Festival di Sanremo 2026

Lo sfogo di Luchè a Sanremo: “Leggere certe cose mi dà fastidio. Siamo nel 2026 e criticano l’autotune”

Il rapper napoletano in conferenza stampa a Sanremo ha polemizzato con la critica ed ha parlato anche della sua carriera ricordando il suo percorso: “Ho ricevuto tante porte in faccia, in Italia di alcuni talenti ce se ne accorge tardi”.
A cura di Alessio Morra
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Luché è uno dei trenta cantanti in gara al Festival di Sanremo. La sua prima volta è iniziata bene, il suo brano Labirinto è piaciuto. Nel day after il rapper napoletano ha avuto modo di parlare di sé stesso e lo ha fatto in una conferenza stampa nella quale si è tolto più di un sassolino dalla scarpa parlando sia dell'autotune, che molti critici vedono come il male assoluto, che della sua carriera, ricca di risultati, ottenuti dopo una lunga gavetta. Ma nonostante ciò è spesso stato snobbato dai critici e dai media.

"Siamo nel 2026 e sento critiche all'autotune"

Rispondendo a una domanda sulla critica che non è stata troppo benevola nei confronti del suo pezzo, il rapper ha parlato del suo rapporto con la critica spiegando di non essere felice quando sente parlare troppo di autotune, che non serve per mascherare la voce, e che anzi è un qualcosa che serve per avere un sound molto più sofisticato, più internazionale: "Io vivo benissimo il confronto con la critica. Ovviamente quando leggo delle cose mi dà fastidio. Siamo nel 2026, sento critiche all'autotune, ma nel mio pezzo non c'è solo l'autotune. Ci sono cinque o sei effetti sulla voce. Cerchiamo di avere un sound internazionale e non capisco perché in Italia chi c'è ancora storce il naso su questo tema. Proviamo ad avvicinarci ai sound americani o inglesi, dietro c'è un lavoro di creatività".

"Cantare sul palco dell'Ariston è difficilissimo, emozione forte da gestire"

Poi Luché ha sottolineato il suo percorso ed ha dichiarato che essere lì sul palco dell'Ariston di Sanremo non è affatto semplice: "Cantare su quel palco come fossi al karaoke è difficilissimo. Io sono un rapper, mi affaccio alla melodia da poco, non mi definisco un cantante. Ma al di là di questo ci sono cantanti che fanno questo mestiere da quando sono ragazzini che quando salgono su quel palco sentono le gambe tremare, perché veramente è un'emozione forte da gestire".

"Ho ricevuto tante porte in faccia, credo nella mia musica"

Arrivare al Festival è un traguardo importante, Luché lo sottolinea ricordando il percorso della sua carriera, che non è stato dei più semplici: "Ho fatto una gavetta lunghissima. Ho ricevuto tante porte in faccia, una serie infinita. Faccio musica e singoli che hanno fatto dischi di platino, sold out da anni ai concerti. Io credo nella mia musica, mi metto in gioco e il pubblico mi ha sempre premiato. Ma in Italia di alcuni talenti ce ne se accorge tardi. Vanno tutti appresso al ragazzino di 17 anni. Io sono qui e mi godo una bellissima conferenza. Io mi metto in gioco. Non credete sia sempre così. Quando si presenta un disco ci sono le solite tre o quattro persone a intervistarti. Ma noi artisti abbiamo bisogno di un confronto".

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