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Olimpiadi Invernali 2026

Il chirurgo italiano e l’iniezione sul pene ad un saltatore: “20 ml per aumentare peso e volume”

Cos’è il “filler aerodinamico” per guadagnare metri in volo? Lo specialista Alessandro Littara svela i dettagli dei trattamenti sottocutanei a base di acido ialuronico nelle parti intime e i dubbi sulla tempistica a ridosso delle Olimpiadi: “Col senno di poi, leggendo dei vantaggi aerodinamici, l’ipotesi può stare in piedi”.
Intervista a Prof. Alessandro Littara
Andrologo, sessuologo, specialista in chirurgia plastico-estetica genitale maschile
A cura di Maurizio De Santis
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Le Olimpiadi invernali del 2026 si tingono di un giallo in bilico tra il grottesco e l'astuzia che fa il paio con trucchi aerodinamici. Mentre gli atleti si sfidano per il podio, un'ombra insolita si allunga sui trampolini: non si parla di steroidi o auto-emotrasfusioni, ma di acido ialuronico. Il sospetto è esploso a gennaio scorso, quando mancava poco ai Giochi di Milano Cortina: diversi saltatori avrebbero fatto ricorso a iniezioni sottocutanee di filler nelle zone genitali. L'obiettivo? Non puramente estetico, ma funzionale: aumentare la superficie volumetrica della tuta nel punto critico del cavallo per ottenere una maggiore portanza aerodinamica e, dunque, metri preziosi in fase di volo. La FIS (Federazione Internazionale Sci) parla di "voci infondate", la WADA ha già acceso i riflettori su quella che potrebbe essere definita come una nuova, bizzarra frontiera del doping meccanico. Germania, Stati Uniti, Francia… la notizia ha fatto il giro del mondo. Nell'intervista a Fanpage.it il professor Alessandro Littara (andrologo, sessuologo e un'autorità nella chirurgia plastico-estetica genitale maschile) ha affrontato l'argomento raccontando cosa gli è successo un mese prima che le gare iniziassero.

"È venuta da me una persona che mi ha parlato di quella disciplina – ha spiegato -, dicendomi che aveva bisogno delle mie cure per un problema di autostima e risolvere il disagio di svestirsi in uno spogliatoio. Ovviamente non rivelerò mai il suo nome. Che fosse un professionista, un dilettante, un amatore a me non interessava… però ho guardato le gare di salto con gli sci per vedere se riconoscevo qualcuno ma con il casco in testa sono tutti uguali. Chissà, magari questa persona è solo al mare oppure effettivamente alle Olimpiadi. Chi può dirlo?".

Tra segreto professionale e dubbi retroattivi, il dottore ci svela i dettagli di una procedura che trasforma il corpo in una vera e propria appendice tecnica della tuta da gara.
"Venti millilitri di prodotto aumentano volume e peso. Col senno di poi, leggendo dei vantaggi aerodinamici, l'ipotesi potrebbe anche stare in piedi. Ma non posso essere certo che qualcuno abbia effettivamente utilizzato il trattamento per altri fini rispetto a quelli estetici".

Professore, partiamo dal dubbio che agita il mondo dello sport. Un atleta che si sottopone a una dose generosa di filler a ridosso delle Olimpiadi cerca davvero la fiducia nello spogliatoio o sta cercando qualche metro in più nel salto con gli sci sfruttando il volume della tuta?
"Guardi, io tratto molti pazienti che vivono un profondo disagio, simile a quello di una donna che desidera un seno più prosperoso per sentirsi a proprio agio. Questo signore mi parlò di un imbarazzo da spogliatoio con i colleghi. All'epoca non immaginavo nemmeno che potesse esserci un fine sportivo. Per me era solo un intervento estetico per migliorare l'autostima. Certo, venti millilitri sono due siringhe piene, aumentano il peso e il volume, forse anche una taglia di biancheria. E da quel che ho letto sui vantaggi meccanici in competizione potrebbe essere anche vero che il fine è un altro".

