video suggerito
video suggerito

Alessandro Gassmann: “Leo a Sanremo è andato male ma solo per il pubblico. L’età avanza, penso spesso di fermarmi”

Da lunedì 9 marzo Alessandro Gassmann vestirà i panni dell’avvocato Guido Guerrieri su Rai1. In quest’intervista l’attore ha parlato del lavoro fatto sul personaggio, della performance sanremese del figlio Leo e ha anche lasciato emergere un desiderio: fermarsi e godersi tutto ciò che ha conquistato con fatica e severità.
A cura di Ilaria Costabile
0 CONDIVISIONI
Immagine

Alessandro Gassmann non ha bisogno di parole a corredo della sua persona, del suo lavoro, del suo impegno costante sui temi dell'attualità. Da lunedì 9 marzo su Rai1 lo vedremo vestire i panni di Guido Gerrieri, nella fiction Guerrieri-La regola dell'equilibrio, in cui è l'avvocato penalista nato dalla penna di Gianrico Carofiglio. Un ruolo difficile e sfaccettato racconta l'attore romano, ma anche per questo stimolante e in cui ha riconosciuto una malinconia che, ora più che mai, sente appartenergli. Reduce dalla partecipazione del figlio Leo a Sanremo 2026, non nasconde che l'ansia di questi mesi è stata più che condivisa: "L'importante è arrivarci" chiosa, orgoglioso della persona che ha cresciuto, con attenzione e anche severità, la stessa che gli è toccata da ragazzo: "Se fossi stato meno severo e rigido con me stesso, avrei avuto molto più di quel tanto che ho oggi". Tra i tanti ruoli interpretati sullo schermo anche quello di Un Professore e commentando la vicenda Schettini: "Gli stipendi dei nostri insegnanti sono ridicoli, ma Dante Balestra non approverebbe". E dopo anni di lavoro instancabile, non nega di pensare a uno stop: "Vorrei godermi la mia famiglia, gli amici, non ho più la stessa forza". 

Tanti ruoli in più di quarant'anni di carriera, ma mai l'avvocato. Poi è arrivato Guido Guerrieri. 

È stato bellissimo, considerando che nasce dalla penna di Gianrico Carofiglio, che ha lavorato e lavora nella giustizia. Avevo letto i suoi romanzi prima che mi chiedessero se fossi interessato. Mi ero fatto un'idea diversa di come dovesse essere Guido Guerrieri.

Un valore aggiunto di questa fiction, cos'ha di diverso dalle altre?

È tutto reale, non c'è nulla di spettacolarizzato, chi mastica giurisprudenza non farà fatica a rivedersi. È stato tra i lavori più difficili mai fatti. Il linguaggio giuridico, le migliaia di leggi che ha il nostro paese non ti permettono di modificare neanche una virgola.

Hai detto che te l'eri immaginato diverso, quindi la scrittura di Carofiglio ti ha aiutato a delineare il personaggio sulla scena?

Carofiglio è molto bravo a descrivere l'umanità, la psicologia dei personaggi e Guido Guerrieri mi piace perché è complesso, è un uomo separato controvoglia, malinconico, in qualche maniera disadattato alla vita. È pieno di contraddizioni, sbaglia spesso e questo è interessante, lo avvicina a tutti noi, ammette i suoi errori, chiede scusa. Quest'aspetto mi ha molto emozionato quando ho letto la sceneggiatura la prima volta. Anche i rapporti sentimentali, che spesso nelle fiction o al cinema sono ripetitivi, a volte mi annoiano, ma qui sono stati raccontati in maniera molto moderna.

Immagine

Guerrieri è un uomo duplice e tu da attore con la molteplicità ci fai i conti tutti i giorni. Cosa rappresenta per te?

Personalmente non sono mai contento del mio lavoro come attore, succede spesso. Un attore immagina un personaggio, ma i suoi strumenti che sono il suo corpo, la sua voce, non sono perfetti. Quindi riusciamo nei nostri intenti, ma fino a un certo punto, è il bello di essere umani, essere fallaci.

Cos'è che ti fa essere ancora così critico?

Sono un attore anomalo, non ho iniziato a fare questo mestiere per diventare famoso, perché sono nato più famoso di quanto sia adesso, in quanto figlio di uno più famoso di me. Non era questa la mia ambizione.

E qual era la tua ambizione?

