Carlotta Bertin: “Per Masterchef ho lasciato un lavoro sicuro. Infastidita dall’odio gratuito della gente”

È stata tra le concorrenti più divisive di MasterChef 15. Dall'emotività spiccata a un talento che l'ha portata a sfiorare il titolo, Carlotta Bertin si è fermata solo a un passo dal gradino più alto del podio, battuta in finale da Matteo "Teo" Canzi. Ma se in TV abbiamo visto una concorrente spesso preda dell’impulsività, in quest'intervista a Fanpage.it appare ferma, consapevole: "Ho lasciato un lavoro a tempo indeterminato per partecipare. Volevo vincere, inutile negarlo". Guardando al futuro ha un obiettivo preciso: fare gavetta e aprire un ristorante con il fidanzato Nicolò, portando con sé i consigli dei giudici. Su tutti, quella provocazione di Giorgio Locatelli che le ha fatto cambiare la marcia: "Quando mi ha chiesto se fossi un bluff, ho capito che dovevo cambiare mentalità".
Che effetto ti ha fatto riguardarti in finale, a un passo dalla vittoria?
Sicuramente è stata la puntata più emozionante, insieme a quella nel ristorante stellato. Me la sono goduta fino in fondo perché, nel momento in cui l'ho vissuta, non avevo realizzato bene cosa stesse accadendo. Certo, rivivere la proclamazione e sentire un nome che non fosse "Carlotta" ha avuto su di me un certo impatto emotivo.
Riguardo alla tua reazione alla vittoria di Teo, sui social qualcuno ha notato un’espressione stranita. Ti aspettavi di vincere?
In una competizione come Masterchef, si arriva in finale con la voglia di vincere. Ho sempre detto che, se fossi arrivata alla fine, avrei voluto sfidare Teo. Ho accettato la sconfitta, anche se è ovvio che quando non senti il tuo nome un minimo di delusione ci sia. Nel momento della proclamazione la mia faccia non sprizzava felicità, ma credo di avergli comunicato quanto fossi contenta per lui. E sono certa l'abbia capito.
Sei contenta che abbia vinto o avresti preferito qualcun altro?
Teo ha dimostrato di essere all'altezza di vincere, ma c’erano anche altre persone che meritavano quel traguardo: Matteo Rinaldi, ad esempio, era il terzo nome che avrei voluto vedere in finale. Se avesse vinto lui sarei stata altrettanto felice.
Col senno di poi, cambieresti qualcosa del tuo menù?
Quel menù l'ho scritto e pensato io, mi andava di presentarlo così e ne sono convinta tutt'oggi. Sono molto felice per i complimenti ricevuti sul cinghiale, che era un piatto complesso. Per il resto, i miei piatti avevano un’etica culinaria diversa da quelli di Teo, ma è ciò che mi rispecchia. Con lo studio arriveranno sicuramente delle evoluzioni, ma il mio mondo resta quello della semplicità e della valorizzazione di elementi poveri.
Com'è stato affrontare l'intervento a sorpresa della Chef Pavan?
Appena l'ho vista entrare con i fiori ho detto "grazie", perché inizialmente non avevo realizzato che avrei dovuto usarli per cucinare. Tutto sommato, però, mi sento soddisfatta del modo in cui ho reagito, ho avuto due minuti di smarrimento totale, poi però ho portato a termine l’idea che mi era venuta in mente e il risultato è stato buono.
Sei sempre stata molto emotiva, credi questo lato del tuo carattere ti abbia aiutata o ostacolata?
Penso sia stato proprio grazie a quell'emotività se non ho mai mollato. Ho vissuto tanti momenti di fragilità e di paura di fallire, ma probabilmente senza questa sensibilità non avrei lottato così tanto per prendermi la finale.

