Carlo Verdone attacca la società d’oggi: “Viviamo tra mitomani, confessare le fragilità è segno di coraggio”

Carlo Verdone è tornato al cinema con "Scuola di seduzione", un lungometraggio che sarà distribuito su Paramount+ a partire dal primo aprile e che sta avendo delle fortunate anteprime in alcuni cinema selezionati.
Dopo la lunga e premiata stagione seriale, il regista romano riprende la strada della sala con un film che porta con sé quella cifra stilistica inconfondibile — lui stesso la chiama "melancomica" — che attraversa tutta la sua carriera: la tenerezza verso gli esseri umani, il ritratto affettuoso delle loro mancanze.
Il coraggio di raccontare l'inadeguatezza
Carlo Verdone ha raccontato il suo punto di vista in una lunga intervista a La Stampa. Non ha risparmiato nulla della sua critica lucida e tagliente verso la società d'oggi, verso l'economia sentimentale dei rapporti: "Viviamo in un mondo di mitomani e megalomani", ha detto il regista, "confessare le nostre fragilità è una prova di coraggio e a me piace raccontare questo senso diffuso di inadeguatezza."
Non è una posizione di comodo. Del resto, Carlo Verdone ha costruito decenni di carriera su personaggi che inciampano, che non riescono, che cercano affetto con goffaggine — e nel farlo ha fotografato un'Italia che si riconosce proprio in quelle sconfitte minime, quotidiane, universali.
La malinconia come vocazione
C'è chi potrebbe leggere il ritorno al cinema come un segnale di distanza dalla serialità, ma Verdone taglia corto sull'interpretazione: il tono del nuovo lavoro non è una scelta tattica, è qualcosa di più viscerale. "Nei miei film c'è sempre stato quel lato malinconico", ha precisato, "non è un bollino di garanzia, la verità è che la mia anima mi spinge a raccontare storie come questa, piena di tenerezza e sensibilità."
La parola "anima" non è retorica, nel suo caso. È il perimetro dentro cui Verdone ha sempre lavorato — ben prima che il genere commedia italica si tramutasse in contenuto da piattaforma, ben prima che "malinconia" diventasse un'etichetta di marketing.
Un regista fuori tempo, nel senso migliore
Verdone appartiene a una generazione di autori che non ha mai separato il comico dal doloroso, che non ha mai usato la risata come evasione ma come lente. In un'epoca in cui il cinema di genere tende a semplificare e a rassicurare, il suo insistere sulla complessità emotiva dei personaggi — sulla loro inadeguatezza, appunto — ha il sapore di un atto quasi controcorrente. Il nuovo film arriva con queste premesse dichiarate: niente eroi, niente trionfi facili. Solo esseri umani che faticano a stare al mondo e, nel farlo, ci fanno sentire un po' meno soli.