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Valentino Rossi spiega perché oggi non ha neanche più voglia di guidare una MotoGP

Durante la cena della Hall of Fame del Motomondiale Valentino Rossi risponde a Dani Pedrosa e spiega perché oggi non sente il bisogno di tornare in sella a una MotoGP.
A cura di Michele Mazzeo
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Certe frasi valgono più di un'intervista intera. Alla cena della Hall of Fame della MotoGP, circondato da leggende come Dani Pedrosa, Jorge Lorenzo, Casey Stoner, Giacomo Agostini, Freddie Spencer e Kevin Schwantz, Valentino Rossi, oggi impegnato nella sua nuova carriera da pilota automobilistico, ha liquidato in una parola una domanda che tanti continuano a fargli: quando tornerà a provare una MotoGP?

"Mai!", ha risposto secco al suo vicino di posto Pedrosa. È da lì che si capisce tutto. Non soltanto che il 47enne di Tavullia non abbia in programma un test, ma sopratutto che oggi quel mondo, vissuto per anni al limite, non gli provoca più quel richiamo che da fuori in molti immaginano ancora. Lo ha spiegato senza nostalgia costruita e senza frasi di circostanza: "Un sacco di persone me lo chiedono, ma se non corri… non mi manca onestamente".

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Nel ragionamento del nove volte campione del mondo c'è una linea molto chiara. Una MotoGP ha senso se la vivi da pilota, con l'obbligo della prestazione, della battaglia, del rischio e del risultato. Se invece non devi più correre, se non sei più dentro quel meccanismo totale, allora per il Dottore viene meno anche il desiderio di risalirci solo per togliersi uno sfizio.

Non significa essersi staccato dalle moto. Al contrario, Rossi continua a girare e ad allenarsi, ma in una dimensione diversa, più sua e meno estrema. Lo dice lui stesso spiegando che va in pista "con la R1, con la R6, con le moto piccole" e che si allena insieme ai ragazzi della sua Academy, da Bagnaia a Bezzecchi, passando per Luca Marini e Morbidelli.

È qui che oggi si è spostato il suo baricentro. Non più il bisogno di sentire addosso una MotoGP, ma la voglia di restare dentro quel mondo da un'altra prospettiva: osservare, consigliare, leggere quello che succede in pista. Più che guidare, Rossi oggi preferisce capire, trasmettere, aiutare. "Li vedo in pista, cosa fanno meglio o peggio degli altri, come gestire il weekend…", ha spiegato.

Ed è proprio questo il senso della sua risposta a Pedrosa. Valentino Rossi non ha chiuso con le moto. Ha chiuso con l'idea di dover tornare su una MotoGP per sentirsi ancora parte di quel mondo che in realtà non ha mai lasciato essendo proprietario del team VR46. Non ne ha bisogno. Perché la pista, oltre che con le auto, continua a viverla anche con le moto, solo in un modo diverso. E, a giudicare da come ne parla, gli basta così.

Quel "non mi manca" racconta meglio di qualsiasi altra cosa quale sia oggi la posizione del "46". Il fuoriclasse che ha segnato un'epoca non rincorre il passato e non prova ad allungarne artificialmente l'ombra. Per quanto riguarda le moto, preferisce restare vicino ai suoi piloti, studiarli, indirizzarli e accompagnarli. È un altro ruolo, ma non per questo conta meno.

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