Squalificato per aver “violato le parti intime” dell’avversario, l’arbitro: “Faticava a parlare”

In Inghilterra nelle ultime ore si è sollevato un polverone enorme per lo scandalo provocato dalla maxi squalifica di sette giornate comminata al capitano dello Swindon Town Ollie Clarke. Il punto che sta facendo discutere parecchio Oltremanica è la motivazione alla base della stangata, ovvero il comportamento scioccante tenuto in campo dal 33enne centrocampista inglese, la cui carriera non è mai andata oltre la League One, ovvero la terza divisione britannica (attualmente lo Swindon milita in League Two, una serie sotto). Nel provvedimento emesso da una commissione indipendente della Football Association si leggono frasi pesantissime, suffragate dal referto dell'arbitro: si parla di "parti intime" di due calciatori "violate", al punto che uno di loro "aveva difficoltà a parlare" quando in stato di profondo "turbamento" ha riferito il tutto al direttore di gara a fine partita.
Cosa ha fatto Ollie Clarke a due avversari durante Cardiff-Swindon: "Atto altamente invasivo"
La vicenda incresciosa si è verificata nel corso del match di Carabao Cup che ha visto lo Swindon affrontare fuori casa il Cardiff il 12 agosto del 2025 (vittoria della squadra gallese per 2-1). Clarke è stato ritenuto colpevole di "atto altamente invasivo" nei confronti di due avversari (i cui nomi non sono stati divulgati), una prima volta al 57′ e poi ancora al 94′. L'arbitro Elliot Bell ha raccontato che una delle vittime si è avvicinata a lui "visibilmente turbata" per raccontargli l'accaduto. Tutto è stato messo nero su bianco dal fischietto inglese nel suo resoconto ufficiale della partita e l'Independent Regulatory Commission della FA ha poi ascoltato anche la testimonianza del capitano dello Swindon.
Clarke ha ammesso le accuse durante l'udienza, ma ha sostenuto che entrambi gli incidenti erano involontari, un'affermazione respinta dal collegio. Secondo la commissione, non c'era "alcuna spiegazione plausibile" per il comportamento del calciatore. Ufficialmente non è stato reso noto il gesto preciso di Clarke. Da quanto è trapelato, si tratterebbe di un uso improprio delle dita alle spalle degli avversari.
Il referto dell'arbitro: "Una delle vittime era molto turbata e faticava a parlare"
Il giocatore era stato accusato di due violazioni della FA Rule E3 (Misconduct/Cattiva condotta): "Si contesta che sia al minuto 57 (Capo 1) che al minuto 94 (Capo 2) della gara, il calciatore abbia agito in modo improprio e/o utilizzato un comportamento indecente contro due distinti avversari". In aggiunta si riportava anche il passaggio dall'impatto altamente emotivo del referto dell'arbitro: "Al fischio finale, (omissis) del Cardiff è venuto da me visibilmente scosso, sostenendo che Ollie Clarke dello Swindon lo avesse (omissis)… era molto turbato e faticava a parlare".

La commissione ha analizzato i video e le testimonianze, giungendo a queste conclusioni: "In merito al Capo 1, la commissione ha considerato le azioni del calciatore come un atto altamente invasivo (‘highly violating act') e un gioco scorretto intenzionale (‘intentional foul play'). Anche se l'atto fosse visto come imprudente, non meriterebbe alcun attenuante".
Per il secondo episodio, "la commissione ha riscontrato l'aggravante che l'incidente si è ripetuto 37 minuti dopo il primo, nella stessa partita. La commissione non accetta la tesi del calciatore secondo cui gli atti non fossero intenzionali. Si riconosce che non esiste alcuna spiegazione plausibile per toccare le parti intime di un avversario durante una partita (specialmente a gioco fermo)".
La sentenza della commissione indipendente della Football Association: Clarke stangato
La sentenza finale che inchioda Clarke recita: "La commissione concorda che l'indecenza di questa azione richieda una sanzione sportiva immediata non inferiore a 6 giornate. Considerando le aggravanti, la commissione determina che la sanzione proporzionata sia una squalifica di 7 giornate e una multa pari a una settimana di stipendio". Ovvero 2750 sterline.
Lo Swindon Town ha contestato la decisione, sostenendo che lo standard di prova non fosse "oltre ogni ragionevole dubbio" e che Clarke abbia sempre insistito sulla sua innocenza (ovvero abbia ammesso il comportamento, ma solo su base non intenzionale). La Football Association tuttavia ha confermato la pesante squalifica.