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Morte Matthew Perry, condannata la “Regina della Ketamina”: 15 anni per avergli venduto la dose fatale

Il tribunale di Washington ha condannato a 15 anni di carcere Jasveen Sangha, la donna nota nel mondo del narcotraffico di Los Angeles come la “Regina della Ketamina”. La 41enne è stata riconosciuta colpevole di aver fornito la dose letale che, nell’ottobre 2023, stroncò l’attore Matthew Perry.
A cura di Sara Leombruno
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Quindici anni di carcere. È questa la sentenza emessa dal tribunale di Washington contro Jasveen Sangha, la donna nota nel mondo del narcotraffico di Los Angeles come la “Regina della Ketamina”. La 41enne è stata riconosciuta colpevole di aver fornito la dose letale che, nell'ottobre 2023, stroncò l’attore Matthew Perry, l’indimenticabile Chandler Bing di Friends. Una condanna arrivata dopo un patteggiamento che le ha evitato l'ergastolo, ma che mette fine al suo impero dello spaccio.

Secondo quanto emerso dai documenti dell'inchiesta, Jasveen Sangha non era una pusher occasionale, ma una vera e propria manager dello sballo. Dalla sua residenza di North Hollywood gestiva, almeno dal 2019, un’attività di traffico di stupefacenti su larga scala. Un "minimarket della droga" dove stoccava e confezionava metanfetamine e ketamina. È proprio da questa centrale dello spaccio che sono partite le decine di fiale destinate a Matthew Perry, consegnate attraverso una rete di intermediari e medici compiacenti. Sangha ha ammesso di aver collaborato con un altro spacciatore per rifornire l'attore, fornendogli proprio il lotto che ne ha causato l'overdose fatale all'età di 54 anni.

Matthew Perry non è stato la sua prima vittima

L’accusa è stata durissima nel descrivere la personalità della donna: "Ha mostrato una fredda insensibilità e un totale disprezzo per la vita". Un dato agghiacciante conferma questa tesi: Perry non è stata la sua prima vittima. Già nel 2019, un uomo di nome Cody McLaury era morto per overdose poche ore dopo aver acquistato droga da lei. Nonostante sapesse che la sua "merce" stava uccidendo, Sangha non ha mai smesso. I pubblici ministeri hanno citato intercettazioni registrate in carcere in cui la donna, anziché mostrare pentimento, discuteva di come ottenere i diritti editoriali sulla vicenda e creare dei "marchi registrati" legati al caso mediatico. "A lei non importava nulla", hanno incalzato i procuratori, "ha scelto deliberatamente di continuare a vendere morte".

Il dolore della famiglia: "Un danno irreversibile"

In una dichiarazione depositata prima della sentenza, la matrigna dell'attore, Debbie Perry, ha espresso tutto il dolore di una famiglia distrutta: "Il danno causato dall'imputata è irreversibile". Una sofferenza che ha segnato milioni di fan in tutto il mondo, rimasti orfani di una star che per anni aveva combattuto pubblicamente contro le proprie dipendenze, trovando però sulla sua strada chi ha preferito lucrare sulle sue fragilità fino all'ultimo respiro. Sangha, che rischiava fino a 65 anni di reclusione, trascorrerà i prossimi 15 anni dietro le sbarre. Una pena "significativa", come l'hanno definita i giudici, per chi ha trasformato la disperazione altrui in un business milionario.

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