Daniele Portanova fu umiliato al Genoa: “Bussai alla porta di Gasperini: Da oggi portami rispetto”

Daniele Portanova aveva 36 anni, era il capitano del Genoa, quell'umiliazione davanti a tutti da parte di Gian Piero Gasperini gli fece ribollire il sangue: un confronto faccia a faccia fu inevitabile. Il roccioso difensore romano non fece passare tempo, andando a bussare alla porta dell'ufficio del tecnico per mettere le cose in chiaro: ok i ruoli, ma sempre con rispetto.
La vicenda ebbe luogo nella seconda parte della stagione 2013/14, al termine della quale l'ex calciatore fu messo in lista di sbarco, con risoluzione contrattuale e successivo approdo al Siena per chiudervi la carriera. "Verso novembre lui mi chiama dentro lo spogliatoio e mi riempie di complimenti – racconta Portanova al podcast ‘DoppioPasso' – Fa sempre piacere a 36 anni, soprattutto quando il complimento te lo fa un allenatore di spessore come lui, per l'impegno che ci mettevo alla mia età. Naturalmente ero contento, è come se tu ti levi due o tre anni".

Lo scontro tra Portanova e Gasperini al Genoa: "Vai fare gli addominali in palestra", "Portami rispetto"
"Poi mi faccio male a Cagliari, rimango fuori un mese, un mese e mezzo – continua Portanova – Sto recuperando, c'è la partita con l'Inter, Gasperini fa l'allenamento e mi vede a me a bordo campo col preparatore atletico che faccio gli scatti, stavo quasi recuperando. A un certo punto ferma l'allenamento, mi dice di venire in campo, mi fa due lanci lunghi, mi fa fare due colpi di testa, la gamba rispondeva bene, allora mi ha detto: ‘Tu devi giocare domenica con l'Inter'. Io faccio: ‘Mister, va bene'. Andiamo a fare il controllo, c'era un leggero edema e il dottore mi dice: ‘Dani non rischiamo questa settimana, rientra la prossima che c'è il derby'".
A quel punto però succede qualcosa che incrina il rapporto tra calciatore e allenatore: "Ho riportato a Gasperini le stesse parole del dottore: ‘Il dottore mi ha detto di non rischiare, tanto la prossima c'è il derby'. Cioè, in poche parole gli ho detto: ‘Non gioco questa, gioco il derby'. Ma non è che ho pensato ‘tu mi fai giocare il derby'. Anche se dico la verità: come fa a non farmi giocare il derby? Ero capitano, giocatore importante, Gasperini mi apprezzava".
E invece le cose prendono tutt'altra piega: "Martedì non mi dà la casacca, ho il sentore di qualcosa di strano. Poi il giovedì, davanti a tutti quanti, davanti alla squadra mi fa: ‘Oh, comunque Portanova vai a fare gli addominali in palestra con la Primavera'. Alla fine fa la formazione… non faccio il derby. Perdiamo 1-0 col gol di Maxi Lopez. Busso alla porta di Gasperini, entro, gli faccio: ‘Mister, ti devo parlare. Da oggi in poi tu devi capire una cosa, che tu sei l'allenatore e tu deciderai se farmi giocare o no, ma gli addominali in palestra davanti alla squadra…'. Gli ho detto: ‘Portami rispetto come te lo porto io'. Lui poi mi fece giocare con Livorno la partita dopo. Io comunque apprezzavo Gasperini".