Tadej Pogacar salvato dal caschetto dopo la caduta, Maxtin in lacrime: “Voleva continuare la gara”

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Pogacar sorride dall’ospedale dopo il grave infortunio alla Vuelta. La spiegazione dell’incidente: Non colpiamo nessuno, è stata solo fatalità”

Tadej Pogacar prova a sorridere nonostante tutto. Il campione sloveno si è mostrato per la prima volta dopo la brutta caduta che lo ha visto protagonista alla Vuelta. La preoccupazione per le sue condizioni ha fatto ovviamente scivolare in secondo piano la delusione per uno stop che rischia di non essere breve. D'altronde Pogi ha rischiato davvero grosso e avrebbe potuto riportare conseguenze ancora più gravi se non ci fosse stato il casco a salvarlo. E pensare che, subito dopo l'incidente, Pogacar ha cercato persino di tornare in sella per ripartire, prima di doversi arrendere al dolore, soprattutto alla spalla.

Commozione cerebrale, una frattura scomposta della clavicola sinistra, una frattura stabile della vertebra cervicale C7 e diverse abrasioni: questo il verdetto per il fenomeno del ciclismo che purtroppo non può essere operato immediatamente alla clavicola proprio per via della commozione riportata. Direttamente dall'ospedale di Barcellona, dove è stato trasferito in un secondo momento, il campionissimo si è mostrato sorridente con un collare cervicale, diversi cerotti sulle abrasioni e la spalla fasciata. Il tutto accompagnato da un brano tutt'altro che casuale: Stayin’ Alive dei Bee Gees.

Mentre si cerca di ricostruire la dinamica precisa della caduta che potrebbe essere stata causata da una sbandata per evitare un sasso o dal contatto con un altro corridore (in quel momento Pogi stava anche bevendo), sono emersi ulteriori dettagli su quei momenti concitati. Joxean Fernández "Matxín", sports manager dell'UAE Team Emirates-XRG, è apparso visibilmente commosso e ha abbracciato tutti i componenti della squadra: "Anche in momenti brutti e difficili come questo bisogna continuare a preservare la motivazione e lo spirito di gruppo; è fondamentale essere vicini ai corridori".

È stato proprio lui a raccontare i primi istanti dopo l'impatto: "Inizialmente pensavo che Tadej avrebbe continuato, ma continuava a urlare: ‘My shoulder! My shoulder!’ (La mia spalla! La mia spalla!). Quando grazie al medico abbiamo capito che la spalla era troppo malconcia, mi è stato subito chiaro che non avrebbe potuto proseguire. La volontà dell'atleta è sempre grande e Tadej è un combattente, ma anche lui ha dovuto accettare la situazione per quella che era. Quando ha capito che la spalla era troppo danneggiata, ha preso la decisione di salire in ambulanza".

Con le lacrime agli occhi, Matxín ha dimostrato grande signorilità nell'analizzare l'episodio, derubricandolo a una pura fatalità: "Non dobbiamo dare la colpa a nessuno. È stata una normale situazione di gara. I corridori stavano pedalando su una strada come ce ne sono state a migliaia quest'anno. Un tratto senza dossi e senza restringimenti, diversamente da quanto accaduto nei chilometri precedenti. La caduta è avvenuta su una strada larga e dritta dove normalmente non succede mai nulla… È stato semplicemente un incidente di corsa. Non dobbiamo e non possiamo dare la colpa a nessuno".

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