Era quella di fare l'ingegnere agrario, poi non ci sono riuscito, perché ero un ragazzo un po' disordinato, ero veramente una capra a scuola, mio padre mi portò in tournée con lui come attrezzista. Per due anni stetti dietro le quinte a fare questo mestiere, bellissimo, ma guardando quelli sul palco mi resi conto di quanto si divertissero più di me. Lì è iniziata la mia voglia di fare l'attore, ma solo perché volevo continuare a divertirmi, vedevo persone felici che facevano un mestiere meraviglioso.

Immagine

Cosa è emerso di Alessandro che non conoscevi facendo l'attore?

Ho scoperto che, sì, sono una persona chiusa, ma sono capace di sdoppiarmi, soprattutto a teatro ed è una cosa che mi riempie di gioia. E poi, proprio interpretando Guido Guerrieri, ho scoperto che in me alberga una certa malinconia, soprattutto con l'avanzare degli anni. Sono vecchio e i vecchi sono malinconici.

Ma è nostalgia di un qualcosa che si è perso o di quello che sai di non poter vivere?

Sì, di tutto quello che si è perso, quello che si è vissuto. Più hai vissuto, più hai ricordi, più ti rendi conto quanto avresti potuto fare altro, sei lì a guardare i tuoi rimpianti. Ma ho anche una forma di tenerezza per chi è giovane oggi. Facendo il mio mestiere tendi a pensare sempre a te stesso, quando nasce un figlio inizi a pensare di più a loro, ti preoccupi per quella che sarà la loro vita.

Dei giovani in questi anni ti sei anche occupato spesso. 

Lavoro molto con attori giovani, anche perché quasi sempre sono il più vecchio sul set. Mi affascinano tantissimo, imparo da loro e mi fanno una grande tenerezza per il momento storico che stanno vivendo. Vorrei fare di più.

A proposito del fare di più: hai sempre rivendicato la possibilità di parlare, apertamente, di qualsiasi argomento attirasse la tua attenzione. Pensi che un artista abbia il dovere di schierarsi?

Penso che un personaggio pubblico che è fortunato ad avere un seguito, come me, non dico che debba, però qualora abbia l'opportunità di dire quello che pensa, se è convinto di quello che dice, sempre nel rispetto di chi non la pensa come lui, può aiutare le persone a leggere, informarsi, scoprire cose. Io lo faccio sui cambiamenti climatici, su arretramenti della libertà delle persone nel nostro paese. Sappiamo quali sono le debolezze, le fragilità della nostra società. Penso sia importante farlo, non possiamo erigerci a giudici degli altri, non siamo oracoli, siamo normali cittadini che hanno la fortuna di essere seguiti e possiamo esprimerci nel rispetto degli altri, come vogliamo.

Non è però così scontato esporsi, soprattutto quando si corre il rischio, da personaggi pubblici, di essere attaccati. 

Me l'hanno insegnato i miei genitori e penso sia importante. Sappiamo che l'indifferenza nel nostro paese ha portato al fascismo, l'indifferenza è secondo me il peccato più grave che possa compiere un essere umano, forse ancor più che fare cose sbagliate. Essere indifferenti e osservare il mondo senza prendervi parte è una colpa abbastanza grave.

Però sono sempre state le generazioni più giovani il carburante del cambiamento della società. 

Certo, ma adesso sono cambiati i mezzi, è tutto diverso. La differenza tra la generazione di oggi rispetto alla mia generazione, a chi ha 35-40 anni oggi, che è nato senza i social, è infinitamente più grande di quella che c'era tra me e mio padre. I social hanno cambiato l'informazione, il modo di recepire la realtà. Noi la vivevamo sulle nostre spalle, eravamo più ignoranti, adesso tutti possono trovare informazioni, ma bisogna essere certi che siano vere. Questo è il problema.

Credi ci sia troppa disinformazione?

Guardando i missili che arrivano su Teheran, che arrivano su Doha, guardiamo quelle inquadrature come fossero videogiochi, quasi non ci fanno impressione. Molti di questi video, però, sono anche finti, ma realizzati al punto da sembrare veri. Bisogna stare attenti. Ad esempio io guardo solo fonti ufficiali. Guardo la CNN e Fox, che in America sono le tv che appartengono a due fazioni politiche opposte, chiaramente ascolto più la CNN, ma lo faccio per capire che tipo di narrazione fanno da entrambe le parti. E anche in Italia bisogna guardare i telegiornali di ogni colore, perché in un attimo la percezione della realtà può essere sballata.

