Sal Da Vinci accusato di razzismo verso un veneto, lo scherzo: “Se fosse stato di Casoria andava bene?”

Sal Da Vinci, reduce dal grande successo di Sanremo 2026 con Per sempre Sì, è finito nel mirino di Scherzi a Parte proprio nei mesi più caldi della preparazione del suo tour teatrale. Lo scherzo, orchestrato con la complicità del suo amico e compagno di scena Ernesto, ha colpito l'artista nel suo punto più vulnerabile: la discriminazione. La reazione alle accuse di razzismo verso un giovane batterista veneziano: "Io così non vado in scena".
Lo scherzo a Sal Da Vinci
Tutto ha inizio durante l'ultima prova generale del suo spettacolo teatrale a Napoli, un progetto a cui l'artistal lavorava da mesi. All'appello manca improvvisamente lo storico batterista, Gianluca. La reazione del cantante è immediata: "Mi devo ricoverare", esclama realizzando il vuoto in scena. Al posto del titolare, si presenta Elia, un giovanissimo studente del secondo anno di conservatorio originario di Venezia, che ammette candidamente di non conoscere nemmeno un brano del repertorio. Sotto la direzione della regia di Scherzi a Parte, il giovane inizia a suonare fuori tempo e a volume molto alto, scatenando l'ira di Da Vinci. Il punto di rottura arriva quando il manager del ragazzo annuncia che Elia non coprirà solo le prove, ma anche le prime due serate ufficiali: "Io così non vado in scena, siete un agglomerato di cogl*oni, un condominio di scemità", sbotta il cantante minacciando di annullare tutto.
L'accusa di "razzismo al contrario" e la difesa di Napoli
Il momento di massima tensione si raggiunge quando il finto manager del batterista veneziano tenta di sminuire la complessità del repertorio: "Lui è talmente bravo che tutte queste ‘robe napoletane' le impara in due giorni". Sal Da Vinci non accetta la semplificazione: "Queste ‘robe napoletane' sono la cultura del nostro Paese, sono molto più complesse di quanto sembri. La musica è universale, ma ci sono passaggi tecnici che vanno studiati". A quel punto scatta la provocazione finale. Il manager accusa l'artista di pregiudizio geografico: "A me sembra una sorta di razzismo al contrario. Se si fosse chiamato Ciro Esposito e fosse stato di Casoria invece che di Venezia, sarebbe andato bene. Forse lei si è solo impuntato". Una frase che ha portato il cantante al limite della sopportazione, prima che l'immancabile logo di Scherzi a Parte palesasse l'inganno.