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Agostina Belli e il mistero della madre assassinata: “Da 50 anni cerco il colpevole, mi minacciavano di morte”

Agostina Belli a Domenica In racconta il mistero irrisolto della morte di sua madre: 50 anni di indagini, minacce di morte, un cane avvelenato e una pistola comprata per difendersi.
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A 76 anni, Agostina Belli porta ancora addosso un peso che il tempo non ha alleggerito. L'attrice, volto indimenticabile del cinema italiano degli anni Sessanta e Settanta, è stata ospite della puntata pasquale di Domenica In e ha scelto di tornare su una storia che non ha mai smesso di inseguire: la morte violenta di sua madre, un caso rimasto senza colpevoli. Già nel 2021, l'attrice parlava ai microfoni della D'Urso per chiedere di riaprire le indagini.

Una donna amata da tutti

Prima del dolore, c'è il ritratto. Mara Venier introduce la figura materna con parole affettuose, e Agostina le amplia: la madre gestiva una piccola pensione vicino a Milano, affittava stanze a ferrovieri e studenti, teneva le porte aperte come un porto franco. "Casa sua era come l'ingresso di un hotel, la chiamavano ‘Mami'", racconta l'attrice. "Le persone andavano a vedere la televisione, oppure andavano a telefonare. Non c'erano i telefoni cellulari."

Un rapporto non sempre facile, quello tra madre e figlia, che si era ricomposto nel tempo. "Io non avevo un buon rapporto da giovane. L'ho scoperta quando sono andata alla Rinascente, perché il pomeriggio andavo da lei e mangiavamo insieme. Da allora ho vissuto tutto il suo mondo."

La madre viene trovata morta

Poi arriva la sera in cui tutto cambia. La madre viene trovata morta in casa, e da quel momento Agostina Belli smette di essere solo un'attrice e diventa qualcos'altro: una figlia che indaga. "Da 50 anni cerco l'assassino di mia mamma. Io e mia sorella abbiamo richiesto l'apertura del caso per poter fare una ricerca più approfondita."

I dettagli che ricorda hanno la precisione di chi ha ripercorso quella scena centinaia di volte: "Sulla scena del crimine c'erano due bicchieri. Su un pacco di caramelle. Vuol dire che lei lo conosceva." Una deduzione elementare, ma sufficiente a orientare decenni di ricerche. "Mi sono messa a fare la detective", dice senza ironia. Il successo, in quel periodo, passa in secondo piano. "Non mi fregava niente del successo, io volevo guadagnare più soldi per pagare questi due individui che avevo assunto per scoprire la verità dietro la morte di mamma."

Le minacce e la pistola

La ricerca, però, qualcuno ha cercato di fermarla. Agostina racconta un clima di intimidazione che si è protratto nel tempo: "Nelle interviste dicevo che avrei trovato l'assassino di mamma, ma intanto ricevevo minacce di morte, mi hanno avvelenato il cane, rubato la macchina. Avevo paura di rimanere da sola a casa."

Il dettaglio più inquietante riguarda la segreteria telefonica: "Quando sentivo la segreteria c'era sempre un messaggio di una voce camuffata che mi diceva: ‘Smetti di indagare su tua madre, altrimenti farai la sua stessa fine'." Anche le istituzioni, in un certo senso, le hanno voltato le spalle. "Sono andata alla polizia e il commissario mi ha detto di smetterla di cercare." Una risposta che non l'ha fermata, ma l'ha spinta a una scelta estrema: "Ho comprato una Smith Wesson 37, una pistola per difendermi."

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