Annullamento del campionato. È una delle ipotesi che oggi verranno discusse in Assemblea di Lega: marginale fino a qualche settimana fa, più concreta oggi alla luce degli ultimi provvedimenti del Governo per arginare il Coronavirus (qui tutti gli aggiornamenti in tempo reale), di quanto sta accadendo nel resto dell'Europa (la situazione drammatica in Spagna ha spinto Liga e Rfef a sospendere il torneo fino a quando non ci saranno le condizioni idonee per riprenderlo) al punto che la stessa Uefa ha deciso di posticipare al 24 e 27 giugno le finali di Champions ed Europa League, della malcelata convinzione da parte dei calciatori che così non ha senso e nemmeno è giusto riprendere anche per il rispetto del dolore di un Paese che piange per i suoi morti.

La posizione ufficiale è quella emersa finora nei comunicati ufficiali e da quella si ripartirà per avviare il confronto tra presidenti: ripartire a maggio, se possibile, per concludere la Serie A entro la fine di giugno e – se necessario – andare anche oltre in deroga a norme contrattuali (quanto alle scadenza di accordi tra club e calciatori). Le buone intenzioni, però, dovranno commisurarsi con un altro fattore: l'incognita dei campionati esteri che – oltre al caso degli iberici – annoverano tempi differenti a seconda dell'evoluzione dell'emergenza per il Covid-19. In Inghilterra, per esempio, la Football Association non ha preso in considerazione l'opportunità di tornare in campo prima di giugno.

Ulteriore questione centrale sul tavolo delle riflessioni: il danno economico che le società dovranno affrontare a causa della situazione contingente e quale strategia adottare per evitare il collasso dei conti e contenere le perdite. Sospendere la stagione (con un ammanco di 700 milioni e oltre) oppure portarla a termine in qualche modo (giocando ogni 3 giorni, assegnando lo scudetto, determinando una classifica esatta e una lista di qualificate per le Coppe) cambia la forbice del "rosso" a bilancio da sopportare. E non è solo questione di taglio agli stipendi dei calciatori (opzione che, almeno per il momento l'Aic ha escluso) ma anzitutto di quantificare l'impatto negativo dal punto di vista finanziario.

  • La riduzione in percentuale degli ingaggi (fino a un massimo del 30%, con aliquote differenti per soglia di guadagno per un importo lordo complessivo di 465 milioni) è una parte del piano di rientro mentre l'altra insiste sulla richiesta che verrà fatta al Governo di attingere a una quota della raccolta delle scommesse.

Servirà trovare una linea comune da sottoporre alla Figc che sta facendo da intermediaria con il Governo e con la Uefa. A parole è semplice, nei fatti molto meno perché se tutti sono "accomunati" dalla necessità di non intaccare il proprio salvadanaio non c'è altrettanta condivisione quanto ai tempi e al metodo da seguire per condurre la nave in porto.

  • Napoli e Lazio sono le società che, più di tutte, hanno caldeggiato finora il ritorno in campo: sia De Laurentiis, sia Lotito hanno però dovuto prendere atto che anche ordinare la ripresa degli allenamenti non era una mossa intelligente né accettata di buon grado dai giocatori.
  • Il Brescia (e non è l'unico a pensarla così) è di opinione diametralmente opposta, come spiegato da Massimo Cellino nei giorni scorsi ("il campionato è finito, pensiamo alla prossima stagione").
  • Juventus, Inter e Roma accarezzano l'ipotesi che la Serie A possa andare in archivio prima della naturale conclusione onde evitare di compromettere la preparazione e i calendari di quella successiva (complice il dirottamento al 2021 dell'Europeo). I bianconeri in particolare devono fare i conti anche con la quarantena a cui dovranno sottoporsi tutti i tesserati una volta rientrati in Italia e poi c'è la questione dei "casi di positività" (sempre che non ne emergano ulteriori dopo Dybala) con la Sampdoria che è risultata tra le più colpite assieme alla Fiorentina.
  • E la Coppa Italia? Verrà presa in esame anche l'ipotesi di slittamento di semifinali e finali ad agosto perché le quattro partecipanti (Juventus, Milan, Napoli e Inter) costituiscono il 60% del fatturato della Serie A e nulla può essere lasciato sul tappeto.

Cosa accadrà? Si farà il possibile perché il campionato venga portato "regolarmente" a termine evitando soluzioni tampone e fantasiose (la disputa dei playoff e dei playout) che significherebbe anche riscrivere le norme in corsa. Diversamente, bisognerà arrendersi obtorto collo all'evidenza dei fatti e a una pandemia che ha messo in ginocchio il mondo intero e la vita delle persone al centro della scena.

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