L'Inter ha perso il derby contro il Milan permettendo ai rossoneri di avere un Ibrahimovic in più nei primi minuti di match, quando lo svedese ridicolizza due volte la difesa nerazzurra e segna una doppietta che poi risulterà decisiva per fare festeggiare il primato di imbattuto al Diavolo e aprire una mezza crisi in casa Inter, reduce da due gare e un solo punto raccolto.

E' vero: Conte non aveva la difesa titolare, ha ripresentato un solo centrale, De Vrij e due esterni di fascia alta come Kolarov e D'Ambrosio. Ma è anche vero che qualche alternativa tattica, il tecnico nerazzurro poteva attuarla per poi cambiare eventualmente in corsa. Perché l'ex giallorosso non è mai stato in partita, ha faticato su ogni recupero, spesso è rimasto fuori posizione e – non ultimo – ha causato il rigore del 2-0 per i rossoneri. Non c'erano ricambi, in panchina (l'unico difensore di ripiego, Ranocchia) a causa della decimazione da Covid e proprio per questo l'attenzione di conte sarebbe dovuta andare al centrocampo. Magari con Brozovic vecchia maniera, playmaker basso davanti alla difesa o – ancor meglio vista la serata no del croato – un Barella in gran forma – la Nazionale insegna – come mediano vecchio stampo e Eriksen a ridosso delle due punte.

Se il Covid ci ha messo del suo in settimana, purtroppo però Kolarov ha fatto il resto soprattutto nella prima parte di Iner-Milan uscendone uno dei peggiori in assoluto in campo. E da un giocatore d'esperienza come lui un po' più di sagacia tattica e del sacrificio nella propria area di rigore era più che doveroso. Dala sua parte ha imperversato prima Saelemaekers, che lo ha portato spesso lontano dalla propria area aprendo varchi per Leao e Ibra; poi ci ha pensato Castillejo quando Pioli ha deciso di cambiare ai lati dello svedese. Nel mezzo, sempre l'ex Roma incapace di imporre la propria personalità.

La partita di Kolarov è stata macchiata dall'imperdonabile leggerezza su Ibrahimovic in area, con il tocco da dietro sulla gamba d'appoggio mentre lo svedese stava controllando il pallone. Un tocco maligno per il quale Mariani non ha avuto, giustamente, alcuna remora a fischiare con la massima punizione. Una colpa che Kolarov non ha saputo togliersi di dosso per i restanti minuti di gioco: Conte non aveva cambi arretrati e lo ha tenuto in campo fino al 90′. Risultato: un paio di punizioni fuori quota – altra specialità della casa andata a male – e mancanza di una fase difensiva in aiuto a De Vrij, unico isolato centrale.