Ieri hai parlato della tua paura del fallimento. Esiste un momento in cui diresti di averlo sperimentato, nella tua vita?
Parlare di "fallimento" forse è eccessivo, ma considero tale il non aver terminato gli studi dopo il liceo, ancora oggi mi chiedo perché l'abbia fatto. Da lì però ho iniziato a lavorare e a cercare la mia indipendenza. Sono arrivata a Masterchef disoccupata perché avevo lasciato un contratto a tempo indeterminato per un’avventura che poi è andata male. Sono tutte esperienze che mi hanno formata, che mi hanno spinta a dirmi: "Devi farcela, devi cambiare la tua vita". Sono quelle ad aver creato la Carlotta che ha avuto il coraggio di presentarsi a Masterchef e continuare per la sua strada.
Cosa farai adesso? Continuerai a cucinare?
Certamente. Valuterò le proposte che arriveranno, ma il mio obiettivo è fare gavetta e lavorare nelle cucine professionali. Restare tre ore nella cucina di Chef Perbellini è stato un sogno ad occhi aperti, voglio che quella sensazione diventi la mia quotidianità lavorativa.
Ieri abbiamo visto anche il tuo fidanzato, Nicolò. Che ruolo ha avuto in questa esperienza?
Nicolò è stata la scintilla che mi ha spinto a provarci. Mi ha sempre spronata, ripetendomi che in cucina avevo qualcosa in più. Erano anni che ci pensavo e, grazie a lui, mi sono lanciata. È stato la mia spalla: ogni sera, finita la registrazione, avevo bisogno di sfogarmi e lui era lì ad ascoltarmi. Se mai aprirò un ristorante, sarà lui ad affiancarmi, l'idea di creare qualcosa insieme ci è sempre piaciuta.

Anche lui cucina?
In realtà lui si occuperebbe della gestione della sala. È un progetto che vorremmo realizzare insieme in futuro, ma solo dopo aver fatto tanta gavetta e i giusti sacrifici.
Ieri era presenta anche la mamma di Nicolò. La sensazione è che il suo supporto sia stato quasi più intenso di quello dei tuoi genitori. È così?
La sensazione deriva probabilmente dal fatto che i miei fossero estremamente tesi e agitati, non è stato facile per loro stare davanti alle telecamere. Il nostro è un rapporto differente. Carol, la mamma di Nicolò, oltre ad essere mia suocera è una mia grande amica. Nei momenti di bisogno, per confidenze che magari non voglio fare ad altri, mi sono sempre rivolta a lei, mi ha aiutata moltissimo.
Come vivi i commenti negativi che ti vengono rivolti sui social?
Non ti nego che all'inizio, aprendo Instagram, l'occhio cadeva inevitabilmente su certi commenti. Da un certo punto della gara in poi, però, ho deciso di smettere di leggere. Più che farmi stare male, mi innervosiva l'odio gratuito della gente. Io so quanto ho dato in questo percorso e quanto sono riuscita a migliorare certi lati del mio carattere, come l’impulsività. I commenti dei social rimangono lì dove sono, non mi interessano più.
Sei appassionata di uncinetto. È una disciplina che usi anche per rilassarti, come fanno diversi sportivi?
È una passione che mi ha trasmesso Carol (la suocera, ndr), ho iniziato proprio grazie a lei. Durante Masterchef l’ho dovuto abbandonare perché non avevo tempo, ma è un hobby che mi fa stare bene e continuerò sicuramente a praticarlo, anche se non è paragonabile alla cucina.
E con Dounia? Vi siete chiarite dopo la rivalità vista nel programma?
Quello che si è visto in TV è reale, abbiamo avuto i nostri scontri, ma dietro le quinte ci siamo sempre parlate e abbiamo condiviso colazioni e pranzi. Non c’è l’astio che la gente immagina, la conferma è arrivata quando, prima della finale, lei ha fatto il mio nome per indicare un vincitore.

Un momento del rapporto con i giudici che ti è rimasto impresso?
Tutto quello che mi hanno detto rappresenta un bagaglio che porterò con me, dai complimenti alle critiche. Ricorderò sempre il mio Live, quando Chef Barbieri criticò il piatto perché mancava del "verde" e io, d'istinto, gli risposi: "Ma Chef, c'è già l'arancione MasterChef!". Gli ho strappato un sorriso. Temevo molto il suo giudizio e rompere il ghiaccio così è stato importante.
Hai sentito un'affinità particolare con uno di loro?
Il mio idolo è sempre stato Chef Cannavacciuolo, quindi sottoporgli i miei piatti era già un traguardo. Però anche Chef Locatelli è stato fondamentale: mi ha fatto capire dove potessi arrivare e mi ha insegnato a restare calma. Quando mi ha chiesto se fossi un "bluff" durante la prova con Massari, ho cambiato marcia e ho affrontato la gara con una mentalità diversa.