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Biagio Manna di Mare Fuori: “Questa serie sta facendo venire voglia di recitare ai giovanissimi”

Biagio Manna è l’attore che interpreta un nuovo personaggio in “Mare Fuori”, il maestro pizzaiolo Tonino: “Ho cominciato a fare l’attore per strada, questa serie sta facendo venire voglia di recitare a tanti ragazzini”.
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Biagio Manna è tra le new entry di Mare Fuori, la serie tv fenomeno che la Rai ha diffuso prima sulla sua piattaforma RaiPlay in due momenti differenti (la seconda parte è disponibile dal 13 febbraio) e che adesso fa il suo esordio sulla tv classica, a partire da mercoledì 15 febbraio. Il personaggio interpretato da Biagio Manna, Tonino, è un maestro pizzaiolo che è passato anche lui per lo stesso istituto dei ragazzi, l'IPM, e che, dopo una serie di drammatiche circostanze, è riuscito a risalire dal fondo. Con la sua simpatia, cercherà di essere un amico, un esempio e un sostegno per i ragazzi. L'attore, allievo di Piera Violante e Michele Del Grosso, è atteso da una serie di impegni a teatro come in video. Su Mare Fuori: "Non c'è il pericolo di un'annacquamento del prodotto, penso che questa serie stia facendo venire la voglia di recitare a tanti giovanissimi". Sugli esordi: "Ho cominciato a fare teatro di strada alla Sanità. Mettevo dei teli sotto a un palazzo dove c'erano delle travi e raccontavo storielle per i bambini del quartiere. Mi pagavano con caramelle, gazzose, pizze fritte, qualche volta con pochi spicci. Andavo avanti così".

Biagio, i numeri di Mare Fuori sono incredibili e fuori da ogni possibile paragone. Cosa si prova a far parte di in un progetto come questo?

La grandezza del progetto non la vivi al momento. Ti arrivano delle sensazioni a distanza, durante l'arco di una giornata come le altre. Mentre sei in scena, però, non ne sei mai cosciente dell'importanza, dell'eco, della rilevanza di quello che fai perché non è la cosa più importante in quel momento. Però, certo, a bocce ferme, oggi, io ti dico che è un grande onore, una grande soddisfazione far parte di Mare Fuori.

La storia di Tonino, il tuo personaggio, non è molto diversa dalla tua. Non sei stato un criminale, questo è chiaro, ma hai dovuto affrontare tante sfide.

Sì, questo è vero. Per fare il mestiere dell'attore, ho fatto di tutto per mantenermi. Ho dovuto fare tantissimi altri mestieri.

Tipo?

Ho fatto il lavapiatti, il volantinaggio, il cameriere, il portagente nei ristoranti, qualcuno lo chiama il ‘buttadentro'. Poi, ho fatto le pizzerie. E la cosa più bella è che sono dovuto rientrare in pizzeria, questa volta proprio per imparare a lavorare la pasta della pizza e rendere al meglio il mio personaggio. Ho osservato molto, ho imparato tanto.

Una sequenza di Mare Fuori con Biagio Manna
Una sequenza di Mare Fuori con Biagio Manna

Tu arrivi dal teatro di strada. Studiare, è arrivato dopo. 

Sì, ho cominciato a fare teatro di strada ai Quartieri Spagnoli. Mettevo dei teli sotto a un palazzo dove c'erano delle travi e raccontavo storielle per i bambini del quartiere. Mi pagavano con caramelle, gazzose, pizze fritte, qualche volta con pochi spicci. Andavo avanti così.

E poi? 

E poi, un giorno passò quella che sarebbe stata la mia prima insegnante di recitazione, Piera Violante. Lei mi disse di fare la sua accademia, ma io non avevo alcuna possibilità economica e fu lei ad accollarsi tutte le spese. Mi ha pagato tutto, persino i bollettini per l'iscrizione scolastica.

Sei ancora in contatto con lei? 

