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Mare Fuori 4

Mare Fuori 3, Giacomo Giorgio: “Il male è affascinante ma Ciro non è cattivo, lo fa per suo padre”

Giacomo Giorgio si racconta a Fanpage.it, tra nuovi personaggi da interpretare e quelli passati che gli hanno dato notorietà, passando da Lorenzo di Sopravvisuti a Ciro Ricci di Mare Fuori. Un personaggio, quello del giovane boss dell’IPM di Napoli, che ha fatto breccia nel pubblico diventando uno dei più amati.
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A cura di Ilaria Costabile
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Il nome di Giacomo Giorgio, sebbene sia giovassimo, come dimostrano i suoi 24 anni, è diventato in qualche anno garanzia di bravura. Con i suoi personaggi, intensi e mai banali, è riuscito a conquistare il pubblico. Ma nonostante abbia spaziato tra cinema e tv, prendendo parte a progetti ambiziosi, il ruolo che più di tutti lo ha portato alla notorietà è quello di Ciro Ricci, uno dei protagonisti di Mare Fuori.

La serie, arrivata alla sua terza stagione, è diventata un fenomeno che conta milioni di visualizzazioni, se ne parla in ogni dove e ha la forza di raccontare uno spaccato sconosciuto, come quello delle carceri minorili, in cui la lotta tra bene e male, tra criminalità e giustizia, diventa la base per parlare delle mancanze degli adulti in un mondo in cui i ragazzi sono lasciati a loro stessi.

Giacomo Giorgio, il cui personaggio è in realtà morto nella prima stagione, continua ad essere presente nei panni di Ciro Ricci, aleggiando nei ricordi dei suoi ex compagni di cella, alimentando la vendetta e rivelando un lato inedito della sua personalità. A Fanpage.it riflette sul successo della serie e del suo personaggio: "È un cattivo inconsapevole, forse è per questo che il pubblico si è affezionato. Ma la sua è anche la storia più vera".

Partiamo dalle novità. Sei su un set in Basilicata, quindi, significa che ti rivedremo presto con nuovi personaggi? 

Presto, con due nuovi personaggi. Adesso sto girando "Il caso Claps" a Potenza, una serie RaiUno però Italia – Inghilterra, che racconta il vero caso di cronaca sulla storia di Elisa Claps e io interpreto, Luciano, suo fratello. Mentre l'altro progetto che ho finito di girare da poco si chiama "Noi siamo leggenda" ed è una serie Rai2 – Amazon. Verosimilmente sono progetti che vedremo in autunno.

Ti abbiamo visto in "Sopravvissuti", in "Diabolik", ti vedremo in nuovi ruoli. Tra un personaggio e l'altro ti piace cambiare anche il tuo stile di vita per immedesimarti al meglio. Come gestisci questo passaggio?

Non si può dire che mi piaccia, è l'unica maniera che conosco, non so farlo in un altro modo. Diventa una necessità. Non porto mai un personaggio nell'altro, c'è un momento quando finisco di interpretare un personaggio e cerco di ritornare me stesso per poi rientrare in un altro ruolo, che è molto complicato, perché devi fare i conti con quello che hai lasciato, con quello che sei, perché quando interpreti un personaggio in qualche modo cambi anche tu.

Giacomo Giorgio è Lorenzo in Sopravvissuti
Giacomo Giorgio è Lorenzo in Sopravvissuti

Quanto sei autocritico?

Molto, molto autocritico.

Sei uno di quegli attori che si rivede o rifugge dall'idea di guardarsi?

Non rifuggo, anzi, mi rivedo. Quando sono sul set guardo tutto dopo, non vado al monitor altrimenti sarebbe la fine. È importante essere critici in questo lavoro, penso che solo attraverso un senso critico tu possa avere un gusto e degli strumenti per crescere. Se più o meno ti piace tutto o, al contrario, non ti piace niente, c'è qualcosa che non va.

La consapevolezza e l'acuirsi di un certo gusto ti consente di collaborare attivamente con sceneggiatori e regista, magari aggiungendo sfumature al personaggio che vai ad interpretare. 

Sì, non trovo interessante fermarsi a quello che c'è scritto e basta, diventare una macchinetta che parla e si ferma lì. Il lavoro di costruzione del personaggio non è solo nelle parole della sceneggiatura, inizia prima ed è quello che trovo più stimolante. Laddove è possibile è bello anche introdurre degli elementi di immaginazione, di fantasia.

Vestiamo i panni di Ciro Ricci, il personaggio che ti ha portato alla notorietà. Siamo alla terza stagione di Mare Fuori e Ciro è ancora una presenza costante: perché è così indispensabile ai fini narrativi la sua presenza nella serie?

Mi verrebbe da dirti due cose: una è sicuramente l'affetto del pubblico, che è immenso, in qualche modo sembra non lasciarmi mai andare. Ma da un punto di vista drammaturgico penso che la motivazione sia che Ciro è un vero cattivo, l'antagonista a tutti gli effetti della serie, quindi credo che ci sia bisogno del suo spirito.

