Newey svela la verità sul disastro Aston Martin-Honda nella F1 2026: “L’abbiamo scoperto solo a novembre”

C'era chi immaginava che i costosissimi investimenti fatti da Lawrence Stroll, l'arrivo di Adrian Newey, il ritorno ufficiale di Honda e il nuovo ciclo regolamentare potessero trasformare subito la Aston Martin in una protagonista della F1 2026. A Melbourne, invece, prima ancora di cominciare a fare sul serio, al via del weekend del primo Gran Premio stagionale, è emersa una verità molto diversa. E a raccontarla è stato proprio il progettista britannico, con parole che spiegano meglio di qualsiasi classifica la dimensione del disastro.
Il problema non è soltanto che la AMR26 sia lentissima o che nelle prime libere del GP d'Australia Fernando Alonso e Lance Stroll abbiano girato pochissimo. Il vero nodo, quello più allarmante, è che a Silverstone hanno capito troppo tardi quanto fosse fragile il nuovo progetto motore giapponese. Newey lo ha detto chiaramente: "No, non ne eravamo a conoscenza. Ce ne siamo resi conto solo a novembre dell'anno scorso". Un'ammissione che rende tutto più paradossale (oltre che preoccupante), perché certifica come la scuderia di Silverstone abbia scoperto solo anni dopo la firma dell'accordo che la nuova struttura Honda non aveva più l'esperienza del passato.

Dietro il flop iniziale, infatti, c'è il vuoto lasciato dall'uscita di scena di Honda a fine 2021 e dal successivo rientro. Secondo Newey, quando il costruttore giapponese si è riorganizzato, gran parte del gruppo originario non c'era più. "Sono rientrati con, diciamo, solo il 30% della loro squadra originale", ha spiegato, sottolineando anche come i rivali abbiano continuato a sviluppare senza interruzioni prima dell'entrata in vigore del budget cap per i motoristi. Il risultato è che Honda si è ritrovata indietro sia sul piano della potenza sia su quello dell'affidabilità.

Melbourne ha reso tutto visibile. Alonso ha saltato di fatto la FP1, Stroll ha fatto appena tre giri e nel pomeriggio la situazione è migliorata solo in parte, con l'Aston Martin rimasta comunque in fondo e lontanissima dai migliori, mentre davanti si sono messi in mostra Ferrari, McLaren e Mercedes tra FP1 e FP2. Ancora più allarmante il dato sulle batterie: il team era arrivato in Australia con quattro unità, ma due sono già fuori uso e al momento ne restano soltanto due funzionanti, una per macchina. "È una situazione piuttosto spaventosa", ha ammesso Newey.

Il problema, per di più, non riguarda solo la gara di Melbourne. Le vibrazioni della power unit Honda, oltre che essere pericolose per l'incolumità dei piloti, stanno divorando tempo, chilometri e dati, cioè tutto ciò che serve per sviluppare una monoposto nuova. È questo il danno più grave per Aston Martin: mentre gli altri capiscono dove migliorare, Newey e i suoi tecnici sono ancora costretti a inseguire la sopravvivenza (infatti nel GP d'Australia l'unico obiettivo è quello di evitare una squalifica e una multa). E così il messaggio che arriva dal paddock australiano è netto: il progetto che doveva stupire il mondo della Formula 1 è partito scoprendo troppo tardi il suo difetto più profondo.