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Olimpiadi Parigi 2024

Perché Jacobs può ancora farci sognare alle Olimpiadi di Parigi nonostante la delusione ai Mondiali

Marcell Jacobs può ancora sperare in vista delle Olimpiadi di Parigi 2024. Il livello medio nei 100 metri si è alzato, ma il turnover è continuo e chi emerge un anno, il successivo fa male. Serve la salute.
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A cura di Jvan Sica
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I Mondiali di atletica leggera sono iniziati come ci si poteva immaginare da parte della squadra azzurra. Il team in generale ha dimostrato fino a questo punto di essere di buon livello, con alcune prestazioni che danno il segno di un salto di qualità avvenuto, in particolare il lancio oltre i 22 metri nel getto del peso di Leonardo Fabbri che gli ha dato l’argento, altre invece sono lo specchio di uno stato di forma non ottimale. Prime fra tutte le due prove in batteria e semifinale di Marcell Jacobs, il campione olimpico dei 100 metri. In batteria un normalissimo 10.15 che però era lo stagionale per Jacobs, proprio a dimostrazione di una stagione praticamente saltata fino a questi Mondiali.

Le parole di Jacobs dopo le batterie sono state sincere e chiare: “Non si può inventare dal nulla un 100 metri”. A certi tempi ci si arriva dopo settimane e settimane di lavoro completo e particolareggiato, saltare degli elementi o addirittura delle sessioni porta a tempi molto inferiori. Fino a quel momento, nonostante l’accesso alle semifinali, aleggiava una certa malinconia, una cappa di passato che non tornerà più intorno a Jacobs, nonostante sforzi e attenzioni.

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Il giorno dopo, in semifinale, Jacobs dimostra che c’è vita sul suo pianeta. Fa 10.05, non entra in finale per 4 centesimi e mostra come sia un animale da gara. Quando c’è da migliorare con il passare delle gare, anche ravvicinate, lui ci riesce, proprio come a Tokyo quando ha vinto dopo aver perso la semifinale. Ha un’innata capacità di migliorarsi mentre la condizione leggermente cresce e questo fa di un velocista forte un campione, perché capace di reggere, anzi di incrementare le performance quando serve, ovvero nei grandi appuntamenti internazionali quando le gare da fare sono almeno tre. Insieme a questa capacità che tanti altri non hanno dimostrato, rincuora ma allo stesso tempo stimola il panorama della velocità che ieri abbiamo visto all’opera.

Il livello medio si è spostato verso l’alto, cosa nota anche prima di Budapest in quanto ben 38 atleti quest’anno hanno corso sotto i 10 secondi. C’è un gruppo davvero molto ampio di atleti che può correre tra i 9.95 e i 9.85 e questo è un problema per Jacobs. Ma a far riflettere positivamente su quello che si è visto in questi due anni è anche il continuo turnover tra gli atleti capaci di questi risultati, i quali però in molti casi non reggono per un periodo più prolungato. Un dato per spiegare bene questo concetto. Nella finale dei 100 metri di ieri sera, nessun atleta salito sul podio a Tokyo 2021 ed Eugene 2022 era ai blocchi di partenza (Jacobs, Kerley, De Grasse sul podio olimpico, Kerley, Bracy, Brommel sul podio dell’ultimo mondiale). Nessuno di questi sei è riuscito a essere al meglio per questi 100 mondiali e tenere constante la prestazione sul medio-lungo periodo.

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Chi ha vinto ieri però era molto giovane e questo è invece un dato che può spaventare. Noah Lyles è un classe 1997 e ha vinto con il suo personale in 9.83. Può migliorarlo in vista di Parigi? Sì, ma deve calibrare tutta la stagione anche sulla doppia distanza dove serve andare veramente forte per vincere. Gli altri due fanno ancora più paura. Letsile Tebogo è un clamoroso talento, anche lui ieri al personale in 9.88 e poi non tanto la medaglia di bronzo per millesimi, Zharnel Hughes, ma a ben impressionate è stato il giamaicano Oblique Seville, classe 2001, che ieri ha perso una medaglia appunto per millesimi, ma ha dimostrato una continuità perfetta (9.87, 9.90, 9.88 nelle tre prove) e ha margini di miglioramento evidenti.

Decritto questo panorama emerso dai 100 metri mondiali alcuni elementi fanno sperare per quel che riguarda Jacobs. Sono sintetizzabili in questi punti. Prima di tutto non c’è il fenomeno, non c’è l’atleta che regge la performance anno dopo anno ed è quindi un muro invalicabile per quanti sforzi si possano fare. In secondo luogo, chi emerge in un determinato anno spesso l’anno successivo quasi scompare dai radar (chi si aspettava Kerley addirittura fuori dalla finale?). Tutto dipende da uno stato di forma psicofisico che si costruisce in una stagione intera e soprattutto sia al massimo possibile in quel mese decisivo. Chi oggi ha vinto non ha dimostrato di poter essere sempre al top, con una piccola remora sui due giovanissimi, Tebogo e Seville, i quali devono ancora essere testati pienamente in una stagione lunga, piena di impegni, con il grande appuntamento olimpico di agosto.

E siamo lì, proprio a Parigi 2024, perché quella è poi la riflessione da cui tutto parte e a cui tutti ci riferiamo. Jacobs può dire di nuovo la sua alle prossime Olimpiadi? Per quello visto ieri la risposta è positiva e non era scontato perché un fenomeno che si posiziona con continuità sotto i 9.85 potevamo aspettarcelo. Non lo abbiamo visto, anzi abbiamo visto gli avversari di questi anni di Jacobs venire meno e avere i soliti difetti da sfruttare (vedi Coleman, eccezionale fino ai 70 metri, poi troppo calante). Con questi dati di partenza Budapest non è stata del tutto negativa per Jacobs in vista di Parigi. C’è però un “se” e un’ovvietà che si lega a tutto questo discorso. Jacobs potrà dire la sua se sarà al massimo della forma possibile e per esserlo ovviamente dovrà vivere una stagione senza infortuni. Il “se” è purtroppo enorme, viste le due ultime stagioni, ma dipende tutto da questo. Non ci sono inarrivabili, serve la salute e Jacobs farà paura a tutti.

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