"Un titolo innocente", lo definisce il direttore Ivan Zazzaroni, "peraltro perfettamente argomentato": eppure la prima pagina del Corriere dello Sport di ieri, su cui campeggiano le foto di Lukaku e Smalling con il titolo "Black friday" per annunciare lo scontro diretto tra Inter e Roma di questa sera, non può passare inosservata.

Al di là di intenzioni e giustificazioni del quotidiano sportivo, che oggi rilancia titolando "Razzisti a chi?" e lamentando il "linciaggio contro un giornale che da un secolo difende la libertà e l’uguaglianza", quel titolo è razzista. E il problema non è la parola black.

A levare i dubbi sul riferimento razziale del titolo, a dispetto di chi sosteneva che il riferimento fosse all’evento commerciale (come se "Scudetto e Champions in offerta" fosse una frase calcisticamente sensata per la partita in questione), è Zazzaroni stesso, che conferma e rivendica l’etnicizzazione dell’espressione Black friday, con il suo sfogo sull’elogio della differenza, in cui, tra vittimismo e critiche ai social, l’ex calciatore non dimentica di citare l’immancabile "razzismo degli antirazzismi".

Parlare di orgoglio delle differenze rispetto a quella prima pagina, ribaltando una categorizzazione etnica come fosse una valorizzazione culturale invece che un gioco di parole mal riuscito dal retrogusto razzista, rientra in quella tendenza a guardare la diversità ponendo sé stessi come parametro. Fateci caso: differenti sono sempre gli altri, sono i neri, non i bianchi. D’altronde, in effetti, un titolo basato sui calciatori bianchi sarebbe stato semplicemente privo di senso o, in alternativa, avrebbe evocato il suprematismo.

Non si può notare che Smalling e Lukaku sono neri? Certo che sì, e questo non è razzismo, è descrizione. Ma basare una narrazione sull'etnia, come ha fatto il Corriere dello Sport, è diverso dall’elogio della differenza: un giocatore fa la differenza con le sue capacità, non con la sua pelle.

Quel che il Corriere dello Sport propone con quel titolo è quel che gli antropologi definiscono essenzializzazione, cioè la riduzione dell’individuo a rappresentante del suo gruppo di appartenenza o della sua comunità di origine. Così, Lukaku non rappresenta l’Inter per numero di gol segnati, né Smalling la Roma per le sue capacità difensive e realizzative: a portare la redazione guidata da Zazzaroni a scegliere i loro profili non sono state le loro caratteristiche tecniche, ma le loro caratteristiche etniche.

È sconfortante notare lo scarsissimo peso dato alle parole, specie da parte di chi, con le parole, dovrebbe lavorarci. Invece non solo non c'è ombra di riflessione o autocritica nella narrazione del Corriere dello Sport, ma la scelta di quel titolo viene ribadita, rivendicandone la base etnicizzata e ignorandone le implicazioni culturali. Non bastano le campagne antirazziste o la partecipazione agli eventi istituzionali sul rispetto nello sport: il razzismo inconsapevole non deve preoccupare meno del suprematismo calcolato, perché indica un retroterra ideologico radicato al punto da non essere più nemmeno riconosciuto.