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Arrestato lo stregone che doveva far vincere la Coppa d’Africa al Mali con i suoi poteri: intascò 30mila euro

Lo stregone che aveva promesso la vittoria della Coppa d’Africa del Mali grazie a presunti poteri spirituali, conquistando la fiducia dei tifosi dopo il successo sulla Tunisia, è stato arrestato con l’accusa di frode.
A cura di Vito Lamorte
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Un sedicente stregone è stato arrestato in Mali dopo aver incassato circa 30mila euro da tifosi convinti che i suoi presunti poteri mistici potessero garantire la vittoria della Coppa d’Africa. L’uomo, Karamogo Sinayoko, aveva assicurato ai sostenitori di essere stato “scelto da Dio” per accompagnare la selezione maliana fino al trionfo nel torneo continentale.

La sua credibilità era cresciuta dopo il successo agli ottavi contro la Tunisia, arrivato in modo rocambolesco: il Mali, rimasto in dieci uomini per gran parte della gara, aveva pareggiato nei minuti finali prima di imporsi ai calci di rigore. Un risultato che molti avevano interpretato come la prova dell’efficacia dei rituali promessi dal cosiddetto ‘marabutto'.

Sull’onda dell’entusiasmo, Sinayoko aveva raccolto nuove somme di denaro, giurando sul Corano che avrebbe replicato il “miracolo” anche nei quarti di finale. Ma la sconfitta per 1-0 contro il Senegal ha cambiato rapidamente il clima.

Al termine della partita, decine di tifosi infuriati si sono radunati davanti alla sua abitazione a Bamako, lanciando pietre e danneggiando l’edificio.

Arrestato lo stregone che doveva far vincere la Coppa d'Africa al Mali con i suoi poteri

L’intervento della polizia ha evitato conseguenze peggiori e ha portato all’arresto dell’uomo, ora accusato di frode e indagato per ciarlataneria. Secondo le autorità, il caso è seguito anche da unità specializzate in reati informatici, vista la raccolta di denaro avvenuta in parte attraverso canali digitali.

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Dopo il fermo, Sinayoko ha provato a difendersi sostenendo di non aver mai potuto controllare l’esito delle partite: ha dichiarato di aver svolto il suo “lavoro spirituale”, ma che la decisione finale spettava a Dio. La vicenda riaccende il dibattito sul ruolo delle credenze mistiche nel calcio africano, un fenomeno radicato e spesso controverso, che continua a intrecciarsi con la passione popolare per il pallone.

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