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Si dice che nel salto ogni millimetro conti. Non le sembra una coincidenza strana che questo atleta/persona abbia scelto proprio il mese precedente ai Giochi per risolvere un complesso che presumibilmente ha da una vita?
"Effettivamente, riflettendoci ora, la tempistica solleva dei dubbi. Ma un paziente non verrebbe mai a dirmi la verità se lo scopo fosse illecito. Da parte sua sarebbe poco intelligente. E non è stato chiaro se fosse un saltatore professionista oppure un amatore. Ammesso che lo fosse, allora devo dire che si è ‘nascosto' bene dietro motivazioni psicologiche che, come sessuologo e andrologo, ho trovato del tutto plausibili".

Esiste una "forma" specifica che le è stata richiesta? Magari una distribuzione più laterale o piatta per tendere meglio il tessuto della tuta nel cavallo?
"No e tecnicamente non sarebbe possibile. Per evitare che il filler si sposti durante le erezioni o l'attività, bisogna riempire tutto lo spazio sottocutaneo in modo uniforme. Se ne metti meno, il prodotto ‘ciottola', si muove, e l'estetica è pessima. La tecnica è obbligata: si personalizza in base allo spazio disponibile, non in base a richieste aerodinamiche".

L'atleta ha potuto indossare la tuta dopo pochi minuti: non ci sono rischi di spostamento del filler con uno sport estremo come il salto con gli sci?
"È una procedura ambulatoriale rapida. L'unica vera raccomandazione è evitare rapporti sessuali per venti giorni e fare massaggi per mantenere la forma. Tecnicamente, però, potrebbe fare una partita a calcio o un salto dal trampolino subito dopo. Certo, se ricevesse un colpo secco proprio lì, potrei doverci rimettere le mani, ma non ci sono controindicazioni fisiche immediate all'attività sportiva".

L'atleta potrebbe programmare le iniezioni per raggiungere il picco di volume esattamente durante le gare più importanti, visto che l'acido ialuronico si riassorbe?
"Assolutamente sì. Il volume si può mantenere o incrementare con dei "rabbocchi". Se un atleta volesse il massimo volume per una competizione specifica, potrebbe pianificare l'intervento per arrivare alla gara con la zona al massimo della proiezione. Molte persone comuni, infatti, tornano dopo pochi mesi per aumentare ancora il volume".

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La WADA ha acceso i riflettori su questa nuova, possibile forma di doping meccanico. Se le chiedessero la lista dei suoi pazienti per incrociarla con i nomi dei partecipanti ai Giochi di Milano-Cortina 2026, si appellerebbe al segreto professionale o alla trasparenza sportiva?
"Mi appellerei senza dubbio al segreto professionale. È sacro e lo difenderei davanti a chiunque, tranne che davanti a un giudice per motivi legali gravi. Inoltre, io non so con certezza se questo signore sia in gara o abbia già gareggiato. Ho provato a guardare una competizione in TV per curiosità, ma tra tute e caschi sono tutte figurine… non l'ho riconosciuto".

Ha notato un aumento di richieste da parte di saltatori in concomitanza con le Olimpiadi?
"No, ho visto solo questo signore. Chi ha intenzioni del genere raramente è sincero sulla propria professione. Magari dicono di fare un altro sport, ne parlano ma restano vaghi oppure non ne parlano affatto. Questo paziente mi ha parlato di disagio personale e io l'ho trattato come farei con chiunque altro cerchi sicurezza in se stesso. Se poi sia al mare o sul trampolino in questo momento, io non posso saperlo con certezza".

Molti definiscono questa pratica ‘gonfiaggio aerodinamico'. Lei come preferisce chiamarla: chirurgia estetica o ingegneria dei tessuti applicata allo sport?
"Le dico una cosa. Ho avuto altri sportivi in cura, si trattava di persone che praticavano tutt'altro genere di disciplina. Ho avuto anche un giocatore di pallacanestro di NBA che era alto due metri ma non si capacitava dell'altra proporzione del proprio corpo… E quando è venuto da me non c'era alcun motivo sportivo di base".

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