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Leclerc spiega perché ha lasciato i social: “Bastava un’inquadratura e veniva dimenticato tutto”

Charles Leclerc racconta perché si è allontanato dai social nel podcast The BSMT: per il pilota Ferrari alteravano la percezione delle sue gare e del suo rendimento in Formula 1.
A cura di Michele Mazzeo
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Charles Leclerc ha scelto di stare lontano dai social non per distacco dai tifosi, ma per difendersi dal rumore che spesso si crea attorno a una gara di Formula 1. Nel corso dell'intervista concessa a Gianluca Gazzoli nell'ultimissima puntata di The BSMT, il pilota della Ferrari ha spiegato con grande chiarezza perché a un certo punto abbia deciso di cambiare approccio: "Non sono più sui social", ha detto, entrando nel merito di un tema che oggi riguarda sempre più atleti di alto livello.

Il problema, nel suo caso, non è la troppa esposizione mediatica. Leclerc resta uno dei volti più riconoscibili del paddock, terzo nel Mondiale F1 2026 dopo i primi tre Gran Premi con 49 punti, alle spalle delle due Mercedes di Kimi Antonelli e George Russell, mentre la Ferrari è ancora impegnata a colmare il gap dai rivali in una fase iniziale della stagione già molto intensa. È proprio dentro questa pressione continua che va letta la sua scelta.

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Nel podcast, il monegasco ha infatti spiegato che il problema nasceva dal modo in cui una singola immagine riusciva a cambiare la percezione complessiva della sua prestazione: "Bastava un momento inquadrato, buono o brutto della mia gara e tutto il resto veniva un po' dimenticato". È questa la frase che fotografa meglio il suo disagio. Non una fuga, dunque, ma il tentativo di preservare lucidità di giudizio in uno sport in cui ogni dettaglio pesa.

Il ragionamento del 28enne di Monte Carlo, in realtà, va oltre i social e tocca il cuore stesso della Formula 1. Nella stessa intervista l'alfiere della Ferrari ha spiegato che, arrivati a quel livello, il talento da solo non basta più. Anzi, spesso non è neppure la differenza decisiva. "La cosa che fa veramente la differenza è l'aspetto mentale: chi riesce a togliere le emozioni, a metterle da parte e a essere al 100% sul giro che conta in Q3 o in gara", ha detto, aggiungendo subito dopo un altro concetto ancora più forte: "Il talento lo abbiamo tutti e 22 piloti in griglia". Un altro passaggio che spiega ulteriormente la sua decisione: perché chiarisce quanto per un pilota sia fondamentale restare sereno mentalmente, senza lasciare che il rumore esterno alteri la percezione di ciò che accade davvero in pista.

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È qui infatti che i social network possono diventare un problema. Perché se un sorpasso, un errore o una smorfia colti da una telecamera finiscono per riscrivere il giudizio su una gara intera, allora viene meno proprio quell'equilibrio che un pilota deve difendere per rendere al massimo. Il driver della scuderia di Maranello lo ha spiegato senza giri di parole: ha preferito allontanarsi per essere lui, e non il riflesso deformato dei commenti online, a dare un giudizio onesto sulle sue prestazioni.

Il classe '97, che corre in Formula 1 portandosi dietro il peso emotivo della figura del padre Hervé e del legame con Jules Bianchi, ha sempre mostrato una sensibilità diversa rispetto all'immagine classica del pilota impermeabile a tutto. La sua storia personale e il suo percorso in Ferrari lo hanno trasformato in uno dei personaggi più esposti del Circus. Per questo le sue parole non suonano marginali: raccontano quanto oggi, per un pilota, sia difficile separare il rendimento reale dal racconto immediato che ne fanno clip, commenti e reazioni.

Non è un caso che la stessa Formula 1 abbia acceso più volte i riflettori sul tema della pressione psicologica vissuta dai piloti, mentre anche altri protagonisti come Lewis Hamilton e Lando Norris hanno parlato apertamente della tossicità dei social e del peso dell'autocritica costante. Charles Leclerc ha scelto la sua strada: continuare a essere presente sui social ("Scelgo io foto e caption da pubblicare" ha infatti specificato), ma senza esporsi in prima persona al flusso continuo di giudizi. Un modo per restare se stesso e, soprattutto, per non lasciare che sia un'inquadratura a raccontare tutta la sua gara.

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