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Raffaello Tonon: “Lavoro da oste, ma in TV avrei potuto fare di più. Quello con mia madre è l’unico legame che ho al mondo”

Intervista a Raffaello Tonon, volto noto del piccolo schermo, dove è approdato circa 25 anni fa, su intuizione di Maurizio Costanzo. Oggi fa l’oste in una vineria a Cattolica, una fase di transizione e di attesa: “Uno spazio per la tv è sempre aperto”, poi si sofferma sul suo futuro, sul legame con la madre e su ciò che gli manca.
A cura di Ilaria Costabile
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Circa 25 anni fa, Raffaello Tonon compariva per la prima volta in televisione: capelli ricci e scuri, occhi azzurri, vivaci, curiosi e una voce diventata inconfondibile, insieme a un'eleganza che, da sempre, lo ha contraddistinto nei salotti tv. Fu Maurizio Costanzo a introdurlo dietro le quinte del piccolo schermo che, ormai, da un anno a questa parte frequenta con moderazione. Oggi fa l'oste in una cantina di Cattolica, da buon milanese trapiantato in Romagna, "è un periodo di attesa" racconta in questa intervista, nella quale si apre parlando di futuro, di qualche rimpianto, delle amicizie nate in maniera sorprendente come quella con Luca Onestini nella casa del Grande Fratello, ma anche del mezzo televisivo che è cambiato. Emerge, però, una sfumatura malinconica, inedita: "Un lato del mio carattere uguale a mia madre", la donna a cui deve la sua tempra: "L'unica in grado di instillare in me un dubbio".

In che fase della sua vita si trova Raffaello Tonon?

È una fase dove già è avvenuta una una transizione, è in una fase di attesa. Un anno fa, ho deciso di collaborare con una cantina in Romagna, che dirigo e l'ho fatto innanzitutto per un problema quotidiano che era quello della noia. Finché si tratta di tre settimane di vacanza l'anno e l'ultima ci si annoia è fisiologico, è sano, ma quando il tuo impegno di vita, di lavoro, consiste nel lavorare poche ore a settimana, avere tutto quel tempo libero mi portava ad avere delle ubbie.

Ubbie di che tipo?

Ho sofferto di depressione, come ho già raccontato, ma a un certo punto, anche la noia diventa un peso. Hai voglia che ti piace leggere, hai voglia a vedere gli amici, ma come si dice in Romagna "è lungo a far notte". È come se io avessi, da sempre, una protezione celeste, chiamalo Allah, Buddha, i nonni morti, qualcuno che fa accadere qualcosa nel momento in cui debba accadere. Nella fase in cui sono oggi, mi capita di avere l'opportunità di lavorare in questa cantina di amici, prenderne la direzione e così passo il tempo, incasso soldi e non sto troppo a pensare.

Ma tempo d'attesa, precisamente, cosa significa?

Significa che, quest'anno, sono 23 anni che sono in televisione e inizi a farti delle domande, ti dici "Forse penso di essere tagliato per la televisione, ma non è così", "Forse non sono all'altezza, non sono adeguato, lo sono stato per determinate cose e per un determinato tempo"? Porsi domande è sinonimo di senso critico, hai un intelletto che funziona. Quindi ho fatto un patto con me stesso e ho provato a fare altro.

Però non è la prima volta che ti allontani dalla tv. 

Avevo preso in affitto un albergo, mi sembrava che la televisione non mi desse stabilità, scalpitavo già 15 anni fa. Avrei voluto qualcosa di mio, però sei giovane e attendi, poi arrivi che hai 40 anni e ti dici "attenzione". Ormai ad ottobre sono 46, tendenzialmente non mi rimane da vivere più di quanto abbia già vissuto. Per l'ISTAT l'età media degli uomini è 82 anni, metà sarebbe intorno ai 43, sono già fuori dal range.

Un po' di ottimismo, su. 

Eh, ma guarda, in realtà mi son già mangiato metà della mia vita.

Di fatto, però, anche un'osteria può diventare un palcoscenico.

Il commercio è sempre una sorta di teatro. Non avrei mai potuto, ma non per un discorso sociale, fare l'imbianchino o il meccanico, semplicemente perché non ho manualità, non ne sono capace. A riparare qualsiasi cosa nella mia vita è il mio portiere, sono negato. Sin dalle scuole medie ho avuto due spauracchi: la matematica e l'educazione tecnica, avevo paura di tagliarmi con quelle squadre, le cose. Però, mi sono ripromesso, che avrei lasciato le porte aperte a qualcosa di televisivo.

E com'è l'oste Raffaello Tonon?

Ho scoperto di avere una certa tempra, sono una persona forte, riesco sempre a trovare la forza. Da responsabile gli impegni non mancano, sono il primo che arriva e l'ultimo che se ne va, ma ho il vantaggio di essere una persona libera, non ho mariti, non ho mogli, non ho figli, non ho nipoti. Ho una madre che compirà 78 anni a novembre e, compatibilmente con l'età che ha, guida anche per 400 km e mi viene a trovare. Ho lei e nessuno al mondo. Ho imparato a fare della solitudine un buon vizio.

