Edo Soldo: “Velinone di Striscia per 800 puntate. Con l’incidente in mare ho pensato di morire”

Nessuno sapeva che voce avesse e nemmeno quale fosse la sua reale utilità e funzione. Ma Edoardo Soldo c’era. Anzi, ci fu per un periodo limitato di tempo che però agli spettatori è parso lungo dei secoli, tanto da identificarlo come pilastro e volto iconico di “Striscia la notizia”.
“Tutto nacque con apparizioni sporadiche – racconta Soldo a Fanpage.it – sarei dovuto rimanere pochi giorni, invece feci complessivamente 800 puntate, conteggiando anche le semplici apparizioni”. Nato a Bassano del Grappa nel 1959, ‘Edo’ si avvicinò quasi immediatamente allo sport, abbracciando inizialmente la sua grande passione: il calcio. “Dopo la terza media, a 14 anni, svolsi il provino per il Milan. Mi presero, poi purtroppo la visita medica non andò a buon fine perché riscontrarono un problema di leggera scoliosi”.
L’avventura continuò ugualmente nel Vicenza: “Nonostante gli spostamenti assurdi e la difficoltà di far convivere pallone e studi, riuscii a giocare negli Allievi e nella Beretti. Erano gli anni in cui il club brillava in Serie A grazie a Paolo Rossi. In seguito proseguii in altre realtà esordendo in prima squadra. Ma a 22 anni decisi di smettere”.
In che ruolo giocavi?
Ero una punta e sfiorai il professionismo. Militai in D nel Gorizia e nel Lonato, tuttavia lasciai quando ebbi l’opportunità di aprire con un socio una palestra a Cittadella. Avevo già cominciato ad interessarmi alla ginnastica posturale e alla modellazione del fisico.
Fino a quel momento ti eri allenato in casa.
Sì. Avevo un amico costruttore di attrezzature e, gentilmente, me le forniva. All’epoca non era semplice avere a disposizione le macchine.
Inaugurasti la primissima struttura nel 1983.
Aprimmo un centro di body building che ospitava anche una zona per l’aerobica, a quei tempi molto in voga grazie a Jane Fonda. Lentamente cercammo di allargarci pure nelle città limitrofe.
Fu complicato trovare i soldi?
Vendetti l’auto, prendendone una molto più economica. Con il denaro ricavato acquistai i macchinari e le strumentazioni. Feci qualche sacrificio, com’era normale che fosse.
Come nacque il culto per il fisico?
Grazie agli eroi dei fumetti. Da ragazzino impazzivo per i personaggi della Marvel, da Capitan America a Flash, passando per Hulk. Possedevo una collezione pazzesca. Pensavo che quella corporatura fosse irraggiungibile, invece un po’ alla volta vidi il mio fisico prendere forma. A tutto questo si aggiunse Rocky, che mi provocò la fissa per le flessioni. Mi è sempre piaciuto vedermi atletico e muscoloso.
Non ti sei fatto mancare neanche il ballo.
Altro grande amore. Andavo in discoteca e impazzivo per la break dance e il rock and roll. Così unii il tutto al body building e una volta, durante una gara, mi misi a ballare. Fu in quel momento che mi inventai il personaggio.
Fu la svolta.
Partii con i travestimenti e con le serate. In genere i culturisti sono statici e narcisisti. Al contrario, io ero autoironico, mi muovevo. Ero felice nel vedere la gente divertita. Un culturista comico non passa inosservato e a stretto giro iniziai a partecipare a spettacoli di vario tipo, compresi gli spogliarelli goliardici.
L’esordio in tv fu a “Domenica In”, con Pippo Baudo.
Era il periodo in cui svolgevo queste esibizioni e la gente le gradiva. Mi chiamarono in occasione dell’ospitata del campione del mondo di Master Italia. Non ero a quel livello, lui era un mostro sacro, però evidentemente rimasero stupiti dal mio approccio e vollero coinvolgermi.
Tempo un anno e approdasti al “Drive In”.
Ero a Cortina, dove mi avevano chiamato per una performance. Quella sera c’era pure Ezio Greggio, che svolse il suo monologo. Mi notò e si congratulò perché mi considerò un personaggio originale. Mi consigliò di mandare una cassetta alla redazione e così feci. Il vhs venne visionato da Gino e Michele, che decisero di farmi salire a bordo.
