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Mediaset contro Corona per 160 milioni di euro: da Pier Silvio Berlusconi a Maria De Filippi, chi c’è dietro la denuncia

Mediaset e MFE annunciano una causa civile contro Fabrizio Corona per 160 milioni di euro per danni reputazionali e patrimoniali. Da Pier Silvio Berlusconi a Maria De Filippi, ecco chi sarebbero i sette personaggi noti che hanno deciso di denunciare e farsi promotori di una causa ben più grande, che nelle ultime ore è stata integrata anche con una campagna aziendale contro il cyberbullismo.
A cura di Eleonora D'Amore
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Mediaset e MFE annunciano una causa civile contro Fabrizio Corona per 160 milioni di euro. I personaggi che hanno deciso di promuovere azioni civili risarcitorie, come specificato nel comunicato ufficiale dell'azienda, si sono mossi per danni reputazionali e patrimoniali. Si apprende che i singoli soggetti lesi sarebbero: Pier Silvio Berlusconi, Marina Berlusconi, Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi e Samira Lui. (Aggiornamento ore 17:50 la prima udienza è stata fissata dal Tribunale di Milano per il 21 settembre)

Corona continua il suo tour nelle discoteche e nelle ultime ore, in una di queste, ha urlato alla folla: "Nel momento in cui Mediaset fa una causa civile, chiedendo 160 mln di euro, è un atto intimidatorio, è una minaccia, per spaventare quelli normali, a me non mi spaventano". Morale: la macchina di Falsissimo non accenna a fermarsi. E dopo la chiusura dei profili social, continuano a spuntare tentativi di sopravvivenza con profili che hanno come short bio una frase che ormai è diventata un claim, "trattative non ne facciamo". Il tutto ovviamente con rimando al suo documentario su Netflix.

"Non si tratta di gossip, né di pettegolezzo. Si tratta di un meccanismo organizzato e sistematico, nel quale la menzogna diventa uno strumento di lucro. Su questa campagna d’odio Corona monetizza migliaia di euro ogni settimana", specifica Mediaset nel comunicato che annuncia l'azione legale, dopo settimane concitate, in cui i tentativi di spegnere i canali sono stati accompagnati da una volontà ben superiore, quella di allargare la battaglia con l'ingresso dei giganti del web in aula (Google, Meta e Tik Tok).

A chi andranno eventualmente questi soldi qualora la causa fosse vinta? "Le somme eventualmente riconosciute dal giudice a titolo risarcitorio saranno destinate a un fondo per la copertura delle spese di assistenza legale delle vittime di stalking, dei reati rientranti nel cosiddetto Codice Rosso e di tutti i fenomeni di cyberbullismo", dichiara Mediaset, che poco fa ha rilanciato con una campagna contro il cyberbullismo.

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Con il claim “Ci sono messaggi che non vorresti ricevere mai, allora non scriverli”, la campagna verrà promossa dal 7 al 15 febbraio 2026 su tutti i canali del Gruppo. Tutto confluisce in un momento di grande attaccamento alla causa e a un'opera di sensibilizzazione sul tema. Era inevitabile che il caso Signorini scatenasse qualcosa di più di un botta e risposta tra avvocati e sollecitasse le corde dell'azienda perché tutto questo non suonasse solo come uno scontro alla sbarra. I contorni si allargano e pian piano si sta delineando un perimetro più ampio, quello nel quale si inseriscono le dinamiche della rete e la possibilità che chiunque diventi un bersaglio e, in assenza di un normale iter giuridico o di estremi per finire sotto la lente, ne paghi precocemente le conseguenze. Il discorso era già diventato di stretta attualità la scorsa estate con il caso di Raoul Bova, che aveva deciso parimenti di farsi promotore di una battaglia per la tutela della privacy e contro il bullismo online.

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