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Francesco Pellegrino: “Facevo il calciatore, giocavo con Donnarumma. Angelo in Gomorra è ispirato a un manga”

L’intervista a Francesco Pellegrino, l’attore che interpreta Angelo ‘A Sirena in Gomorra Le Origini. Giocava nel Napoli Under 15, poi nella Juve Stabia, quando un agente gli propose di fare il modello. Di lì a poco ha conosciuto il mondo del cinema, dove ha trovato la sua vocazione.
A cura di Gaia Martino
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Francesco Pellegrino ha solo 27 anni, ma per quel che ha fatto nella sua vita potrebbe averne molti di più. L'attore, che interpreta Angelo ‘A Sirena in Gomorra Le Origini, ha costruito il suo percorso nel mondo del cinema con grande intensità. Da adolescente giocava a calcio, nel Napoli Under 15, poi nello Juve Stabia, esperienza condivisa con Gigi Donnarumma, prima che, per caso, gli venisse proposto un viaggio a Shangai per fare il modello. Da lì è iniziata la sua ascesa nel mondo dello spettacolo, prima come modello, poi come attore: strade che lo hanno portato a scoprire la sua vera vocazione. Oggi lavora per un nuovo film e per il suo album, essendo appassionato anche di musica: a Fanpage.it ha raccontato la sua storia e dei suoi personaggi nel piccolo schermo, da Tommaso in Supersex, a Gloria in La vita che volevi, per finire ad Angelo ‘A Sirena in Gomorra Le Origini.

Tommaso Pellegrino in Supersex
Tommaso Pellegrino in Supersex

Mi sembra che tu, a 27 anni, abbia già attraversato più vite. Se dovessi raccontare Francesco partendo da prima del cinema, da dove inizieresti?

Sì, è incredibile. Quando racconto la mia vita, a volte, non ci credono. Avevo 15 anni, giocavo a calcio, e mentre ero in un centro commerciale con la mia ex ragazza mi fermò un ragazzo. Mi disse che aveva un'agenzia di modelli, mi lasciò il suo biglietto (da visita, ndr). Non gli diedi retta. Dopo sei mesi, mio fratello mi disse che conosceva un ragazzo che aveva un'agenzia di modelli in Inghilterra, voleva che lo incontrassi. Me lo fece conoscere, era la stessa persona che mi fermò al centro commerciale.

Che carriera ti eri costruito nel calcio? 

Iniziai facendo dei provini a Udine, mi presero ma dopo qualche settimana decisi di tornare a Napoli. Non ce la facevo a stare lì da solo, era troppo lontano (da casa, ndr). Ero un ragazzino. Il Napoli mi voleva, e ho giocato con loro per due anni. Poi la società mi svincolò, e andai a giocare nella Juve Stabia. Vincemmo il campionato, e mi convocò la Nazionale.

Ti è capitato di giocare con calciatori, tuoi coetanei, oggi noti?

Sì, andai a giocare contro il Belgio. C'era Cutrone, (oggi attaccante del Parma, ndr), poi ho giocato con Gigi Donnarumma (portiere del Manchester City e della nazionale italiana, ndr). Lui è del '99, io del '98, ed era così forte che giocava con quelli di un anno più grande.

Tornando alla proposta di fare il modello, allora, decidesti di provare una nuova esperienza e lasciare il calcio?

Sì, convinsi i miei genitori a farmi fare il modello. Nel periodo estivo pensai di provare questa nuova esperienza, e poi tornare a settembre e riprendere il calcio. Ma rimasi completamente rapito da quel mondo. Partii per Shangai, avevo 16 anni, e venni catapultato in una dimensione parallela. Da Aversa, mi trovai in una città ipertecnologica, grande quanto sette volte Roma. Fu una esperienza assurda. Feci amicizia con tante persone.

Che successe quando tornasti a casa? 

Ebbi un trauma quando tornai a scuola. Dalla libertà che provavo in una città immensa, mi ritrovai al liceo, dove dovevo chiedere il permesso alla professoressa per andare in bagno. Capii che mi piaceva viaggiare, mi arricchiva tanto. Così nei periodi in cui ero off dalla scuola, dagli impegni, continuai a fare il modello.

Com'è iniziata la carriera da attore? 

A Napoli mi seguiva un agente. Un giorno mi disse di andare a fare un casting, volevano conoscermi. Andai pensando fosse un casting per una campagna Dolce&Gabbana, ma notai qualcosa di diverso da un semplice provino. C'era il regista Bruno Oliviero, mi fecero delle domande, e io chiesi "Ma non dovete farmi solo delle foto o dei video?". Pensavo fosse un provino per un servizio fotografico. Invece mi chiesero se ero disponibile per un laboratorio teatrale. Chiesi, allora, chi fossero, e mi dissero che cercavano attori per un film, Nato a Casal di Principe, e volevano me.

E accettasti subito.

Io dovevo partire per la Thailandia. Gli dissi che solo se mi avessero preso sul serio, avrei annullato il viaggio. Fui diretto, e loro non ci pensarono un attimo. Feci un solo giorno di laboratorio e mi confermarono per il film.

Ti sei subito catapultato su un set, quindi, senza mai studiare?

