Alessandro Masala: “Meloni a Pulp irrilevante sul referendum, ma cambierà la comunicazione politica”

Alessandro Masala, fondatore del canale Youtube Breaking Italy, ha partecipato alla puntata di Non è la Tv andata in onda il 26 marzo. Il format di Fanpage.it, condotto da Andrea Parrella insieme a Gennaro Marco Duello e Grazia Sambruna, ha ospitato lo YouTuber a capo del canale Breaking Italy per discutere di quanto la rete stia togliendo spazio alla televisione, soprattutto dopo l’intervista rilasciata da Giorgia Meloni a Davide Marra e Fedez durante l’ultima puntata di Pulp Podcast.
Si è parlato di uno scontro tra universi mediatici, quello della Tv e dell'online, posti in forte contrapposizione dalla vicenda Meloni a Pulp Podcast. Masala, che di Youtube in Italia è un pioniere, non nega questo dualismo ma sottolinea: "Non ho mai pensato che la Tv sarebbe morta. Sono su Youtube dal 2011 e sin dal primo momento ho creduto che questa piattaforma, social e televisione si sarebbero intersecati ed è quello che sta succedendo adesso, anche se in modo molto ‘italiano'. La Tv ha un percepito alto, quando vai in Tv sei considerato arrivato. Se a me capita di andare in Tv ancora mi arrivano le telefonate delle zie fiere di me. Sono stati i politici, a un certo punto, a capirne il potenziale e ad approfittare dei social".
Ora, dopo l'intervista di Meloni, Marra sostiene che la cosa stia accadendo con i podcast: "Credo che da oggi in poi cambierà qualcosa, anche se penso che la partecipazione di Meloni sia stata irrilevante ai fini del referendum, che il contenuto non sia stato efficace e impattante, ma ritengo che un cambiamento sia in atto".
Masala quindi racconta la sua esperienza di podcast con ospiti politici di punta, poi culminata con le serate in teatro del Breaking Italy Night: "Quando ho iniziato coi podcast in teatro era molto difficile ospitare i politici, anche perché quando li intervisti sei sempre timoroso dell'idea di mostrarti troppo supino […] ho iniziato a fare interviste davanti a un pubblico, scegliendo di nom tagliare nulla nonostante le richieste proprio perché sapevo che i presenti ne avrebbero parlato […] ci sono stati politici che mi hanno detto no perché non consideravano amichevole il mio ambiente, ia per ragioni politiche che con un po' di spocchia. Però posso dire che una volta visti i risultati hanno cambiato idea. Una persona che ha capito fosse un'opportunità è stato Michele Boldrin, il primo ospite del podcast, che facevamo ancora in un piccolo spazio. È ancora uno dei più visti.
Circa l’atteggiamento tenuto dai conduttori con la premier, ha aggiunto: “Fedez e Marra non mi sono sembrati né particolarmente amichevoli né aggressivi. Marra ha cercato un po’ il confronto con Giorgia Meloni. Fedez è in un periodo in cui si sta riavvicinando alla destra, non ne ha fatto mistero. Anche questo credo sia abbastanza legittimo. Ma dico una cosa: anche io se avessi potuto avere Giorgia Meloni, ne avrei approfittato”.
Il tema della depressione affrontato sui social
Shy ne ha approfittato anche per parlare della parentesi difficile vissuta qualche anno fa, culminata con la decisione di cominciare a parlare di depressione in rete. “Oggi si parla molto di mascolinità tossica, di ipermachismo che funziona molto sui giovani uomini che sembrano aver perso un po’ la bussola. Quando ho deciso di parlarne il mio è stato un mio tentativo di fare il contrario, di mostrarmi fragile. Ancora oggi è così: convivi con delle cose che fanno parte di te”, ha spiegato Shy, tra i primi a trattare online il tema della salute mentale.
Shy: “Oggi sono responsabile del lavoro di 10 persone”
Shy ha infine raccontato come sia cambiato il suo lavoro nel tempo e, soprattutto, il suo modo di viverlo: “Ci sono stati vari momenti in cui ho pensato di mollare. Per la maggior parte del tempo ho guadagnato poco o niente. Adesso guido una squadra di 10 persone che lavorano dietro Breaking Italy. Ma all’inizio, vi assicuro, facevamo anche fatica a pagare la luce. Piano piano ho continuato a lavorarci, a cercare di farlo crescere. Quando ho capito che dovevo cominciare a battere più strade è stato quando ho saputo che sarei diventato padre, sette anni fa. Lì ho iniziato a ragionare in maniera imprenditoriale e da quel momento in poi le cose sono cresciute, ma sono cresciute anche le responsabilità. Avere persone la cui vita dipende dalle fortune del nostro progetto è una grossa responsabilità”.