Fabregas dopo il 4-1 allo United: “Non so se possiamo competere con tutti”, poi la dedica a Davide Baccarini
Il Como ha appena smantellato il Manchester United in Champions League vincendo 4-1 e, forse, dato il colpo di grazia all'esperienza di Michael Carrick da allenatore dei Red Devils. È un'impresa storica. L'ennesima notte da raccontare dopo il debutto con il Lipsia concluso con un risultato identico. Eppure, Cesc Fabregas fa l'unica cosa che non ti aspetti: smorza l'entusiasmo. La sua prima preoccupazione è evitare che il risultato diventi una promessa che il gruppo non è ancora pronto a mantenere. "Non so se possiamo competere con tutti. Dobbiamo restare umili e lavorare".
Non fa proclami né voli pindarici con la fantasia nonostante nella classifica del girone la sua squadra sia sesta e può addirittura ancora ambire a entrare tra le prime otto. Il tecnico distingue il valore di una singola prestazione dalla capacità di tenere un redimento costante su elevati livelli di competitività. È il passaggio più interessante della sua analisi: il Como ha dimostrato di poter battere lo United, non ancora di potersi misurare con chiunque.
Fabregas spiega la vittoria contro il Manchester United
Fabregas non si nasconde. Sa benissimo qual è portata del successo ottenuto questa sera. "Il nome del Manchester United racconta da solo l'importanza della sfida". E sa che per molti dei suoi ragazzi affrontavano la prima vera notte di Champions. Quella che può farti tremare le gambe. E invece no. Nessun timore. "Abbiamo preparato un tipo di partita perfetta", spiega. Il segreto? Non il talento, nemmeno quel pizzico di buona sorte che pure serve. E cita due fattori fondamentali, entrambi sfumatura della fame sportiva. "Per me l'organizzazione diventa fondamentale, ma poi c'è la convinzione dei ragazzi, il fatto che siamo tutti concentrati al massimo su quello che vogliamo fare". In tre parole: lavoro, testa, fede. Il resto è conseguenza. "Per noi è una notte speciale, però siamo ancora all'inizio di quello che abbiamo in testa".
Da giocatore a fine corsa ad allenatore da Champions
Nel suo intervento Fabregas ha riconosciuto l'importanza del rapporto con la dirigenza del Como, una fiducia conquistata sul campo. Meritata con il lavoro. Il suo percorso sulla panchina dei lariani è nato in modo diverso da quello che si potrebbe immaginare oggi. E racconta una cosa che in pochi ricordano. "Sono venuto qui per il progetto, ma per finire la mia carriera da giocatore". Poi è arrivata l'esperienza con la Primavera, la chance che ha cambiato tutto. "Nessuno ti regala niente, a prescindere dalla visione che uno può avere. Si può sbagliare".

È la sua filosofia, il senso di un cammino costruito un pezzo alla volta, coniugando opportunità e responsabilità. Perché niente è dovuto. Nemmeno dopo un 4-1 scoppiettante rifilato a Manchester United. Per questo ringrazia chi ci ha creduto prima di tutti: "Ho la grandissima fortuna di avere Suwarso e Ludi, che mi capiscono e sono persone magnifiche. Hanno le mie stesse idee di calcio, c'è fiducia e andiamo tutti insieme nel bene e nel male".
La dedica più bella: "È per Davide Baccarini, lui sa perché"
Prima di congedarsi, al termine della serata più bella per se stesso e per il suo Como, Fabregas legittima con un gesto quel che lui intende per "famiglia che cresce insieme". Dedica la vittoria contro in Red Devils a Davide Baccarini. "È per lui, sa perché". Poi torna con i piedi per terra, subito. Perché il Como non può permettersi di ubriacarsi di gioia. E il successo per 4-1 sullo United è solo un punto di partenza.