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È un cattivo atipico. Nonostante istighi e pratichi la violenza, è sempre pacato, c'è dell'eleganza nella sua crudeltà. Credi che questo possa essere stato un elemento di fascinazione per il pubblico?

È come l'ho concepito io. L'immaginazione è una parte fondamentale. Quando leggo un personaggio immagino tutte le scene come saranno e cerco di superare tutto quello che ho immaginato. In questo caso, questo cattivo, invece di considerarlo scontato con un atteggiamento più rabbioso, altezzoso, me l'ero immaginato esattamente al contrario: basso, un po' curvo, meticoloso, calcolatore e con questo aplomb.

È pur vero che una persona è il risultato del suo vissuto. 

Esatto. Non credo esista il male assoluto, non nasci cattivo, lo diventi, per come ti ha cresciuto tuo padre, per il contesto in cui sei nato ed è stato fondamentale per me, per interpretare Ciro. È vero che il male è affascinante, affascina molto di più il male che il bene, come è molto più divertente interpretare il male che il bene.

Ciro è uno dei personaggi più amati, nonostante tutti sappiano che sia il cattivo. Cosa che non accade con Viola, il tuo alter ego femminile, è invece odiata da tutti. Qual è la differenza tra i due secondo te?

Con il regista della prima stagione, Carmine Elia, abbiamo cercato di tirare fuori qualcosa che non c'era, che è poi il motivo per cui il pubblico si è affezionato a Ciro: il fatto di non essere cattivo. Forse Ciro è il più fragile di tutti, lo fa per suo padre e durante la scena della morte è venuto fuori qualcosa che non era scritto, previsto, ovvero non voglio morire. È in balia di un qualcosa che non conosce, quando si trova di fronte alla morte torna bambino, ha paura e vuole suo padre, vuole essere protetto. Viola invece ha tutta un'altra storia, ha anche delle problematiche mentali, molto diverse da Ciro.

Serena De Ferrari è Viola in Mare Fuori
Serena De Ferrari è Viola in Mare Fuori

L'eterno ritorno di Ciro, può essere considerato un monito per chi lo evoca, un modo ulteriore per far vedere che esiste altro, che si può cambiare?

Il mio è un lavoro a ritroso, rispetto agli altri personaggi, Ciro non cambia. E forse, proprio per questo, penso che sia uno dei personaggi più veri a livello di scrittura, perché è molto difficile che si cambi in quella realtà.

Nella terza stagione vediamo un aspetto inedito di Ciro. 

C'è un Ciro più giovane, con Edoardo, con Rosa, la sorella. È stato interessante raccontare un aspetto più leggero, più giocoso, quasi sadico su certe cose.

Maria Esposito e Giacomo Giorgio alias Rosa e Ciro Ricci
Maria Esposito e Giacomo Giorgio alias Rosa e Ciro Ricci

Cosa dici a chi pensa che Mare Fuori sia la versione teen di Gomorra?

Dico che ha visto un'altra serie, Mare Fuori non c'entra nulla con Gomorra che, senza voler esprimere giudizi in merito, è una serie che si occupa di raccontare il male. Mare Fuori era partito con l'essere l'incontrario, cioè di non fare un'apologia del male, ma di raccontare come questi personaggi siano a specchio sugli adulti: un ragazzino è in un modo, perché il suo adulto di riferimento lo ha portato ad esserlo. Ed è anche una metafora di quello che succede con lo Stato, politicamente è interessante.

Mare Fuori, come anche Sopravvissuti, rientrano in quei progetti ambiziosi firmati dalla Rai, ma che hanno avuto un riscontro tiepido in termini di ascolti. Il cambiamento, anche nelle fiction, è percepito come strano?

Il pubblico, in qualche modo, ha sempre ragione. Sono stato contento di fare Sopravvissuti, quello di Lorenzo è un personaggio che ho amato moltissimo e credo che la storia sia davvero bella. È una serie che sembra americana, per come l'abbiamo girata, per gli effetti speciali. Mi dispiace perché è complessa, non era pronta per la tv generalista, doveva prendere una strada diversa, però se è vero che il pubblico ha sempre ragione, è anche vero che se se è abituato a vedere serie come "Don Matteo" o "Che Dio ci aiuti" se gli viene proposto Sopravvissuti c'è qualcosa che non riesce ad entrare in contatto.

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Sono state diffuse alcune tue foto dalle quali si ipotizzava un finale alternativo della serie, anche Ivan Silvestrini (regista ndr.) ha pubblicato delle foto dal set, lasciando qualche indizio. Servono per creare hype?

Non sento, non capisco…Non rispondo per gli altri, chiaramente ognuno lo fa per un motivo, ci sarà qualcuno che lo farà per l'hype. Per quanto mi riguarda, utilizzo il mio profilo Instagram per condividere cose che mi piacciono, dei pensieri onesti ed emotivi, non cero mai di spingermi oltre. La foto a cui ti riferisci non l'ho messa io, forse per errore, forse no, non l'ho ricondivisa, poi sulle aspettative del pubblico non vedo, non sento, non parlo.

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