Oksana Chusovitina immortale: a 51 anni si qualifica per la finale del volteggio ai Giochi Asiatici
Ci sono atleti che hanno portato il concetto di longevità sportiva ai confini della leggenda, come Cristiano Ronaldo, LeBron James e Tom Brady, e poi c'è Oksana Aleksandrovna Chusovitina, il cui mito di immortalità sportiva si arricchisce di un altro capitolo: la ginnasta uzbeka, già medaglia d'oro a squadre alle Olimpiadi di Barcellona con la Comunità degli Stati Indipendenti, ovvero l'ex URSS, nel 1992 (34 anni fa…), si è qualificata martedì per la finale del volteggio ai Giochi Asiatici. No, non quelli ‘master', ovvero per veterani, ma proprio quelli assoluti, open.
La leggenda di Oksana Chusovitina continua dopo i 50 anni
Nel vedere il video del suo esercizio, si resta davvero sbalorditi di come il tempo con Oksana abbia fatto un ottimo lavoro, accompagnandola amorevolmente lungo i decenni di una carriera che non accenna a voler finire. Ma la Chusovitina non gareggia per puro spirito sportivo, lo fa anche e soprattutto perché è ancora competitiva ad altissimo livello. Ai Giochi Asiatici di ginnastica artistica di Nagoya, in Giappone, l'uzbeka ha concluso al quarto posto il turno di qualificazione del volteggio di martedì, col punteggio di 13.266, qualificandosi per la finale, che è in programma giovedì.
Una carriera infinita: la prima medaglia olimpica arrivò pochi mesi dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica
La Chusovitina ha già vinto l'oro in questa specialità ai Giochi Asiatici di Busan (nel 2002), ma ha anche conquistato il bronzo (Hiroshima 1994) e l'argento due volte in tempi più recenti, a Incheon (2014) e Giacarta (2018), oltre ad essere tre volte campionessa mondiale e detenere il record di medaglie individuali iridate su un singolo attrezzo (nove al volteggio). Nata il 19 giugno 1975 a Bukhara, è la ginnasta artistica più longeva della storia: unica donna ad aver preso parte a otto Olimpiadi (Barcellona 1992, Atlanta 1996, Sydney 2000, Atene 2004, Pechino 2008, Londra 2012, Rio 2016 e Tokyo 2020). Nella sua bacheca olimpica, oltre all'oro a squadre con la CSI del '92 c'è anche l'argento individuale al volteggio ai Giochi di Pechino del 2008.
In quella occasione la ginnasta uzbeka difendeva i colori della Germania. Non fu un cambio di bandiera per qualche motivo di convenienza. Nel 2002 suo figlio Alisher, allora piccolo, si ammalò di leucemia. In Uzbekistan non c'era un'oncologia pediatrica adeguata, allora la famiglia accettò l'aiuto di un club di Colonia e si trasferì in Germania per le cure. Lì Oksana si allenò, ottenne la cittadinanza nel 2006 e gareggiò per la Germania dal 2006 al 2012, partecipando sotto bandiera tedesca anche alle Olimpiadi di Londra del 2012, dove si piazzò quinta. Lo ha sempre descritto come un debito di gratitudine, non come un addio alla propria patria: "Se mio figlio non si fosse ammalato, non me ne sarei mai andata".
E infatti, quando Alisher fu dichiarato guarito e finirono anche i controlli per evitare recidive, chiese di tornare in Uzbekistan. La Federazione Internazionale di Ginnastica approvò il cambio di bandiera nel febbraio 2013. Da allora la Chusovitina gareggia di nuovo per il suo Paese natale, al quale sogna di regalare una medaglia olimpica dopo le due vinte con altri colori. Impresa davvero difficile, visto che a Los Angeles 2028 avrà 53 anni: "È il mio obiettivo principale, ma c'è ancora tanto tempo prima, quindi non guardo così avanti – ha detto in occasione del suo 50simo compleanno – Procedo passo dopo passo, da una competizione all'altra. Se succede, bene. Altrimenti, pazienza. Ma ci proverò".
Vedendola tuttora volteggiare altissima e poi atterrare restando incollata al materassino, qualcosa ci dice che vedremo Oksana tra due anni in California: vincere una medaglia sarà molto difficile, ma per le leggende la parola impossibile non esiste.