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Il tutto sta in come si abita la solitudine. 

Esatto. Perciò per me è un piacere lavorare, perché guadagno, risparmio, perché se oggi sono libero di fare tutto quello che voglio perché non ho una famiglia alla quale render conto, sono conscio del fatto che 99 casi su 100, ci sarà un figlio da pagare. Faccio un ragionamento a lungo termine, se non mi prende un coccolone e muoio a 60 anni, ad 80 so che un bicchiere d'acqua non mi sarà dato per affetto, ma perché pagherò una persona che mi dia un bicchiere d'acqua. Mi spiego?

Certo, pensi che ad oggi non avendo legami, dovrai già pensare a chi si occuperà di te. Giusto?

Sì, in questi 24 anni di televisione passati tra Milano e Roma, alla stazione o all'aeroporto non ho mai trovato nessuno ad aspettarmi. Quindi, mi prefiguro che qualora io avessi delle necessità, non potessi più provvedere a me stesso da solo, non avrò una persona che mi accompagna dal medico perché mi vuol bene, ma mi accompagna dal medico perché il 30 del mese io gli rispondo uno stipendio, ecco.

Non ti è mancato quel qualcuno che ti aspettasse alla stazione?

È un argomento che non tocco mai, ma posso dire di aver sofferto tantissimo per amore, ho patito le pene dell'inferno. Se c'è una reincarnazione, probabilmente in un'altra vita ho fatto qualcosa di atroce e in questa l'ho dovuta pagare dal punto vista affettivo. Tanto è vero che, conoscendo la mia situazione, qualcuno mi dice "Ma non hai paura che muoia tua madre?".

E cosa rispondi?

Eh nella teoria sì, nella pratica no. Mia madre è stata, ed è per me, qualcosa di così radicato dentro, nei pensieri, nelle abitudini, nei modi dire. È l'unica persona che riesce a mettermi in difficoltà, mi instilla il dubbio. Fa paura che un domani io non possa più sentirla, ma dentro di me ho un mondo che lei mi ha creato. È stata quella persona che da quando ero un bambino mi ha detto "prendi la tua vita nelle mani", fai le tue scelte. E queste parole me le ripeterò sempre.

Se dovessi dirmi qualcosa che, sicuramente, hai carpito da lei?

La cultura, la libertà e il rispetto di se stessi. Non me l'ha insegnato con la retorica, da quando lei era una donna e io un bambino me l'ha dimostrato, sono valori che ha sempre tenuto alti per sé. Quando mio padre e mia madre litigavano, sentivo tutto ciò che accadeva e col senno di poi, sono stati esempi di una persona che, pur dovendo alzare la voce, ha mantenuto il rispetto di sé. Non si alza la voce perché l'altro deve stare zitto, ma perché non posso permettere che mi si possa mancare di rispetto.

Parliamo di televisione. Sono 24 anni. 

Sì, per 24 anni ho lavorato in televisione, 4 lire da una parte le ho messe, non ho la pensione, però tendenzialmente a 46 anni, sì, faccio l'oste, ho fatto l'albergatore, ho fatto l'opinionista, ma la televisione a un certo punto o andrà o spaccherà, nel senso, non penso di di continuare a fare l'opinionista fino a 65 anni, no? Una cosa che forse rimpiango è che quando ho vinto La Fattoria avrei dovuto cercare di entrare in una redazione e scrivere, mi sarebbe piaciuto molto. Ma sei giovane, non ci pensi.

Pensi che avresti meritato di più?

Sicuramente. Spesso mi sono detto, se nessuno ti ha dato l'opportunità non sei in grado, ma non avendola mai avuta, non è che mi sento offeso, arrabbiato o sminuito, mi secca non essere mai stato messo alla prova. Mi sarebbe piaciuto che qualcuno mi dicesse "24 anni sei stato in televisione per parlare, per quanto riguarda condurre o aiutare in una conduzione, non è pane tuo".

Hai il rimpianto di non aver chiesto, di non aver avuto la cosiddetta faccia tosta?

Non sono molto capace, mi ritengo una persona dignitosa. Per fare un esempio: è un anno e più che non sono in televisione e quando si è parlato del Grande Fratello dei non famosi, con me si è fatta viva gente che era scomparsa per chiedermi cose, suggerimenti. Ma piuttosto che fare una cosa del genere io mi taglio un braccio!

Ti ha introdotto in TV Maurizio Costanzo, cosa ha visto in te 25 anni fa?

Ha visto una persona che per quell'età era più matura, aveva un buon eloquio e poi poteva anche attirare l'attenzione del pubblico e magari tenerla anche costante. E così è stato.

Raffaello Tonon e Maurizio Costanzo, fonte Instagram
Raffaello Tonon e Maurizio Costanzo, fonte Instagram

Nel mare magnum degli opinionisti ti sei distinto, hai forse rappresentato un unicum. 

