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Giovanni Allevi: “Dicono che il mio domani non sarà troppo in là, ma io alle statistiche non credo”

Giovanni Allevi racconta a Verissimo la battaglia contro il mielosa multiplo. Che adesso dorme, consentendogli di vivere a pieno il presente. Con la speranza viva pensando al domani: “Ho imparato a non credere alle statistiche”.
A cura di Stefania Rocco
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Quando Giovanni Allevi parla del mieloma multiplo scoperto nel 2022, lo fa senza addolcire i passaggi più complicati. Non cerca tenerezza, non vuole compassione: racconta il dolore, la paura e la fatica con lucidità disarmante. I dolori alla schiena, due vertebre fratturate, il tremore alle dita, i formicolii improvvisi. E la stanchezza, quella che ti crolla addosso senza avviso. Ma proprio in quel buio profondo, racconta a Verissimo nella puntata del 4 aprile, ha scoperto qualcosa di prezioso: una parte di sé che non può essere toccata dalla malattia. “Mi sono chiesto chi sono”, ha confessato a Silvia Toffanin, “Sono quel dolore? Sono la malattia? Oppure c’è una parte di me che non si fa toccare da niente?”. Allevi l’ha trovata in quell’io invisibile che è certo esista dentro ognuno di noi. È lì che coltiva la speranza, quella che sfida le statistiche: “So benissimo che la mia malattia, quel mostro, potrebbe svegliarsi e mangiarmi, ma finché dorme io vivo pericolosamente”.

Il lungo applauso in ospedale

Accanto a lui, a tenerlo ancorato alla speranza, ci sono le persone. Allevi le incontra all’Istituto dei Tumori di Milano, diventato un luogo sacro. Tra i guerrieri e le guerriere che combattono, Allevi ha trovato sostegno che si alterna a momenti di pura commozione. Come nel racconto di un episodio che gli è rimasto impresso nel cuore: era da un'ora in attesa al Cup e sotto il tabellone qualcuno lo ha riconosciuto, finché la sala gli ha tributato un applauso delicato. “Mi ha travolto”, dice con il nodo in gola, “Avrei voluto dire che quell’applauso era per tutti noi. Nella vita ne ho ricevuti tanti, ma questo lo porto nel cuore”.

Il tour mondiale di Giovanni Allevi

La malattia lo ha costretto a ripensare al tempo, al domani: “Mi dicono che nella mia malattia il domani non può spingersi troppo in là nel futuro. Ma io non credo alle statistiche. Ho scoperto il presente allargato. Il mio domani è diventato un presente da vivere con intensità. Ogni alba è una promessa, ogni tramonto un arrivederci. Vivo ogni attimo come un miracolo. Non sarei mai arrivato a un tale amore per la vita se non avessi conosciuto il buio della malattia”.

Oggi Allevi è in tour mondiale. Buenos Aires, prima tappa, è stata positiva nonostante il tremore alle dita. A Stoccarda, invece, la situazione ha rischiato di trasformarsi in un incubo: senza letto a disposizione, si è riposato per un’ora steso su un piumone su un tavolo. Quando la musica è iniziata, il tremore è arrivato incontrollabile. Ma lui ha stretto i denti. E davanti al pubblico tedesco, esploso di entusiasmo per un brano ispirato a Hegel, ha capito che non era lì per dimostrare la già indiscutibile abilità tecnica. La sua presenza su quel palco serviva a celebrare la gioia della vita.

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