Mercedes salva per il trucco dell’ala bifase: “È stato un errore di calcolo”. E alla FIA va bene così

Alla fine è bastata una spiegazione tecnica, e la Mercedes è uscita indenne anche da questo nuovo fronte caldo del Mondiale della Formula 1 2026. Dopo il clamore nato in seguito alle immagini delle W17 a Shanghai, con l'ala anteriore che sembrava richiudersi in due tempi al termine del rettilineo, la FIA ha scelto di non trasformare i sospetti in un caso formale. Nessuna contestazione pubblica, nessuna sanzione, nessun intervento immediato imposto alla squadra che sta dominando l'inizio della nuova era regolamentare.
Alla vigilia del GP del Giappone, il tema era diventato esplosivo perché andava a toccare uno dei punti più delicati del nuovo regolamento F1, quello dell'aerodinamica attiva. Le norme tecniche stabiliscono che il passaggio dell'ala anteriore tra le due posizioni fisse, quella da rettilineo e quella da curva, non possa richiedere più di 400 millisecondi. Proprio per questo le immagini viste in Cina avevano alimentato il dubbio che la Mercedes avesse trovato un modo per restare formalmente dentro il limite senza rispettarne del tutto lo spirito.
Il sospetto era che la chiusura dei flap avvenisse con una sorta di movimento a due fasi: una prima parte rapida, sufficiente a soddisfare il controllo, e una seconda più lenta, utile a completare il ritorno dell'ala nella posizione finale in modo più graduale. Una lettura che aveva inevitabilmente acceso l'attenzione dei rivali (Ferrari ma non solo) che hanno chiesto alla FIA di approfondire la questione prima del weekend di Suzuka.
Poi è arrivata la versione di Brackley. Secondo quanto riportato da The Race, infatti, la Mercedes ha spiegato alla FIA che non si trattava di un trucco, ma di un problema di affidabilità. Nello specifico, la pressione idraulica prevista per il rientro del flap non era sufficiente, in certe condizioni, a contrastare subito il carico aerodinamico. Il risultato era un ritorno completo dell'ala solo quando la vettura perdeva abbastanza velocità. Secondo la scuderia guidata da Toto Wolff dunque, non si sarebbe trattato di un vantaggio cercato, bensì un comportamento figlio di un calcolo sbagliato del sistema. E alla FIA questa spiegazione è bastata.

Ed è qui che il caso da tecnico diventa politico. Perché la Mercedes arriva a Suzuka dopo aver firmato due doppiette consecutive: George Russell ha vinto in Australia davanti a Kimi Antonelli, e una settimana dopo in Cina è stato proprio il giovane italiano a portare a casa la vittoria davanti al compagno di squadra che nel frattempo aveva portato a casa anche la Sprint del sabato. In un Mondiale partito sotto il segno delle Frecce d'Argento, inevitabilmente ogni particolare innovativo della W17 viene ormai letto come possibile zona grigia da esplorare fino in fondo.
Non a caso Toto Wolff, già dopo Shanghai, aveva parlato di possibili "attacchi politici" nei confronti della sua squadra. E il sospetto sull'ala anteriore si inserisce perfettamente in questo clima, anche perché arriva dopo settimane in cui la Mercedes era già finita sotto osservazione per il caso del rapporto di compressione della power unit, su cui la FIA ha deciso di irrigidire i controlli a partire da giugno invece di intervenire subito.

Il punto, però, è proprio questo: guardando ai precedenti recenti, la Federazione sembra orientata a gestire le nuove aree grigie del regolamento più con chiarimenti e correzioni progressive che con colpi immediati sul piano sportivo. Anche su altri temi aerodinamici controversi, la FIA prima ha ascoltato, poi ha verificato, e solo dopo ha eventualmente stretto le maglie dei controlli (così come aveva fatto negli anni precedenti con il mini-DRS e le ali flessibili). Stavolta però sembra essere andata persino oltre: ha preso atto della spiegazione Mercedes e ha lasciato che fosse il team a sistemare internamente il problema senza trasformarlo in un caso disciplinare.
In estrema sintesi dunque la vicenda si chiude così: la Mercedes dice che l'ala bifase era un errore, e alla FIA va bene così. Per Brackley è il miglior risultato possibile, perché evita conseguenze sportive e disinnesca sul nascere un'altra polemica potenzialmente incandescente. Per gli avversari, invece, resta la sensazione che stavolta il confine tra interpretazione, anomalia e vantaggio sia stato trattato con mano molto leggera. E in un Mondiale in cui la W17 ha già imposto il proprio ritmo, è proprio questo il dettaglio che fa più rumore.