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Giuseppe Bellusci: “Faccio il cameriere, cerco un lavoro. Sono stato stupido, potevo vivere di rendita”

Giuseppe Bellusci racconta che oggi a 36 anni fa il cameriere: il difensore parla degli errori fatti e del “sistema” che lo ha respinto, bloccandogli la carriera.
A cura di Paolo Fiorenza
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Giuseppe Bellusci lo dice con orgoglio: "Nella classe '87, '88, '89 e '90, ero l'unico difensore italiano ad avere 100 partite in Serie A". Ma il non volersi piegare a certe logiche, al "sistema" imperante, lo ha fatto fuori nel momento decisivo della sua carriera: "Non avevo il procuratore perché avevo litigato col mio e per continuare a giocare a calcio sono dovuto andare all’estero, non avevo una squadra italiana". Era il 2014, in quel momento il difensore aveva 25 anni. Dal Catania si trasferì al Leeds, poi dopo due anni tornò in Italia: Empoli, Palermo, Monza e di nuovo Ascoli, da cui tutto era partito tanti anni prima aprendogli le porte dell'Italia Under 21. Rimasto senza squadra nell'estate del 2024, Bellusci ha poi firmato a ottobre per la Recanatese in Serie D, mentre nel settembre del 2025 si è trasferito al Trodica (campionato di Eccellenza marchigiano). Infine qualche giorno fa ha firmato con il Monticelli, tornando ancora a casa (è un club di Promozione che ha sede in un quartiere di Ascoli).

Giuseppe Bellusci a 36 anni fa il cameriere: "Sono stato stupido, avrei potuto vivere di rendita"

A 36 anni e mezzo (ne compirà 37 il 21 agosto), Bellusci non nasconde di non poter vivere di calcio: "Vado a fare venerdì, sabato e domenica il cameriere, faccio il servizio, e sto cercando un lavoro giornaliero per cercare di guadagnare qualcosina e tenermi occupato. Quindi non campo di rendita perché sono stato stupido io, perché altrimenti avrei potuto farlo, e oggi però non è che mi piango addosso e dico ‘Ah, però'… Non me ne frega un cazzo. Vado a fare il cameriere, vado in fabbrica, ma vado dritto".

Guuseppe Bellusci ha giocato nel Palermo tra il 2017 e il 2019
Guuseppe Bellusci ha giocato nel Palermo tra il 2017 e il 2019

Bellusci torna indietro negli anni, a quando si parlava di lui come uno dei difensori italiani più promettenti e il suo nome fu accostato alla Juventus: "È vero – racconta Giuseppe a ‘SportiumFUN' – sono passati tanti anni, avevo 17 anni. Avevo fatto il primo anno con grande continuità ad Ascoli, in Serie B, facendo 32 partite. Si era aperto un mercato importante, poi un po' la vita, un po' le scelte, un po' il procuratore, un po' di problemi, è saltato tutto e poi alla fine per andare in Serie A, cosa che non volevo fare, non perché avessi nulla contro la piazza, andai a Catania. Ma all'epoca in Serie B a casa mia a 17 anni avevo firmato al minimo e a gennaio mi avevano ritoccato il contratto che guadagnavo 120mila euro. Il Catania mi fece il contratto di 5 anni a 150mila euro e non volevo andare, perché comunque stavo a casa mia".

"Poi alla fine – continua Bellusci – il presidente dell'epoca dell'Ascoli con cui ho un grandissimo rapporto e ancora stimo infinitamente, Roberto Benigni, mi chiese il favore personale di accettare perché comunque arrivarono quasi 3 milioni cash per il cartellino più la comproprietà di Marcello Gazzola e il prestito di Mirco Antenucci. Mi chiese per il prosieguo dell'Ascoli Calcio, altrimenti rischiava il fallimento, di accettare e per amore dell'Ascoli accettai contro la mia volontà e questo l'ho fatto solo per la mia squadra, per la mia città, altrimenti se avessi pensato solo a me non accettavo. Se l'Ascoli fosse fallito, avrei avuto il cartellino in mano e molto probabilmente avrei scelto una squadra diversa, ma non me la sono sentita di abbandonare e di essere infedele a chi mi ha dato l'opportunità di fare il calcio che conta, quindi accettai".

