Ce la farà Paulo Dybala a essere in campo per il ritorno degli ottavi di Champions con il Lione? Maurizio Sarri non ha sciolto la riserva. Anzi, in conferenza stampa ha lasciato intendere che le condizioni dell'argentino non sono tali da offrirgli certezze in occasione di una gara così delicata. In palio c'è tutta una stagione e servirà la classica partita perfetta per rimontare e battere i francesi. Si parte dalla sconfitta per 1-0 incassata oltre cinque mesi fa, prima che la pandemia sconvolgesse ogni cosa. La Juventus ha la strada obbligata: deve vincere e farlo con un margine di reti tale (2) che le consenta di staccare il pass per la Final Eight di Lisbona in Portogallo.

Come sta Dybala? "È in mano allo staff medico", dice Sarri. Le ultime indicazioni arrivano dal campo di allenamento: la Joya sta facendo il possibile per recuperare dall’infortunio all’adduttore della coscia sinistra rimediato contro la Sampdoria. Normalmente servono due settimane per guarire ma la voglia di esserci e le terapie possono anche fare miracoli. Le prossime ore saranno quelle decisive. In caso di forfait forzato, l'alternativa consiste nell’inserimento di Higuain in attacco al fianco di Cristiano Ronaldo. Altrimenti, se tutto andrà bene, verrà schierato nel tridente assieme a CR7 e Cuadrado. Ecco perché il tecnico ha ammesso che ancora non sa se il colombiano (oppure Bernardeschi) "giocherà più alto o più basso". Dipende dall'ex Palermo. Dybala oggi ha svolto allenamento differenziato lavorando a parte.

Il conto alla rovescia fa il paio con la pretattica. Anche questo fa parte del gioco. Del resto l'incontro con l'Olympique ha un valore particolare: potrebbe essere addirittura l'ultimo di Sarri in bianconero. Lui sorride e rilancia: "Il mio futuro non dipende certo da questa gara. Alla Juve hanno già deciso cosa fare". Quello di Dybala, invece, verrà chiarito a poche ore dal match europeo. La sensazione è che sarà convocato, poi toccherà all'allenatore l'ultima parola: se ci sono le condizioni per farlo giocare dall’inizio senza correre alcun rischio o è meglio tenerlo panchina, sfruttandone la capacità di essere devastante anche a gara in corso.