Prima parlavamo di insegnamenti, di scuola. Se hai seguito la vicenda del professore Vincenzo Schettini, tu che per fiction Un professore lo sei diventato con Dante Balestra, cosa pensi di quello che è accaduto?

Io per primo avrei voluto un professore come lui (Dante Balestra ndr). Non ho seguito bene la vicenda, ma sappiamo che la situazione della scuola nel nostro Paese, ma non da adesso, è piuttosto problematica. Che i nostri professori guadagnino poco è un dato di fatto. È abbastanza vergognoso quanto sia poca la percentuale del nostro PIL dedicata alla cultura e all'insegnamento. Si può fare divulgazione, anche sui propri canali e se sono delle lezioni vere e proprie, credo anche che legittimamente, si possa chiedere un contributo, come accade con le lezioni private, no? Ma questo non deve ledere l'incolumità gli studenti. Ecco, sintetizzando, Dante Balestra non lo avrebbe fatto.

Immagine

Hai raccontato che sei sempre stato abituato a dover primeggiare, a scegliere la strada più faticosa per ottenere le cose. Senti di essere stato ripagato?

Non ho mai cercato di essere un vincente, ma ho sempre faticato per ottenere risultati. Un'impostazione che ho seguito troppo e che non mi ha reso particolarmente felice, avrei potuto ottenere ancora di più di quello che ho, se fossi stato leggermente meno rigido e severo con me stesso. Ma oggi lo capisco, è una società in cui si può diventare famosi in 2 secondi perché ti fai delle foto dove, che so, ti schiacci la pizza in faccia e fai un sacco di soldi. Penso che sia l'opposto di quello che una persona felice debba fare, sapere di aver ottenuto qualcosa con sacrificio, è tutta un'altra sensazione.

Visti questi trascorsi, quando Alessandro Gassmann si è permesso di essere vulnerabile?

Faccio e dico un sacco di stupidaggini, cose sbagliate, sono sempre il primo a rendermene conto e a vergognarmi, a chiedere scusa. Anche nel rapporto con mia moglie, se ci sono dieci cose sulle quali discutiamo, credo che otto volte abbia ragione lei, e lo ammetto subito. Ma le due volte che ho ragione io, lei non ammette di non avere ragione.

Abbiamo parlato dell'essere "il figlio di", ma ora sei anche "il padre di". Che passaggio è stato?

Sono stupefatto come genitore per la persona che è mio figlio. Siamo stati molto attenti, io severo, e siamo felici di avere un figlio che è una persona con una fortissima personalità, attentissimo agli altri, è una cosa che mi appartiene ma che lui ha sviluppato ancora di più. Lui è gentile anche quando potrebbe non esserlo, ha una calma veramente invidiabile, che non ha ereditato da me.

Immagine

Tu cosa pensi di aver ereditato dai tuoi genitori?

Da mia madre il lato onirico, è stata una donna particolare e unica nel suo genere, attrice, pittrice, viaggiatrice che parlava duemila lingue, che ha vissuto per 30 anni in Messico in un luogo lontano da tutto. Sapeva stare da sola, ed è una cosa che piace tantissimo anche a me. Adoro allontanarmi dall'umanità. Da mio padre quell'attenzione per gli altri di cui parlavo. Penso di essere una persona generosa, preferisco fare regali piuttosto che riceverli, fare contente le persone che mi piacciono. È un modo per ribadire il proprio amore, ma anche sentirselo dire, una richiesta di attenzione. Dopo vent'anni di analisi ci sono arrivato (ride ndr).

Ma, tornando a Leo, ti fa ascoltare le sue canzoni in anteprima?

Lui conosce il mio rapporto con la sua musica. Io non amo il pop, proprio non mi piace. Posso dire che magari la sua canzone è ben eseguita o meno, ma lui fa musica pop solo quando va a Sanremo, perché il suo modo di cantare è un altro, molto più folk. Ha studiato tanto, continua a studiare, io non saprei fare quello che ha fatto lui. È stato bravissimo.

E quindi, come commentiamo questo Sanremo? Com'è andato?

Questo Sanremo è andato male, ma questo è un giudizio del pubblico, ed è giusto che sia così. È andato bene perché la cosa più importante è esserci a Sanremo, superare tutti gli step precedenti. È una sofferenza.

Immagine

Una sofferenza? Perché?