Peppe Bellusci e Cyril Thereau in un Catania–Chievo del gennaio 2011
Peppe Bellusci e Cyril Thereau in un Catania–Chievo del gennaio 2011

Le accuse di Bellusci al "sistema": "Non ho rimpianti, perché devo guardarmi allo specchio"

Quanto alla Juventus, il treno era passato poco prima: "Mi voleva a gennaio perché si erano fatti male Chiellini e Tudor. L'Ascoli a gennaio doveva salvarsi, non mi ha dato. Poi la Juve ha preso dalla Primavera Lorenzo Ariaudo e a fine anno non mi hanno più preso e sono andato a Catania". Dopo tre anni in rossazzurro si era parlato anche di Lazio per Bellusci, ma lì ecco "il sistema" che lo respinge come un corpo estraneo: "Avevo discusso con la Gea e con la buonanima di Ventrone e praticamente vabbè, il sistema non mi ha fatto andare, ma non fa niente. Io non sono diplomatico, non sono politico, dico le cose. Io all'epoca ero uno dei prospetti più importanti del calcio italiano, ma non c'era per me una squadra italiana e fui costretto ad andare all'estero. Perché non ti pieghi, perché non scendi a compromessi, perché non fai buon viso a cattivo gioco, perché non indossi maschere, perché sei dritto e perché non rispetti i ruoli e rispetti l’essere umano. Non è il ruolo che ti fa uomo, è l'uomo che fa uomo".

Quando gli si chiede perché non ha accettato le offerte per entrare in un certo giro, nel "sistema", Bellusci rivendica la propria scelta: "Per non sentirmi sporco, raccomandato. Il mio carattere è così. Quando ti etichettano e ti mettono il marchio è difficile toglierlo, però nella vita e quindi anche nel calcio sono stato dritto. Rifarei lo stesso, perché devo guardarmi allo specchio, perché devo guardare negli occhi i miei figli e perché devo essere onesto, corretto, etico, e quindi non ho rimpianti".

"Ho fatto degli errori, spero che mi sia data l'opportunità di mostrare le mie capacità da allenatore"

E tuttavia oggi il difensore nato a Trebisacce si trova a dover sbarcare il lunario, facendo capire tra le righe di non aver messo a frutto i guadagni della sua carriera: "Non vi nascondo che ad oggi – anche sbagliando, perché ho avuto la possibilità di vivere bene il prosieguo della mia vita se fossi stato lungimirante e intelligente, ma ho fatto degli errori – mi ritrovo che ho una squadra, il Monticelli, con cui ho firmato da poco in Promozione, dove speriamo di fare bene e di dare una mano, e nel fine settimana faccio il cameriere".

Bellusci spera di poter avere una seconda carriera nel calcio, ma non da procuratore o dirigente: "Io credo di essere predisposto e devoto e toccato solo dall'ambiente calcistico. Ho l'ambizione di fare allenatore, ho l'ambizione di fare campo. Non riuscirei mai a fare il procuratore, non riuscirei mai a fare il direttore sportivo, perché devi essere politico, camaleontico, intelligente, diplomatico e io non lo sono. Spero di mostrare le mie capacità sul campo, quello è l'obiettivo per un domani. Ad oggi mi sento ancora giocatore nonostante le categorie inferiori, ma l'obiettivo è quello di dimostrare da allenatore quando smetterò di giocare le mie capacità. Spero che mi sia solo data l'opportunità. Non ho sponsor, quindi partirò dalla seconda, dalla terza categoria, come ha fatto qualcuno arrivato con meritocrazia e con bravura, altrimenti se non sarò portato continuerò a fare il cameriere, andrò in fabbrica".

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