video suggerito
video suggerito

Alessio Boni: “Ho rifiutato proposte dall’America. Non volevo fare lo stereotipo dell’italiano”

Alessio Boni si racconta in un’intervista a Francesca Fialdini, durante la quale parla del suo lavoro, dei ruoli interpretati e del successo che lo ha portato ad avere proposte anche all’estero, da lui poi rifiutate.
A cura di Ilaria Costabile
0 CONDIVISIONI
Immagine

Ospite della puntata pasquale di Da noi…a ruota libera, Alessio Boni ha parlato con Francesca Fialdini del suo lavoro da attore, che lo impegna costantemente e che spesso lo tiene lontano anche dai suoi figli, ai quali prova a dedicare ogni suo ritaglio di tempo.

Alessio Boni e il rapporto col lavoro

Alessio Boni è uno dei quegli attori che non si ferma mai, sempre in giro tra teatro, cinema, progetti in televisione si dedica anima e corpo al lavoro: "Sono perennemente in giro per lavoro: tra teatro, presentazioni di Don Chisciotte al cinema, un progetto indipendente a cui sono profondamente legato" racconta a Francesca Fialdini. E parlando del personaggio nato dalla penna di Miguel De Cervantes, che ritiene profondamente attuale per i temi affrontati, si sofferma su un particolare che lo ha anche fatto riflettere, cioè sulla capacità di essere a suo modo un eroe, deciso a smascherare le ingiustizie:

Chi non desidererebbe un padre così? Un nobile in pensione che indossa un’armatura e cerca uno scudiero per rimettere ordine nel mondo, non per potere ma per migliorarlo. Vederlo al cinema è stato emozionante anche per mio figlio: ha pianto guardandolo.

Il successo e le proposte all'estero

Nella sua carriera da attore, Alessio Boni ha interpretato vari ruoli, tra cui quello di Walter Chiari e ha sottolineato la difficoltà nel dover dare voce a un personaggio non solo realmente esistito, ma che è entrato nelle case di milioni di italiani, diventando un'icona dello spettacolo: "Quando interpreti una leggenda come Walter Chiari, ti tremano i polsi. Mi ha aiutato molto suo figlio Simone. Di Caravaggio non sappiamo con certezza com’era, di Chiari sì: è nell’immaginario di tutti". Eppure il successo è arrivato ancor prima, con il film La meglio gioventù: "All’inizio nessuno voleva produrlo perché considerato troppo politico. Poi Cannes, il premio, e improvvisamente lo volevano tutti. Il successo fu travolgente, a Parigi rimase in sala per un anno". Da quel momento sono arrivate anche proposte di lavoro dall'estero: "Mi chiamavano da tutto il mondo, dalla Francia all’America, con proposte anche bellissime. Ma non volevo fare due battute da stereotipo italiano in film stranieri".

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views