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È morto Roberto Arditti: il giornalista era ricoverato al San Camillo dopo un arresto cardiaco

Il bollettino dell’ospedale San Camillo Forlanini di Roma conferma la morte cerebrale di Roberto Arditti, 60 anni. Il giornalista aveva avuto un arresto cardiaco nella notte tra il 31 marzo e il 1° aprile.
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Roberto Arditti non ce l'ha fatta. La commissione medica nominata dalla direzione dell'ospedale San Camillo Forlanini di Roma ha confermato lo stato di morte cerebrale del giornalista, ricoverato in terapia intensiva dalla notte tra il 31 marzo e il 1° aprile in seguito a un arresto cardiaco. Il decesso è stato quindi formalmente constatato.

Il bollettino dell'ospedale

Secondo quanto comunicato nel primo pomeriggio del 2 aprile dalla struttura sanitaria romana, i supporti vitali vengono mantenuti in attesa del trasferimento in sala operatoria per il prelievo degli organi. Una scelta che rispecchia la volontà donativa espressa in vita dallo stesso Arditti: un ultimo gesto coerente con il profilo di un uomo che aveva costruito la propria esistenza attorno all'idea di servizio pubblico. La famiglia ha chiesto il massimo rispetto della privacy.

Una carriera tra giornalismo, politica e comunicazione

Sessant'anni, laureato alla Bocconi in discipline economiche e sociali, Arditti aveva attraversato da protagonista alcune delle stagioni più significative del giornalismo e della comunicazione italiana. Dal 1992 al 1997 aveva diretto le news di RTL 102.5, dove aveva anche condotto la trasmissione L'indignato speciale con Andrea Pamparana e Fulvio Giuliani. Poi gli anni a Porta a Porta su Rai 1, dove era stato tra gli autori dal 1997 al 2001 e dal 2002 al 2007.

Nel mezzo, una parentesi istituzionale: durante il governo Berlusconi II aveva ricoperto il ruolo di portavoce del ministro dell'Interno Claudio Scajola. Dal dicembre 2008 al gennaio 2010 aveva guidato come direttore il quotidiano Il Tempo. Aveva poi assunto la direzione della comunicazione di Expo 2015.

Negli anni più recenti aveva fondato Kratesis, boutique di consulenza strategica, ed era diventato direttore editoriale di Formiche e Airpress, testate di riferimento sui temi della difesa e delle relazioni internazionali. Collaborava anche con Il Foglio e Linkiesta, e teneva occasionalmente corsi di Laboratorio di Giornalismo all'università IULM di Milano.

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