficile il tennis oggi. Questo aumenta i meriti di Sinner e Alcaraz?
"La gente guarda il numero, non guarda il giocatore. Ogni tennista ha uno stile diverso. Io posso battere il numero uno del mondo perché il suo gioco non mi dà fastidio, poi magari domani gioco con un mancino, ti parlo personalmente, come quelli che davano fastidio a me e magari ci perdo. Tutto quello che hai costruito di buono da lì lo perdi perché la gente comincia a dire ‘ah sì, la prova del nove però ha battuto il numero uno', perché appunto guarda il numero, non guarda il giocatore. Il problema è quello".
Il distacco mi sembra aumentato con gli altri giocatori "big".
"Il livello medio oggi è altissimo, ma tolti i primi due, che sono su un altro pianeta, c’è molta omogeneità. Non ci sono più i 14-15 giocatori che potevano vincere uno Slam come una volta. Oggi sono due, forse tre. Questo significa che se non sei al 100% puoi perdere con chiunque. Quando non ci sono Sinner e Alcaraz è quasi una lotteria. Può vincere chiunque. Dal vivo la differenza si sente. Io li ho visti giocare a Roma e alle ATP Finals di Torino: la velocità di palla è di un’altra categoria. Anche il suono è diverso. È lì che si vede il divario".
Se dovessi parlare proprio a tutti quei nuovi tifosi che sono bonariamente preoccupati per Sinner come li tranquillizzeresti.
"Zero, zero, zero preoccupazioni. Perché su 365 giorni all’anno due partite si possono anche perdere. Il problema è che Sinner ci ha abituato troppo bene. Nel momento in cui perde una partita, apriti cielo: partono dibattiti, perplessità. Ci sta che abbia perso due partite. È normale, è fisiologico. Io penso che adesso si stia preparando per i tornei che verranno. La vedo con tranquillità. Sai, io sono stato giocatore, a differenza di tanti altri, quindi so un po’ come funzionano queste cose. Per tranquillizzare chi è fuori: lasciamo fare a Sinner quello che ha sempre fatto. Ha giocato bene anche queste due partite, pur perdendole. Adesso verrà fuori e tornerà il Sinner che conosciamo".
Hai accennato a Musetti, bloccato dall'infortunio, e poi abbiamo Cobolli che si sta riprendendo. Ci sono le premesse per vedere qualche altro ragazzo rampante o andiamoci piano?
"Andiamoci piano. Le premesse ci sono, ma niente fretta. La fretta porta a fare passi troppo lunghi e poi ti fai male. Lo stiamo vedendo con Fonseca: due anni fa già si diceva ‘questo diventa re’. Poi esce al primo turno in Australia, adesso fa il percorso sudamericano e non vince. Le problematiche esistono ovunque. Noi italiani stiamo vivendo un periodo fantastico. Abbiamo vinto una Coppa Davis senza il nostro numero uno e numero due. È vero, forse non è stata una delle edizioni più competitive, ma hanno vinto e non sono mai andati al doppio di spareggio: sempre 2-0, 2-0, 2-0. Berrettini ha sempre portato il punto, Cobolli quando gioca per l’Italia si trasforma. Quando indossi quei colori è un’altra storia. Ti senti responsabilizzato, tiri fuori il meglio di te stesso. Abbiamo ragazzi giovani come Cinà e Vasami che possono fare bene. Però non mettiamogli fretta. Ognuno ha i suoi tempi per crescere. Non so a che posizione arriveranno, ma diventeranno dei forti giocatori".

Come ti poni Omar sul tema del dibattito innescato da Mouratoglu sul confronto tra i big three e Sinner-Alcaraz?
"Ho letto un po’ quello che ha detto Mouratoglou. Mi soffermo su quello che mi hai chiesto tu: secondo me, per il momento, Sinner e Alcaraz faranno ancora da padrone. Ti ripeto, Musetti e Mensik sono i giocatori che in questo momento possono avvicinarsi. Mensik ha 20-21 anni e ha potenzialità che fanno paura. Però oggi quei due sono ancora un gradino sopra. Per quanto riguarda Mouratoglou, che ha detto che questi due, nel loro prime, contro gli altri prime avrebbero vinto, secondo me no. Nadal, Federer e Djokovic erano un’altra categoria. E comunque questi paragoni non si possono fare: ogni epoca ha i suoi campioni. Altrimenti mettiamo dentro Sampras, Agassi, Becker, Lendl… è impossibile fare graduatorie del genere".
Sei rimasto un po' stranito insomma da questi accostamenti effettuati da un coach così importante?
"Già il fatto che un coach faccia questo tipo di distinzione, secondo me, non ha senso. Non esiste proprio. Djokovic a 39 anni ha battuto Sinner: allora cosa vuol dire? Non ci porta da nessuna parte questo discorso. Diciamo che questi ragazzi sono fortunati a giocare in un’epoca in cui non ci sono più Federer, Nadal e Djokovic nel loro massimo splendore. Ma i paragoni non si possono fare. In questo momento Sinner e Alcaraz sono i più forti del mondo. Punto. Dieci anni fa c’erano altri giocatori. Ma come fai a paragonarli a Borg, che ha smesso a 26 anni, giocava con una racchetta completamente diversa? Sono mondi diversi".