Lo sguardo di Burak Yilmaz è quello di un vecchio lupo di mare nato e cresciuto nel porticciolo di Antalia, nel sud di una Turchia che per svariati secoli i romani hanno chiamato Asia Minore. In questo avamposto, oltre all'architettura ottomana predominante, spicca la porta di Adriano, eretta proprio dai romani nel 130 durante la visita dell'allora Imperatore, la quale dà l'accesso alla città vecchia. A quasi 36 anni il centravanti della nazionale turca visiterà per la prima volta Roma con il tentativo di conquistarla, in un sinuoso intreccio di una nemesi storica che potrebbe giocare un brutto tiro all'Italia di Roberto Mancini.

Dopo un'intera carriera giocata nel suo paese, eccetto una parentesi al Beijing Gouan nel bienno 2016-17, Yilmaz ha raccolto nell'estate del 2020 la chiamata del Lille, per provare a sé stesso di essere capace di fare la differenza in un campionato top d'Europa nonostante l'età avanzata. Il risultato è stato strepitoso: il bomber turco è diventato in poche settimane il leader di una realtà folgorante che si è imposta in campionato a un Paris Saint Germain che mai aveva fallito nei confini nazionali disponendo al contempo di Mbappé e Neymar.

Senza conoscere la lingua locale, Yilmaz si è imposto nello spogliatoio del Lille per esperienza e fame di vittorie, infondendo ai suoi compagni la fiducia giusta attraverso lo sguardo fiero di chi ne ha viste tante nella vita prima ancora che nel campo di calcio. Il suo contributo alla sorprendente vittoria della squadra del Nord in Ligue 1 non è riscontrabile solo nei 16 gol in 28 partite, due dei quali fondamentali nella rimonta casalinga contro il Lione dopo un doppio svantaggio, ma viene principalmente dalla sua leadership innata. Con le dovute distanze, il turco sta al Lille come Ibrahimovic sta al Milan, sia per posizione in campo sia per il ruolo di capo dello spogliatoio. Lo stesso vale, dunque, per la nazionale turca, dove Hakan Calhanoglu sente la stessa intensità del carisma dello svedese, compagno al Milan, nel suo connazionale.

A disposizione dell'esperto Şenol Güneş, alter ego del più mediatico Fatih Terim ma protagonista della storica cavalcata al bronzo dei mondiali 2002, c'è una nutrita batteria di calciatori che sanno il fatto loro. Oltre a Yilmaz vi sono altri due campioni di Francia come Çelik e Yazici, rispettivamente terzino destro e trequartista centrale, ruolo nel quale viene accompagnato a sinistra dal rossonero Calhanoglu, tiratore scelto e assistman, e a destra dall'instancabile Karaman.

Arrivati all'Euro dopo aver fatto quattro punti su sei contro la Francia campione del mondo i turchi si sentono forti come non mai. Il loro 2021 è iniziato con due trionfi netti contro l'Olanda (4-2) e la Norvegia (0-3), e a parte il passo falso contro la Lettonia gli uomini di Güneş non hanno mai cincischiato. La loro forza risiede nella compattezza e nella fierezza che ogni giocatore ottomano sente quando indossa la maglia della nazionale. Un po' come accade ai brasiliani al momento di vestire la verdeamarela, i turchi danno il loro meglio quando devono difendere i colori patri.

Si tratta, inoltre, di un undici titolare giovanissimo, la cui età media si aggira intorno ai 25 anni e che ha in Yilmaz l'unico elemento over 30. Il capo dei giannizzeri di Güneş arriverà a Roma con la motivazione giusta dopo aver già spezzato le reni al favoritissimo Paris Saint Germain in Francia. Il primo scontro a bocce ferme sarà un'incognita per gli uomini di Mancini. Il calcio diretto e rabbioso dei turchi rappresenta a oggi la minaccia più seria del raggruppamento iniziale. E poco importa che si giochi a Roma e non a Istanbul. Il veterano di Antalya è pronto alla battaglia, e dopo aver fatto piangere Marquinhos e Kimpembe in Ligue 1 potrebbe ripetersi contro Chiellini e Bonucci all'Olimpico.