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Dario Ballantini: “Non me l’ha mai detto, ma Valentino mi apprezzava. Con gli amici guardava la mia imitazione”

Ai microfoni di Fanpage.it, Dario Ballantini ricorda la prima imitazione di Valentino, nata per portare una ventata di novità a Striscia la Notizia. “È stato un onore” dice il comico e trasformista che ammette quanto vestire i panni dello stilista abbia dato una svolta alla sua carriera.
A cura di Ilaria Costabile
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Alla notizia della scomparsa di Valentino Garavani, uno dei padri della moda italiana e internazionale, se si escludono le rare apparizioni televisive concesse negli anni della sua intensa attività nella maison che porta il suo nome, il primo collegamento col piccolo schermo ci porta a Dario Ballantini e all'imitazione che dello stilista di fama mondiale, il comico e trasformista ha fatto negli Anni Novanta. È dai microfoni di Fanpage.it che lo storico protagonista di Striscia la Notizia apprende della scomparsa di Valentino e con un velo di malinconia, racconta com'è nata l'idea di imitarlo.

Dario, primo vero imitatore di Valentino Garavani. Si può dire: è il personaggio che ha cambiato la tua vita. 

È stata senz'altro la svolta della carriera. Mi sono messo a imitare un personaggio mondiale, non solo per la storia della moda, ma dell'arte. È stata una svolta perché è stata la prima imitazione fatta in strada, mi ha permesso di tirar fuori la mia comicità, ma anche quella che secondo me Valentino aveva, un'ironia personale, magari nascosta sotto mille formalismi.

Ed era vero? Dietro quel formalismo c'era un'ironia ben nascosta?

Quando ho visto il film, il documentario su di lui, Valentino:L'ultimo imperatore, ho notato che nel privato aveva certe ironie, certi sarcasmi che inconsciamente avevo messo nel mio personaggio. È stato un onore imitarlo.

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Non hai mai avuto un riscontro diretto da parte sua?

No, ma so che lui aveva apprezzato il mio lavoro. Lo guardava spesso, si divertiva con gli amici a vederlo, controllava, ormai, come se fosse un alter ego. All'inizio ha dovuto sopportare un po' l'esagerazione, ma poi dopo, l'ha presa bene.

D'altronde anche la resa visiva, il costume, il trucco, tra i tanti personaggi interpretati è quello più riuscito. 

Sì, è vero, delle 72 imitazioni fatte, quella che ha avuto più successo è stata la sua. Ma direi anche al di là della riuscita e della perfezione del trucco.

Ma come nacque l'idea di imitare proprio Valentino?

Ero a Striscia da quattro anni e i personaggi imitati che portavo in studio tra il 1994 e il 1998, sembravano non funzionare. Quelli che avevo fatto, compreso il primo Ignazio La Russa, non ingranava, sembravano tutti immobili. C'era bisogno di una novità e si decise di provare a portare un personaggio fuori lo studio. L'idea era quella di realizzare una sorta di telefilm tra la gente, provare a vedere cosa succedeva improvvisando. Per farlo abbiamo pensato a Valentino, era un personaggio internazionale, poi c'erano le sfilate di moda, eventi in cui poter interagire e testare cosa sarebbe successo con un'imitazione in strada. Doveva essere un personaggio che reale, seguito da una telecamera che riprendeva, ma alla quale non si rivolgeva mai. Lì è stato il bello. È nata così, con un'improvvisa novità di linguaggio televisivo, in più col trasformismo, la comicità, l'improvvisazione, tutto associato a un personaggio mondiale, abbiamo fatto bingo.

Se dovessi indicarmi un elemento caratteristico del tuo Valentino, quale sarebbe?

Certamente il sarcasmo, ma la ricetta è stata anche l'aver preso in giro la moda che era intoccabile, il famoso grande fatturato italiano.  I personaggi della moda erano inarrivabili, io invece portavo il mio Valentino ovunque fingendo che fosse lui, che fra l'imbarazzo e il sentirsi padrone di casa, finiva in ogni situazione. Si era creato una specie di canovaccio involontario.

Siete nel pieno delle prove e delle registrazioni di Striscia La Notizia, pensi di rendergli un omaggio nelle prossime puntate?

Siccome vedrò Antonio (Ricci ndr.) nei prossimi giorni ne parleremo. È stato talmente un connubio il nostro che lo meriterebbe.

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