Il genitore del cantante vive i mesi prima di Sanremo con un'ansia terribile. Ogni tanto ho chiesto a Leo "possiamo evitare di parlare di Sanremo oggi? Stavo tanto bene, non avevo pensieri negativi". Ti sale l'ansia. Ma la canzone sta andando bene, so che lui è molto felice, perché si presenta come un ragazzo pulito, che non segue la moda, scrive le sue canzoni, non usa l'autotune, insomma non è scontato. Deve fare e farà ancora un sacco di cose, sta lavorando molto  e mi fa piacere.

Detto da un attore che ha sempre dichiarato di "aver occupato tutti gli spazi". L'idea di fermarsi è lontana?

In questo momento ci sto pensando, in continuazione.

Stanchezza? 

È proprio desiderio di non fare niente. Cucinare, bere, vedere il mondo che non visto, stare con gli amici, ospitare gente a cena, leggere, vedere film, andare a teatro, sono cose che mi piacciono tantissimo, che non ho potuto fare nella mia vita, se non venti giorni all'anno.

C'è qualcosa che avresti voglia di fare ora?

Sono uno che si alza la mattina e dice "Oddio quanto sono contento e fortunato di fare questo lavoro". Non mi posso lamentare, ma l'età avanza, ho meno forza e la mancanza di forza ti porta ad essere più riflessivo, hai meno frenesia. Mi capitano cose entusiasmanti nel mio lavoro, ma ho voglia di stare più tempo con mia moglie, i miei amici, concentrarmi sull'attivismo, qualcosa che sia socialmente utile.

E quindi lo stop è a data da destinarsi. 

Forse fra un'anno e mezzo. Ma c'è sempre il mio agente che sta lì a dirmi "allora, che vogliamo fare?". C'è una barzelletta bellissima sulla morte di Black Edwards, grande regista di commedia americano.

Ce la racconti? 

C'era questo agente negli Anni 50 che aveva un sacco di attori, quando morì, al suo funerale c'erano divi che portavano la bara, allora Black Edwards che era tra i presenti chiese a Rock Hudson guardando la bara: "pesa?". E lui, piangendo, disse sì. Black Edwards disse: "Strano, dovrebbe pesare solo il 10%". Che è quanto si prendono gli agenti, un cinismo terribile. Ma il mio, quando gliel'ho raccontata, non ha riso moltissimo.

Si sarà sentito colpito! Parlando di barzellette, non posso non pensare a Gigi Proietti. Ho letto che ti manca molto, cosa ti manca?

È vero che lo conoscevo sin da bambino, era uno dei migliori amici di mio padre e mio padre adorava Gigi, si amavano tantissimo. Ho conosciuto lui, le figlie, ma quando mi è capitato di fare il mio secondo film da regista, Il Premio, che era un road movie, cercavo un personaggio che vagamente ricordasse mio padre e pensai a Gigi. Accettò il ruolo e questa cosa mi emozionò molto, ma fu l'occasione di fare un viaggio di sei settimane, da Roma in Svezia, io lui, Rocco Papaleo e Anna Foglietta. Parlammo di tutto, perché Gigi sapeva tutto, politica, teatro, cinema, cibo, musica. Alla fine la differenza tra Gigi e mio padre non c'era più, era diventata la stessa persona, glielo dissi, ci emozionammo molto. Gli sarò grato per tutta la vita per avermi dato questo ricordo. È stato il suo penultimo film, un saluto bellissimo.

Immagine

Ritorniamo al punto di partenza. Sottotitolo della fiction di Guerrieri è La regola dell'equilibrio. In un mondo che vediamo vacillare attorno a noi, in cosa consiste l'equilibrio?

L'equilibrio che si può trovare e che io, chiaramente, non ho trovato ma spero di avvicinarmi nella mia vita, sta nel non dimenticare i nostri errori. Potremmo migliorare noi stessi. La vita è uno scambio, non una competizione. Ieri ho visto un video su Instagram di un giocatore di Serie B, c'è un portiere che esce per prendere la palla e si fa male, l'altro giocatore che lo supera e potrebbe fare gol, rinuncia a fare gol. Tutta la squadra del portiere infortunato abbraccia il giocatore. È un momento emozionante, anche perché così raro. Sarebbe una società bellissima, dove la vicinanza prevalga sull'egoismo.

Visto che abbiamo citato il calcio, la Roma al quarto posto. Contento?

Beh, siamo contenti, era tanti anni che non si giocava così bene, abbiamo un grande allenatore, abbiamo trovato un attaccante. La Roma non vince da talmente tanto tempo che deve imparare a a non avere paura di vincere.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views