Michela Andreozzi: “Sono la prima regista di commedia mainstream. Come attrice? Una pippa, non sono la mia preferita”

Michela Andreozzi è una delle registe più prolifiche degli ultimi anni, che cerca di affrontare con uno sguardo attento e non banale alcune tematiche che si imprimono nel dibattito sociale. Il suo ultimo film, Unicorni, sarà presentato al Giffoni Film Festival, e racconta la storia di una coppia di genitori (Valentina Lodovini ed Edoardo Pesce ndr.) che devono fare i conti con il desiderio del loro bambino di vestirsi da Sirenetta.
Michela Andreozzi presenta il suo ultimo film Unicorni
Lo definisce sulle pagine di Repubblica: "Un film aperto, non schierato. Politico nel tema, umano nel cuore" e parlando di Unicorni, che aprirà dil festival cinematografico dedicato, principalmente, al pubblico giovanile, Michele Andreozzi racconta la genesi di un film che ha maturato otto anni fa e che ha elaborato anche con l'aiuto di professionisti con cui trattare nella giusta maniera una tematica così delicata:
Allora emergeva il tema del woke, noi invece volevamo un film che rispondesse alla domanda: se capitasse a te? Se tuo figlio non fosse come te lo aspetti, come hai programmato, scelto, desiderato? Oggi più che mai abbiamo bisogno di educarci all’ascolto, di imparare a convivere con chi è diverso, perché ci rende umani. Abbiamo cercato un linguaggio corretto. Alcuni bimbi del film, a parte Daniele Scardini, sono gender fluido e ci sono anche famiglie del gruppo dei “genitori unicorni”. Raccontiamo la reazione opposta di padre e madre davanti alla stessa situazione: lei include, lui ha una paura che non va giudicata ma compresa.
Da attrice alla svolta da regista
Lei, invece, da bambina era logorroica: "Parlavo troppo, finivo dietro la lavagna ma sulle crepe del muro immaginavo facce e storie", ma è proprio in quegli anni che scopre quello che sarà il suo mondo: "Un giorno mamma mi porta a teatro, salgo sulla sedie e dico: voglio fare quello. Ho visto Lavia, De Filippo, Fo, Gaber. Feci un tema su Mistero Buffo". Da adolescente, poi, il primo vero corso teatrale e una piccola svolta:
Il liceo Dante Alighieri era severo e politicamente lontano. Conobbi il primo amore. Al corso di teatro c’era Fabrizio Gifuni, lui il principe della scuola, noi le paperelle. La mamma di un’amica lavorava in Rai, mi riscrissi come comparsa.
Finché da comparsa non passò a Non è la Rai: "Ma non in minigonna: mi sentivo un “cesso a pedali”. Entrai come gobbista per Boncompagni: capelli rasati, 70 chili, apparecchio, ero simpatica. Ricordo le cene da Gianni, sempre a base di surgelati". Da quel momento, poi, si è fatta strada la recitazione, sebbene sia severa nel giudicarsi come attrice: "I provini? Una pippa. Non sono la mia attrice preferita". Dopo il ruolo ne La Squadra, tra i suoi più importanti, è passata dietro la macchina da presa: "Mi considero la prima regista da commedia mainstream. Il biglietto da visita è un corto, premiato. Poi Nove lune e 1/2, sulla maternità surrogata."