Festa Sassuolo, Adzic gela la Juventus al 94°: fa 3-2 trovando una prateria nella difesa bianconera

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Il gol dell’ex è una mazzata per i bianconeri: sotto 2 volte, avevano trovato il pareggio con Zhegrova. poi il contropiede che in pieno recupero condanna la squadra di Spalletti.

Il Sassuolo batte la Juventus 3-2 con un finale scoppiettante. Ci pensa Adzic, ex di turno, a trovare la conclusione vincente: calcia all'incrocio dei pali e piazza il colpo del ko con la tranquillità e la freddezza di chi, tutto solo, ha il tempo di prendere la mira e metterla dentro. Per la squadra di Spalletti non c'è più tempo per nulla, nemmeno per recriminare o innervosirsi dopo aver rimontato per 2 volte. Le è mancato tutto, a cominciare da una cosa in particolare: non ha mai avuto il controllo della gara. Al 94°, a recupero concluso, il fischio del direttore di gara certifica una sconfitta arrivata in maniera rocambolesca, beffarda e preoccupante per gli spazi che la formazione di Aquilani ha trovato per affondare i bianconeri.

La maglia della Juventus è rosa, la prestazione sfoggiata contro il Sassuolo è di ben altro tenore. La squadra di Spalletti ha sì mantenuto il possesso palla ma la trama dei passaggi ha prodotto poco davvero per meritare altro. Anzi, alla fine, la gestione degli ultimi minuti è lo specchio del disagio che alimenta gli interrogativi. Alajbegovic ha avuto il pregio di averci provato di più, rendendosi il più pericoloso: le sue incursioni si sono rivelate lampi nel buio di un match avaro di emozioni vere, caratterizzato dalla difficoltà di fare breccia nell'assetto degli emiliani. Corti, raccolti dietro la linea della palla ma non asserragliati. Anzi, quando escono dal guscio, e lo fanno rapidamente, sanno far male con il sempreverde Berardi ed Esposito. E poi là, nel mezzo, ci sono le geometrie e l'esperienza di Matic che interpreta il copione con spalle grosse, istinto e capacità di orchestrare compagni di reparto ben più giovani.

In buona sostanza, il Sassuolo fa quel che deve e che può nel migliore dei modi. Aquilani, discepolo di Spalletti, mostra di aver appreso la lezione del maestro. Ha il merito di sistemare in campo una squadra che se la gioca alla sua maniera, è tutt'altro che sprovveduta o impaurita. Non si lascia schiacciare. Regge l'urto della Juve, che non è poi così irresistibile, e piazza la zampata decisiva al momento giusto. È il 65°, ironia della sorte nella fase di maggiore pressione e pericolosità da parte degli ospiti, quando il Mapei Stadium può esultare: Berardi e Matic scambiano più volte il pallone a distanza ravvicinata, i bianconeri in rosa ci capiscono poco. Nessuno ci mette una gamba né trova la soluzione anche più spartana per evitare che quella palla filtri. E arriva l'imbucata per Esposito che in diagonale fulmina Vicario.

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Per la Juve è una botta forte tra capo e collo. Spalletti aumenta le bocche da fuoco, lancia nella mischia il colosso Woltemade e lo piazza accanto a Kolo Muani. Tira fuori Conceiçao (evanescente) e lascia a Zhegrova la licenza di colpire. Tenta il tutto per tutto ma rischia grosso: meno male che Cinquegrano è in fuorigioco, il 2-0 sarebbe stato durissimo. Poi, però, è proprio Zhegrova a tirare fuori il jolly da mazzo approfittando di un interventi incerto di Muric: ha la porta spalancata ma molti avversari davanti, rientra sul sinistro e fa 1-1.

Finita? Macché nel giro di pochi minuti, tra l'88° e il 94° accade di tutto. Bowie raddoppia, Zhegrova fa quel che può e fa 2-2 ma non toglie le castagne dal fuoco. Quel diavolaccio di Adzic la mette dentro con un destro a incrociare delizioso e tagliente come una stilettata in pieno petto.

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