Tagliare gli stipendi ai calciatori. Detta così, è facile trovare consensi sia da parte dei club (soprattutto in questo momento storico difficilissimo per la crisi economica scaturita dall'emergenza sanitaria per il Coronavirus) sia da parte di coloro che vedono di buon occhio la "stretta" nei confronti di giocatori "straricchi e straviziati". Damiano Tommasi (presidente del sindacato, l'Assocalciatori) ha escluso per adesso che si arrivi a un provvedimento del genere.

  • In Francia, in Germania e in Spagna (con il Barcellona capofila) una strategia del genere per abbattere i costi è stata già attuata. In Italia, almeno per il momento, si ragiona sulla base di aliquote che dividono i tesserati delle squadre in cinque fasce di reddito (da un minino di 100/500 mila euro a una somma di 1.5 milioni a salire) con una riduzione dei guadagni che va da un minimo del 15% a un massimo del 30% (quest'ultima per gli importi più cospicui).

Alberto Paleari, portiere del Cittadella (società veneta che milita nel campionato di Serie B), ha espresso tutta la propria perplessità nei confronti di un provvedimento di questo tipo e lo ha fatto nel corso della trasmissione "Telechiara". L'argomentazione è molto semplice, diretta e altrettanto forte: "Non siamo tutti Cristiano Ronaldo". Ovvero, non percepiamo tutti ingaggi oppure introiti ingenti come il campione portoghese.

Se si tratta di ritardare gli stipendi per un mese e di riceverne uno doppio dopo, direi di sì senza problemi – ha ammesso l'estremo difensore del Cittadella -. Ma se si trattasse di spalmarmi lo stipendio allora in tutta onestà direi di no. Non siamo come CR7… se lui non prende lo stipendio per un paio di mesi non ha certo problemi di natura economica. Ma se li sottraggono a noi il discorso cambia perché viene a bussarci il padrone di casa a chiedere l’affitto. Penso sia più giusto fare le cose in maniera equa.