Mondiali senza Italia, il contraccolpo sulla Rai: scatta la clausola ma è allarme pubblicità

A sole 48 ore dalla disfatta di Zenica, l'eliminazione dell'Italia dai Mondiali 2026 apre un'analisi preoccupante sui conti della Rai. Solo un mese fa, i vertici di Viale Mazzini avevano annunciato con enfasi l’acquisto dei diritti per 35 partite della competizione, citando con troppa sicurezza la trasmissione dei match della Nazionale. Oggi, quella mossa si trasforma in una beffa economica: se da un lato l'azienda attiva una clausola di salvaguardia per ridurre i costi, dall'altro deve affrontare il concreto rischio di un flop commerciale dovuto alla mancanza del pubblico generalista e degli sponsor.
La clausola "paracadute" nel contratto
Rispetto al passato, la Rai si era mossa con più prudenza. Per non ripetere il disastro del 2022 (quando pagò i diritti a prezzo pieno nonostante l’assenza dell'Italia), questa volta è stata inserita una clausola di salvaguardia. In pratica, l’accordo prevedeva uno sconto immediato in caso di eliminazione degli Azzurri. Invece di pagare i 120 milioni previsti inizialmente, la Rai verserà circa 70 milioni di euro. Questo "sconto" salva il bilancio da un buco totale, ma non risolve il problema principale: 70 milioni sono comunque tantissimi per un Mondiale senza l'Italia, e il rischio è di non riuscire a recuperarli.
Quanto costa alla Rai l'eliminazione dell'Italia
Il vero danno per la Rai non è quanto spende, ma quanto rischia di non incassare. Senza l'Italia a trascinare il pubblico, gli sponsor non sono disposti a pagare le cifre stellari previste inizialmente. I numeri parlano chiaro: una partita degli Azzurri può attirare fino a 20 milioni di telespettatori, mentre una sfida tra nazionali straniere fatica a superarne 7 o 8 milioni. Questo crollo degli ascolti colpisce direttamente i listini pubblicitari. Se per un match dell’Italia uno spot può costare anche 200.000 euro, senza la Nazionale la Rai dovrà svendere gli spazi a prezzi molto più bassi. A complicare tutto c’è il fuso orario americano: con molte partite trasmesse in piena notte, sarà difficilissimo convincere il pubblico a restare sveglio e le aziende a investire in orari così deboli e privi del fascino della maglia azzurra.
Non partecipare al Mondiale per la terza volta consecutiva significa restare fuori dal grande calcio per 16 anni totali, considerando l'ultima apparizione nel 2014: un record negativo che svaluta tutto il "Sistema Italia". Tra gadget non venduti, cali di pubblico nei bar e mancati incassi pubblicitari, il danno totale per l'Italia supera i 100 milioni di euro. Per la Rai, dunque, la missione estiva si preannuncia in salita: le 35 partite rimangono un prodotto sportivo di alto profilo, ma la loro gestione commerciale si è trasformata in una sfida di puro contenimento delle perdite, orfana di quel sogno azzurro su cui era stata costruita l'intera operazione finanziaria.