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Peccato non ci siano più serie come quella di Emanuela Fanelli

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Emanuela Fanelli in Pasticciona in amore
Esce oggi, venerdì 2 ottobre, in esclusiva su HBO Max, la serie PECCATO di e con Emanuela Fanelli. Una mockumentary comedy composta da sei episodi. Prodotto raffinato, con un’idea brillante a muovere i fili di un racconto che si propone di esorcizzare il divismo dello showbiz e mostrare gli effetti collaterali del successo. È talmente ipnotica che, alla fine, ti fa pentire del binge watching che l’ha resa così breve.

Esce oggi, venerdì 2 ottobre, in esclusiva su HBO Max, la serie PECCATO (Max Original) di e con Emanuela Fanelli, per la regia di Valerio Vestoso. Una mockumentary comedy composta da sei episodi, uno per ogni venerdì delle prossime settimane.

Nel cast, oltre alla protagonista Emanuela Fanelli, c'è un cast d'eccezione, a tratti surreale: Alessandro Borghi, Sabrina Ferilli, Ferzan Özpetek, Valerio Mastandrea, Anna Bonaiuto, Geppi Cucciari, Massimo De Lorenzo, Francesca Archibugi, Paolo Virzì, Paolo Genovese, con Malcom Pagani e con Paola Cortellesi. Ma non solo, partecipano anche nomi come Giovanni Benincasa, Gianni Canova, Piera Detassis, Giovanni Floris, Gigi Marzullo, Stefano Rapone, Tullio Solenghi, Daniele Tinti, Tommaso Zorzi e una special guest. Un “what if” ironico che ripercorre la tumultuosa carriera e vita di Emanuela Fanelli, che a un certo punto, nel 2049, inizia a raccontare in una lunga intervista con Malcom Pagani il perché della sua scomparsa dalle scene dopo aver inanellato una serie di straordinari successi.

Il racconto nient'altro è che un autosabotaggio. Con la solita autoironia, a cui ci ha già abituati Fanelli nel lungo percorso tv e in particolare al fianco di Valerio Lundini, l'attrice demolisce se stessa in tutti i modi: esaspera il suo talento, ingigantisce gli obiettivi raggiunti, mente e si sottrae alle domande più scomode. Non chiedetele mai di Pasticciona in amore – la serie, spin off derivato dall'enorme successo del film omonimo, perché è lì che mostrerà il suo lato peggiore. Quale? Quello di tutte le dive che si credono infallibili, capaci di esprimersi solo attraverso i loro successi e mai con un premio mancato. Premi che finge di aver riposto altrove e invece custodisce in una stanza autocelebrativa con le luci sparate, insieme alla suoneria del cellulare che altro non è che la proclamazione in loop del suo David di Donatello. In questa serie è tutto un "auto", anche l'essere continuamente referenziale.

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Emanuela Fanelli nel 2049 – con Valerio Vestoso

Fanelli con Valerio Vestoso e Giulio Somazzi tracciano in modo chirurgico l'approccio malsano all'ascesa nell'Olimpo del cinema italiano, dove "per un periodo di tempo sembra che se non ci stanno loro non si fanno i film e poi spariscono e non ti ricordi nemmeno più come si chiamano", dice una Sabrina Ferilli attempata interpellata nel futuro, alla quale si unisce lo stempiato Alessandro Borghi: "Si chiama Manuela o Emanuela?". Colleghi e amici per i quali un tempo si era tutto, all'improvviso si rassegnano all'idea che quel tutto è solo un ricordo lontano e ormai sbiadito. Il circoletto che dimentica le sue geometrie e diventa un girotondo a eliminazione, nel quale non c'è più posto per chi non sa stare al gioco. Tanto più che in questo caso c'è l'ombra di uno scandalo, qualcosa che l'ha resa oggetto di morboso interesse mediatico e di totale estraneità al perimetro di Cinecittà.

Le luci della ribalta si fulminano, è un blackout della memoria, personale e collettiva. Un pubblico che stenta a riconoscere la stessa Emanuela Fanelli che con Paola Cortellesi ha girato il mondo con il film C'è ancora domani, per la cui parte di Marisa però, si scopre, non sarebbe stata la prima scelta. Esilaranti gli innesti narrativi e le gag con l'amica Cortellesi, che nel frattempo accetta di sedere sul suo "trono" per raccontare di come il loro rapporto si è prima incrinato e poi dissolto, imbalsamata nel suo tailleur inamidato da Presidente della Repubblica.

Sei episodi a cui sarà difficile sottrarsi, inseriti in un flusso inesorabile di gag nonsense e satira feroce, che non farà sconti a niente: il politically correct, l'inclusività, le pari opportunità e la sensibilità eco friendly (preparatevi a Ferzan Ozpetek irresistibile), tutto spinto verso l'eccesso, in uno spazio dove vale tutto e quindi alla fine non vale più niente, è solo un enorme bacino semantico svuotato di senso. La comicità che si costituisce per aver creduto troppo in se stessa e alla fine è collassata. Peccato è una serie talmente ipnotica che, alla fine, ti fa pentire del binge watching che l'ha resa così breve.

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Casertana di origine, napoletana di adozione. Laureata in Lingue e Letterature Straniere all'Università L'Orientale di Napoli, sono Caposervizio dell'area spettacolo a Fanpage.it dal 2010, anno in cui il giornale è nato. Cinefila e appassionata di tv, nel tempo libero mi alleno a supportare un cognome impegnativo. 
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