Il primo sketch?
Al fianco del grande Gianfranco D’Angelo. Facevano la parodia di ‘Piccoli Fans’ e lui imitava Sandra Milo. Io ero il vallettone, la sua spalla. Piacque molto e fu tra le gag più apprezzate del programma. Rimasi fino al 1988.
Antoni Ricci ti volle quindi a “Paperissima”.
Venni coinvolto in alcune parodie, tra cui quella di una finta serata di premiazioni. Mi travestirono da Oscar, piazzandomi una calotta e dipingendomi tutto d’oro. Impiegarono tre ore.
A quel punto sbarcasti a “Striscia”.
Era il 1992. Mi informarono che una velina si era infortunata con lo skateboard e mi chiesero di sostituirla. Quando rientrò io rimasi nel cast. Greggio si inventò diversi tormentoni che mi permisero di restare fisso per tre edizioni.
Successivamente le apparizioni diminuirono.
Quando aprii una palestra più grande i miei impegni aumentarono. Di conseguenza, chiesi di poter presenziare solo negli appuntamenti del weekend che venivano registrati in blocco. Dal 1995 al 2000 il mio contributo si ridusse ad appena 2-3 uscite settimanali, più tutte quelle di Natale che ovviamente realizzavamo anzitempo.
Il tuo faccione divenne popolarissimo, ma nessuno sapeva che voce avessi.
Posso definirmi una specie di mimo, tanto che effettuai anche dei corsi a proposito. Non parlavo quasi mai e forse fu un bene, considerando la mia cadenza veneta.
Nel 2000 e 2005 ti spogliasti per il calendario.
Fu tutto a scopo benefico. Il primo ebbe un enorme successo e a ‘Striscia’ me lo strapubblicizzarono. Ricordo che la Canalis e la Corvaglia, anch’esse protagoniste di un calendario, si domandavano per quale motivo si parlasse più del mio che del loro.
La risposta quale fu?
Il mio era divertente, diventò un tormentone soprattutto per i fuori onda di Greggio e Iacchetti che scoppiavano a ridere ogni volta che lo sfogliavano.
Mitologica la foto di te aggrappato tutto nudo alla ruspa.
Quella puntata fu straordinaria, non smettevamo di ridere. Ancora oggi la fanno rivedere. Non posso che ringraziare gli amici di ‘Striscia’. Col ricavato riuscimmo a comprare un pulmino usato per una cooperativa della zona che si occupava di ragazzi disabili.
Eri unico nel tuo genere. Forse per questo sei rimasto impresso nella memoria collettiva.
Ero una presenza dirompente. A volte Ricci mi diceva di buttarmi sul palco lanciandomi dal ponte dello studio. Facevo movimenti scattanti, rimbalzavo. Queste robe stupivano. Le mie erano entrate di pochi secondi e avevo un ruolo differente dagli altri. Non avevo copione, spesso ci inventavamo cose al momento. Ero il matto che scardinava le convenzioni.
Non tutti sanno che hai anche recitato in un film e inciso due singoli.
Jerry Calà mi affidò una parte ne ‘Gli inaffidabili’. Ero l’autista del personaggio interpretato da Gigi Sabani. Per quel che riguarda la musica, sotto Tangentopoli pubblicai ‘Vai di Pietro Vai’, mentre nel 1999 uscì ‘Divertedo’, in collaborazione con Rtl.
In quegli anni “Striscia” dominava in lungo e in largo.
Fu un periodo incredibile, totalizzavamo 9 milioni di spettatori a sera. L’esplosione vera ci fu proprio l’anno in cui arrivai. Mi riconoscevano per strada e divenni per tutti ‘Edo il Velinone’.
Perché il primissimo velino sei stato tu, specifichiamolo.
Si può dire di sì (ride, ndr). L’anno passato si sono dimenticati di ricordarlo, però li ho capiti. Volevano creare l’effetto sorpresa con l’annuncio del nuovo ragazzo. Molti amici mi hanno scritto per sottolineare che il primo in assoluto ero stato io, ma forse il mio personaggio fu un po’ diverso.
La notorietà televisiva ti ha arricchito?
