video suggerito
video suggerito

Antonio Albanese contro il governo: “Hanno chiuso il Leoncavallo, disperdono i giovani per eliminare gli spazi”

Antonio Albanese attacca la chiusura del Leoncavallo: “Centro sociale è parola bellissima, eliminare gli spazi disperde i giovani”. E annuncia il nuovo personaggio del “quasi generale” ispirato a Vannacci.
64 CONDIVISIONI
Immagine

L'attore e regista Antonio Albanese non usa mezzi termini quando parla della chiusura del Leoncavallo, lo storico centro sociale milanese sgomberato dove da ragazzo ha mosso i primi passi nel mondo dello spettacolo. In un'intervista a Repubblica, lancia un j'accuse contro una politica che, a suo dire, sta cancellando gli spazi di aggregazione giovanile.

"Centro sociale è una parola bellissima"

"Se chiudi un centro sociale, se elimini gli spazi, i giovani si disperdono", dichiara Albanese senza giri di parole. La sua non è nostalgia personale, ma una critica precisa a scelte politiche che considera pericolose per il tessuto sociale del paese. L'attore, di chiaro stampo progressista, rivendica le sue origini: "Vengo da una famiglia operaia, non potevo permettermi altro".

Il popolo non è un'azienda

"Il popolo italiano non è una grande azienda: ci sono persone con poche o nessuna possibilità", ribadisce Albanese. La sua analisi si fa ancora più netta quando parla dell'energia giovanile che ha visto nei concerti di Marracash, Sfera Ebbasta, Fibra ed Ernia: "Un'energia spettacolare. Se non la focalizzi è un danno grande". Il messaggio è chiaro: chiudere i centri sociali significa sprecare e disperdere una forza che andrebbe invece incanalata e valorizzata. E alla domanda su come si affronti il momento storico attuale, Albanese risponde con lucidità: "Non facendosi trascinare ma accantonarlo un attimo, per accumulare energia e affrontarlo insieme ad altri. Sennò a me si alza la pressione minima a 105".

Il nuovo personaggio: il "quasi generale"

Antonio Albanese sta costruendo un nuovo personaggio che promette di far discutere: il "quasi generale". Precisa subito: "Non è Vannacci", anche se il riferimento al generale più chiacchierato del momento, che adesso ha fondato anche un movimento tutto suo, è inevitabile.

"È quasi perché ha il doppio mento e si sa che l'estetica in quei campi conta", spiega con la sua consueta ironia tagliente. "Ma è quasi anche nel linguaggio: quasi guerra, quasi ordine, quasi vittoria". Una satira che sembra colpire dritta al cuore della retorica bellicista e securitaria che domina il dibattito pubblico. Non è la prima volta che Albanese anticipa i tempi. Ricorda di aver interpretato Donald Trump da Fazio prima che diventasse presidente: "Mi aveva colpito il suo modo di fare, il potere mediatico. Era già una figura televisiva potentissima". Uno sguardo che, evidentemente, aveva visto lungo.

64 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views