Non so neanche se fossi un unicum. Sono io, sono io che sono curioso in tutte le accezioni, perché amo il pettegolezzo, da morire, mi dà un gusto ma proprio folle. Prima dell'avvento di Instagram tu per fare del pettegolezzo dovevi fare la fatica di telefonare, di recarti in un posto, in un altro, dovevi stare a sentire le chiacchiere. Ora apri Instagram e scopri i fatti di tutti.

Ed è principalmente così che usi i social?

I social sono strumenti che usati bene, contribuiscono a diffondere l'informazione, il progresso è bello per questo e lo dice uno che compra i giornali di carta. Possono essere dei potentissimi mezzi di informazione e di cultura. Certo è che se sei un coglione, che pubblica le fotografie della fidanzata per vendetta, allora è un'altra questione.

Ad ogni modo, il pettegolezzo è il pane di certa tv, ancora oggi. 

Ma certamente e, ti dico, non sono mai, e dico mai, andato in trasmissione senza sapere tutto quello che c'era da sapere sull'argomento di cui mi invitavano a parlare. C'è tanta gente che pur di esserci, non si prepara. Io ho sempre avuto il massimo rispetto del pubblico, perché senza di loro col ciufolo che per 25 anni avrei potuto fare quello che ho fatto.

Questi 25 anni di TV ricorrono spesso, e a questo proposito, c'è qualcosa che credi i media di oggi abbiano perso rispetto ai tuoi inizi?

C'è una cosa che proprio non sopporto. Il dramma mediatico attorno a certi avvenimenti, personaggi. Prendiamo il caso di Olly che ha lasciato il tavolo sporco, disastrato, con tutto il rispetto, ma chi se ne frega? Non è il professore di mio figlio, è un cantante, giovane, fa musica. Penso ancora che gli esempi per i ragazzi debbano essere la scuola, la famiglia. Baudo, Corrado, Sandra e Raimondo senza volerlo, senza pretenderlo, senza che nessuno gli affibbiasse il ruolo o il merito di essere degli esempi, lo sono stati. Questo manca, manca per esempio, secondo me, l'aspetto culturale.

Ad oggi pensi non ci sia nessuno che possa eguagliarli?

Morto Baudo, mi viene in mente Bonolis. Quando ho sentito Bonolis, ci ho parlato anche lontano dalle telecamere o anche quando faceva Il Senso della vita, si capiva che seduto su quella poltrona non c'era uno che era un presentatore messo lì, c'erano anni di letture, di spirito critico, di intelligenza viva.

Ritornando ai tuoi trascorsi da opinionista. C'è stato qualcosa che ti hanno detto che ti ha scottato, non ti è andato a genio?

No, devo dire. Sono sempre stato una persona abbastanza educata anche nei dibattiti, non ho mai litigato in televisione. O cielo, se c'è uno che è un vuoto pneumatico, ti vuole fare il sermone, basta che dice "Non te lo consento" e io divento Belzebù. È l'inizio della frase di tutti coloro i quali sono il vuoto pneumatico e hanno sentito, forse, una volta in un una trasmissione seria, uno che dice a un altro "Io non te lo consento" e lo ripetono e poi dicono idiozie e banalità.

Qualche giorno fa è diventato virale un video in cui Luca Onestini viene a salutarti. Che amicizia è la vostra?

Per me è un figlio, lo dico sinceramente. Da quando lo conosco mi sono reso conto di come la vita ti può sorprendere. Quando sono entrato in quella casa è perché pagavano molto bene, non avrei mai pensato e non mi interessava nemmeno stringere rapporti d'amicizia. Ma lo dico sempre: le cose migliori nascono dal caso, il caso è padre e la vita è madre delle cose più belle. Però una cosa proprio non la accetto.

Cosa?

Molti mi chiedono di commentare le cose che fa e io gli dico: "possiamo avere il diritto di essere una famiglia?" perché per me questo siamo e da me funziona che si parla a casa, a tavola, con la televisione spenta, ci si confronta senza che finisca sui social. È chiaro che da amico gli dico cosa penso della fidanzata o delle sue scelte. Lui mi chiama, ci sentiamo, è una persona che essendo più giovane, un domani sono certo potrebbe interessarsi alla mia salute.

Visto il legame così forte, come hai vissuto il fatto che lui andasse nei programmi di altre TV?

Quando in questi anni è andato in Spagna per i reality, io ho capito cosa significa quando un genitore annulla le proprie necessità per il bene del figlio. A me dispiaceva quando partiva, perché ci divertiamo, parliamo, conosce profondamente la mia anima, conosce la mia sensibilità, che tante volte dietro questa voce roca rimane un po' nascosta, ma poi mi dicevo che era giusto lo facesse. Facciamo tanto l'uno per l'altro, ed è bello.

Provando a mettere un punto, c'è qualcosa che ad oggi ti manca?

Ormai non mi manca più, ma devo spesso ricordarmi come si fa a stare senza amore.

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