Nel primo triennio sì, ero contrattualizzato. Quei soldi mi consentirono di far partire la grande palestra a Cittadella. Feci l’investimento della vita. Prendevo 500 mila lire a puntata e se moltiplichi la cifra per 200 puntate a stagione viene fuori una bella somma. Molto se ne andava in tasse, ma mi aiutò parecchio.
Poi passasti ai gettoni di presenza.
Esatto. Anche negli ultimissimi tempi, se mi trovavo in zona avvisavo e magari apparivo nella sigla finale. Sono stato sempre ben accolto, a ‘Striscia’ mi hanno voluto molto bene, altrimenti non sarei durato per tutto quel tempo. Le stesse veline non sono mai andate oltre i tre anni.
Sei stato sempre concepito come una presenza allegra.
Confermo. Quando arrivavo in redazione portavo allegria. In riunione distribuivo prosciutti, formaggi, vino. Si mangiava e tutti erano felici di vedermi. Sono riuscito a farmi voler bene anche per questi dettagli.
Che spiegazione dai al declino della trasmissione?
Dopo 35-38 anni credo sia normale. Il programma ha fatto i suoi anni e la concorrenza è diventata nel frattempo pazzesca. Senza contare che ormai determinati servizi e inchieste vanno in onda pure altrove, mentre una volta c’era solo ‘Striscia’. Il genio di Antonio ha fatto sì che nascesse una creatura irripetibile, ma penso cha abbia dato tutto. È inutile continuare a spremere il limone. Se una puntata dura due ore, è complicato mantenere viva l’attenzione. Capisco che il pubblico possa cercare altro.
Studio minimal e senza pubblico, oltre ad una durata ridotta. La tua ‘Striscia’ apparteneva letteralmente ad un altro secolo.
Quando c’ero io si registrava a Milano 2, poi si sono trasferiti a Cologno. Nel mio periodo gli autori erano una decina e la squadra era affiatata, ci frequentavamo fuori dal lavoro. 7-8 anni fa sono andato a trovarli e in riunione mi sono imbattuto in quaranta persone. La ‘Striscia’ degli albori era naif, con camerini piccoli e un concetto di famiglia alla base. Le puntate erano di 15-20 minuti, non di 45-50. Un altro mondo, davvero.
Improvvisamente sparisti dai radar. Come mai?
Nel 2005, dopo la pubblicazione dell’ultimo calendario, me ne andai a Santo Domingo. Aprii una palestra anche là. Stetti via per mesi, non fui più reperibile.
Due anni fa si è tornati a parlare di te, ma per una grave disavventura.
Il 14 agosto 2023 sono uscito con degli amici in mare e tuffandomi ho battuto la testa su una roccia. Sono una persona attenta, ma ero convinto che l’acqua fosse più alta. È stata un’esperienza drammatica, ho pensato di morire. Dal collo in giù per venti minuti non ho sentito più nulla. Fortunatamente mi sono ripreso. Il recupero è stato lento, però ce l’ho fatta. Me la sono vista brutta, da quel momento apprezzo maggiormente la vita.
Oggi cosa fai?
Vivo a Cittadella con la mia seconda moglie, con cui mi sono sposato tre anni fa. Mio figlio gestisce la mia palestra grande, mentre io a pochi chilometri da casa ne ho aperta una piccolina. Sto lì dentro, tutte le altre le ho gradualmente cedute. Per il resto, mi piace ancora divertirmi. Vado in discoteca tutti i venerdì. Certo, non faccio più le 5 di mattina. Non ho più l’età, all’1.30 massimo me ne vado.
Ti riconoscono ancora?
I ragazzini no, ma i 30-40-50enni si, soprattutto se muovo il collo e ripropongo i miei storici movimenti.
E la tv ti ha più cercato?
Sono sincero, prima dell’incidente ero stato contattato ad un autore de ‘L’Isola dei famosi’. Non se ne fece nulla, complice anche l’infortunio. Mi sarebbe piaciuto partecipare, quel tipo di reality rispecchia la mia identità.
Non è detto che l’occasione non si presenti.
Prima ci tenevo di più, chiedevo, mi informavo. Adesso se certe chiamate non arrivano me ne faccio una ragione.