Mariangela Pira: “C’ero anch’io sul sito Phica, donne trattate come bestie. Ci vorranno anni per cambiare”

Riceviamo e pubblichiamo le parole di Mariangela Pira, la giornalista di SkyTg24 che ha scoperto di essere finita inconsapevolmente sul sito Phica.eu, come è successo a molti nomi della Tv dopo l'esplosione del caso della piattaforma chiusa nelle scorse ore.
Ero anche io sul famigerato sito e l'ho saputo tramite le mie telespettatrici. Sentendo i commenti sulle donne al bar, in spiaggia, in tv (anche quelli che ci sembrano più banali – perché più radicati e ne siamo assuefatte -) non dovrei stupirmi.
Nondimeno fa male leggere: "metti in muto il video e vai in bagno" o "vorrei mettere la testa tra le sue ***". Questa è violenza. Non è meno violenza se online e andrebbe punita allo stesso modo.È come se un branco – che più spesso di quanto crediamo questi commenti li pensa purtroppo – avesse una piattaforma, un Colosseo 2.0, per mettere le donne in pasto alle bestie. Un posto per rendere plastici quei pensieri: scripta manent ma sui social, nero su bianco, anche i commenti manent.
Ferisce che a tua insaputa ti trovi in un sito con commenti, screenshot, zoom che non vuoi vedere. Il sito è in chiusura. Ecco la frase con chi lo staff giustifica la chiusura.
"Ci teniamo a ribadire che violenza di qualsiasi tipo: sempre vietata, bloccata e denunciata. Minorenni o contenuti pedopornografici: mai tollerati, sempre bloccati e denunciati. Offese verso le donne, linguaggi da branco e atteggiamenti denigratori: vietati, bloccati e denunciati (…). Phica è stata una comunità, con luci e ombre, ma soprattutto con la volontà di creare uno spazio diverso. Vi ringraziamo per averne fatto parte".Va a finire che andrebbero anche ringraziati, stante il loro punto di vista.
La deriva che stiamo toccando con internet – e lo dice una che sfrutta tanto i social per ciò che di buono offrono: contenuti da altri Paesi, in diverse lingue e possibilità di monitorare tantissime fonti – temo non avrà mai fine se non ci si dà una regolata.
Vi potrei dire: sono una professionista che si sveglia all'alba tutti i giorni e non esiste al mondo io legga questi commenti. Ma non è il punto. NESSUNA dovrebbe riceverli: l'impiegata, l'artigiana, la giornalista, quella che ozia tutto il giorno a casa e anche colei che con libertà vuole (perché è lei che lo decide) esporre il suo corpo. Anche per questo scrivo, perché c'è chi non ha la voce per poter dire queste cose.Non siamo, in questo occidente, migliori di altri. Che differenza c'è tra imporre il velo e esporre il corpo di una moglie, di una sorella, di una sconosciuta? Non ve n'è alcuna. Troppo vestito o nudo, è sempre l'esposizione di un corpo frutto della cultura (o della religione) uomo centrica. Sapete cosa penso? Ci vorranno anni perché questa cultura cambi. Internet ne ha impiegati pochissimi, l'IA ancora meno. Quello che riguarda le donne è il cambiamento che richiederà più tempo di tutti.