Feci tre mesi di laboratorio con Bruno Oliviero e Antonio Calone, per avere un'infarinatura. Poi, una volta finito il film, ho fatto vari corsi a Napoli e sono andato a Roma. È stata una vocazione.

Hai capito che quella era la tua strada.

Sì, anche se a me piace più la musica. Scrivo pezzi, arrangio e canto. Sono tutte strade che si uniscono.

Sei affascinato dagli anni '60 e '70, epoche in cui sono ambientati anche Gomorra e SuperSex. Cosa ti emoziona di quegli anni che senti mancare oggi?

La musica, il cinema, i costumi. Una cosa che mi affascina degli anni '70 è che alcune cose non avevano vanità, un'estetica gloriosa. Una borsa era un oggetto, serviva come borsa. A quei tempi si dava meno valore alle cose materiali. Anche per questione social. Oggi sembra tutto una gara, a chi ha di più, a chi fa di più. È un ciclo vizioso infinito, che ti mangia. Bisogna salvaguardarsi.

Francesco Pellegrino in Gomorra Le Origini
Francesco Pellegrino in Gomorra Le Origini

Com'è arrivato il ruolo di Angelo ‘A Sirena per Gomorra Le Origini? 

Ho fatto più di sei mesi di provini. È stato un percorso tortuoso, sei mesi mentalmente duri. Mi dicevano "la prossima settimana ti facciamo sapere", e la risposta non arrivava mai.

E quando ti hanno confermato, come ti sei preparato?

Studiando la sceneggiatura, io e Marco (D'Amore, ndr) abbiamo scoperto che il personaggio di Angelo, nonostante la sua apparenza, è una persona con una certa coscienza. Ho voluto regalargli la coscienza di chi è tormentato da un altro lato di sé, e per fare questo mi sono ispirato a un'anime.

Cioè? 

Mi sono ispirato a un manga giapponese, una serie che si chiama Berserk, che parla di un guerriero, Griffith, che vuole conquistare il mondo. Lui sembra un angelo, ma ha con sé un amuleto che pian piano lo divora, lo convince a fare scelte sbagliate pur di inseguire il suo sogno, e lo trasforma in un uccello indiavolato. Ho anche studiato la sua postura.

Angelo ‘A Sirena nasconde un grande lato umano. Incarna una mascolinità apparentemente rigida, ma in realtà molto fragile.

Sì, è estremamente fragile. Questa cosa ho voluto regalarla al mio personaggio. È stato difficile calibrare il lato chiaro e il lato oscuro di Angelo, non è stato semplice, ma ci tenevo a metterli in pratica.

Come è stato invece prepararti per Gloria, la ragazza transgender della serie di Ivan Cotroneo, La vita che volevi?

Ivan è stato molto utile, mi ha accompagnato pian piano nella preparazione. Ho fatto un percorso fisico, ho perso una decina di chili per quel ruolo. Mi allenavo, e ho dovuto togliere la massa muscolare, è stato difficile non mangiare, non allenarsi. Un giorno avevo un manicure a Roma, avevo chiesto i costumi del personaggio per sperimentare quel ruolo (al di fuori del set, ndr). Mentre ero in treno, sulla via del ritorno, un ragazzo mi offese tante volte. Mi alzai, gli dissi che se non avesse smesso, gli avrei dato un cazzotto.

Eri vestito con i costumi di scena di Gloria, ho capito bene?

Sì, volevo sperimentare, capire come mi avrebbero guardato le altre persone. E mi guardavano in un altro modo. E ho empatizzato con la comunità LGBTQIA+, anche se io non faccio distinzioni, sono per gli umani.

Quale ruolo ti piacerebbe interpretare in futuro?

C'è da dire che prima di fare Gomorra Le Origini sono stato due anni senza lavorare. Ho rifiutato un film in quel periodo, non mi piaceva il ruolo. Secondo me ci sono poche sceneggiature interessanti.

Lo hai rifiutato perché non lo sentivi tuo?

Sì, non lo sentivo eticamente mio. Se si fa questo lavoro, bisogna capire l'anima di un personaggio, altrimenti che lo fai a fare?

Cosa ti è piaciuto, allora, del ruolo di Angelo?

Era un prodotto interessante, era una cosa che non avevo mai fatto. Poi un ruolo adatto a me per Gomorra, in relazione al mio fisico o al mio modo di essere, ce ne sono pochi. Poi io ho visto i film di Marco D'Amore, so come scrive, e anche le scene durante i provini erano bellissime, scritte benissimo.

Ma c'è un personaggio, in generale, che vorresti ti venisse proposto?

Sono affascinato dalla figura dei santi. Sarei felice di immergermi nel ruolo di un santo. Ma ora sto girando un altro film.

Di che si tratta?

È un film di Mel Gibson, girato a Roma. Ho un ruolo marginale, faccio l'Arcangelo Raffaele. E poi voglio dedicarmi al mio album, alle cose che scrivo, alla musica.

Foto da Instagram
Foto da Instagram

Sei diventato il sex symbol di Gomorra Le Origini. Che effetto ti fa leggere i commenti delle ragazzine sul tuo aspetto estetico?

Io sono l'anti sex symbol. È comunque bello ricevere complimenti, mi diverte.

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