Assolutamente sì. È contenta di quello che è successo nella mia vita. È stata fondamentale per me, ha levigato certi aspetti e ha aumentato le mie potenzialità. Non avevo ritmi scenici, non avevo impostazione diaframmale, non avevo dizione, e adesso eccomi.

Cosa ha detto la tua prima insegnante quando ti ha visto nel film di Paolo Sorrentino?

Ha detto: "Finalmente qualcuno capace che è riuscito a farsi vedere".

Biagio Manna e Filippo Scotti in "È stata la mano di Dio"
Biagio Manna e Filippo Scotti in "È stata la mano di Dio"

Mare Fuori dove può arrivare? Con una quarta e una quinta stagione già annunciata, non pensi che il prodotto possa annacquarsi?

Bisogna tenere conto di due fattori. Il primo: il prodotto, in quanto tale, deve essere venduto fintanto che funziona. Si rivolge ai giovanissimi, anche per questo, almeno credo, non si corre il rischio di allungare il brodo. C'è tanto da scrivere, da esplorare. Quello che più mi colpisce di questa serie è che sta avvicinando tanti giovanissimi alla recitazione. Ci sono ragazzi che adesso vogliono recitare perché vogliono bene a questi personaggi e al sentimento che sono in grado di produrre.

Come nasce la scintilla della recitazione?

Sono cresciuto guardando le commedie di Eduardo De Filippo, con le macchiette di Nino Taranto. Sono queste le personalità che mi hanno fatto affacciare alla recitazione. Da ragazzino, lavoravo tantissimo per pagarmi i biglietti a teatro di Vincenzo Salemme e mi sembrava di respirare l'essenza di quello che da piccolo rivedevo in Eduardo.

Biagio, al momento, nel mondo dell'arte tu riassumi alla perfezione il ruolo del caratterista. 

Cerco sempre di dosare la mia fisicità, però è corretto: sono un caratterista. Cerco sempre, però, di proporre uno stile personale e che sia distinguibile. Mi sento anche pronto a un ruolo da protagonista. Ho un bambino dentro di me, nel mio inconscio, che non vede l'ora di divertirsi e di giocare.

Tra i contemporanei con i quali ti piacerebbe lavorare? 

Con Edoardo De Angelis. È molto presepiale. Sceglie dei colori e delle atmosfere che mi avvolgono, mi ricordano appunto un presepe.

Hai lavorato per tanto tempo con Michele Del Grosso del Teatro Instabile. Uno spirito anticonformista della Napoli teatrale.

Michele era un uomo molto duro, era di polso, ma per il lavoro che faceva era necessario. Una volta gli chiesi, dopo tre mesi di repliche, di fare Capodanno a casa anziché recitare. Lui mi disse: "Rimettiti addosso il tuo vestito di carta", perché i costumi erano di carta, "e un giorno mangerai meglio di come mangerai questa sera". Me lo ricordo ancora oggi.

La prima volta in scena?

A una recita scolastica. Ero un bambino balbuziente e per questo, da piccolo, non mi facevano mai recitare. Mi costringevano sempre a fare il coro. Una volta, in scena c'era un quadro della leggenda di Colapesce fatto a puzzle. Prima che il sipario si aprì, feci a pezzi il puzzle e pensai: il tempo che loro rimettono tutto a posto, io mi apro il palco ed esco a raccontare le barzellette.

E come è finita?

Dieci minuti di successo. Alla fine dello spettacolo, tutti a farmi i complimenti.

E lo spettacolo di Colapesce?

Durò due ore e mezza annoiando tutti.

Ora cosa farai? 

Quest'anno inizierò le riprese di un cortometraggio scritto da me. "Vincenza Birillo" si chiama ed è la storia di una ragazzina che sogna di diventare un'attrice, ma deve lottare contro una realtà che le stronca sogni e passi. Esordisco alla scrittura e alla regia ed è una cosa che mi inorgoglisce. Abbiamo creato una squadra di persone entusiaste e non vedo l'ora.

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