Giornalista critica Dr. House, Hugh Laurie risponde a tono: “Metti le parentesi al posto giusto”

A quattordici anni dalla messa in onda dell'ultimo episodio, Dr. House – Medical Division continua a far discutere e, soprattutto, a far perdere la pazienza al suo protagonista. Hugh Laurie è diventato virale sui social nelle ultime ore per aver risposto in prima persona, e con una consistente dose di ironia, a un post su X di Janet Murrey, una giornalista freelance che aveva liquidato lo show come una sequenza di episodi tutti uguali.
La critica della giornalista
La miccia è stata accesa da un tweet in cui la reporter raccontava di aver iniziato la visione della prima stagione della serie con enorme ritardo, rimanendo però delusa dalla struttura narrativa. Secondo la giornalista, ogni puntata si ridurrebbe allo stesso identico schema: "Il paziente ha una malattia misteriosa. House sbaglia la diagnosi, il paziente rischia quasi di morire. House sbaglia di nuovo la diagnosi, viene minacciato di licenziamento e il paziente rischia quasi di morire di nuovo. Poi House ha un'idea geniale all'ultimo minuto, indovina la diagnosi giusta e non viene licenziato. Otto stagioni di questo?" Un'analisi indubbiamente focalizzata sulla ripetitività del genere del "procedurale" televisivo, che tuttavia ha attirato l'attenzione del diretto interessato. Hugh Laurie ha quindi replicato smontando punto per punto il post.
La replica di Hugh Laurie: "Variazioni su un tema, come Bach e Frida Kahlo"
L'attore, che per anni ha prestato il volto al cinico e geniale medico zoppo Gregory House, ha risposto sfoderando lo stesso sarcasmo del suo personaggio più celebre:
Grazie per la tua critica, Janet. In realtà abbiamo provato un paio di episodi in cui House ci azzecca al primo colpo, ma duravano solo 6 minuti e alla NBC non è piaciuto. Poi abbiamo provato alcuni in cui House non la azzecca mai e il paziente muore, e al pubblico non è piaciuto.
Subito dopo, Laurie ha elevato il livello del dibattito, spiegando alla giornalista il concetto artistico che sta alla base di una serie televisiva di quel tipo, paragonandola ai più grandi capolavori della storia dell'arte e della musica: "Si potrebbe applicare la tua acuta analisi ad altre forme d’arte: JS Bach ha scritto 30 variazioni Goldberg sulla stessa struttura armonica; Frida Kahlo ha dipinto 50 autoritratti. Il punto è, o era, la variazione su un tema; se tutto ciò che vedi è ospedale e ‘medical blah blah', allora lo show non era destinato a te. Detto questo, aspetto con impazienza il tuo primo romanzo".
Il fenomeno Dr. House e la struttura del "procedurale"
La risposta di Hugh Laurie non è solo una frecciata social ben riuscita, ma descrive perfettamente ciò che ha reso Dr. House uno dei più grandi fenomeni televisivi degli anni Duemila. Andata in onda dal 2004 al 2012 per ben 177 episodi, la serie ideata da David Shore ha scardinato le regole del classico medical drama (fino ad allora dominato da titoli come E.R. – Medici in prima linea). Il fulcro del successo non è mai stato il mistero medico in sé, ma il cinismo filosofico del protagonista, la sua dipendenza dal Vicodin e l'ispirazione legata alla figura di Sherlock Holmes (dove il dottor Wilson rappresenta Watson e le malattie sono i delitti da risolvere). Strutturare la serie come un "procedurale", ossia con un caso verticale che si risolve entro la fine dell'episodio, era la regola d'oro della televisione generalista di quegli anni per fidelizzare milioni di spettatori. Una formula che, a giudicare dagli ascolti planetari e dai numerosi premi vinti da Laurie, ha ampiamente superato la prova del tempo, con buona pace delle critiche tardive.