La 26ª giornata di Serie A, cominciata una settimana fa e proseguita ieri, non si è ancora conclusa. Manca all'appello l'ultima partita, Sassuolo-Brescia in programma oggi alle 18.30, eppure lo sguardo è già proiettato al prossimo turno. Se ci sarà. Perché la madre di tutte le domande in cima all'agenda calcistica italiana, nei giorni dell'emergenza Coronavirus, è una, incontrastata: il campionato sarà sospeso o andrà avanti? La risposta verrà fuori dal Consiglio Federale straordinario convocato per domani, martedì 10 marzo, nel mezzo di una domenica tumultuosa, tra minacce di sciopero rientrate in extremis e squadre richiamate negli spogliatoi al momento dell'ingresso in campo. Spettacolo poco edificante nel contesto di un paese spaventato.

Perché si parla di campionato sospeso

C'è un punto di partenza in questa storia e non serve andare troppo indietro nel tempo per trovarlo: il decreto governativo firmato dal premier Conte nella notte tra sabato e domenica ha definito in maniera netta i margini d'azione per lo sport professionistico. E dunque per il calcio, a partire della Serie A. Il testo del provvedimento, al riguardo, è chiaro.

Sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Resta consentito lo svolgimento dei predetti eventi e competizioni, nonché delle sedute di allenamento degli atleti professionisti e atleti di categoria assoluta che partecipano ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali o internazionali, all'interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, ovvero all'aperto senza la presenza di pubblico.

Anche nell'ultimo decreto il governo ha dunque dato il via libera al prosieguo del campionato di Serie A, naturalmente a porte chiuse (punto d'incontro al quale si era faticosamente arrivati nei giorni scorsi, vista la reticenza della classe dirigente del calcio italiano).

Un equilibrio rotto nel corso della mattinata di domenica e in prossimità di Parma-SPAL su due fronti: da una parte il ministro dello sport Vincenzo Spadafora ad invocare la sospensione del campionato (in contrasto, a distanza di poche ore, con il decreto governativo che ne consentiva la prosecuzione), dall'altra l'Associazione Italiana Calciatori a prendere posizione netta – dopo aver anche valutato la possibilità di uno sciopero – con la richiesta di stop di tutte le competizioni.

La variabile che ha modificato in modo consistente lo scenario, rispetto a qualche giorno fa, è rappresentata proprio dai giocatori, sempre più compatti ed insistenti nell'esprimere il malessere per una situazione nella quale sembrano gli ultimi ad essere presi in considerazione. L'ipotesi di fermare il campionato di Serie A è una soluzione estrema di cui tra i calciatori si sta parlando seriamente, da giorni, come tra l'altro testimoniano diverse dichiarazioni (da Balotelli a Petagna).

Campionato sospeso: cosa può succedere

La Lega Serie A si è ritrovata di fatto isolata, stretta in una morsa dalla quale il presidente Paolo Dal Pino si è provato a divincolare attaccando sia il ministro Spadafora ("Ignora le norme e fa demagogia") che l'Assocalciatori (chiedendo lo stop del campionato "ha messo a serio rischio la tenuta del sistema"). Schermaglie mediatiche dalle quali la Federcalcio si è tenuta distante, ferma nella posizione di mediazione assunta nell'ambito della vicenda, necessaria anche per gestire i risvolti internazionali dell'emergenza: con quali modalità si disputeranno le partite di Champions ed Europa League previste nei prossimi giorni in Italia? E come sarà possibile mandare le nostre squadre in giro per l'Europa? Domande che per il momento trovano solo risposte confuse.

In ogni caso proprio la FIGC, in occasione del Consiglio Federale, potrà rappresentare l'ago della bilancia per accompagnare il calcio italiano per mano verso quello che mai come adesso, vista la situazione nel paese, sembra essere lo scenario più sensato: campionato sospeso e calcio in standby. Con buona pace dei calendari. In attesa che l'Italia possa tornare a preoccuparsi, serenamente, per una partita di pallone.

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