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Nuova legge elettorale e premio di maggioranza: perché la riforma Meloni rischia la Consulta

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Una legge elettorale pensata su misura per rivincere, una legge elettorale blindata in Parlamento, dove i rappresentanti dei partiti hanno dovuto controllare deputato per deputato come stessero votando. La nuova legge elettorale va contro gli stessi parlamentari e soprattutto le parlamentari della maggioranza, che saranno rielette con molta più difficoltà e che avvantaggia solo ed esclusivamente Fratelli d'Italia, il partito della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che l'ha voluta fortemente tanto da imporla anche ai suoi alleati di governo.

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Dobbiamo partire da un dato: cambiare la legge elettorale a ridosso delle elezioni, sondaggi alla mano, è qualcosa che non andrebbe mai fatto e che dovrebbe essere vietato. Eppure questa maggioranza ha tirato dritto. Quello che rischia di fare è scontrarsi con la Consulta, perché il testo rischia di essere incostituzionale per via di un premio di maggioranza fin troppo abbondante per la coalizione che raggiungerà il 42% dei voti.

Il rischio è quindi quello di tornare alle urne con il Rosatellum, ovvero l'ultima legge elettorale che ha garantito a questa maggioranza di poter governare a lungo, questo è il governo repubblicano più longevo d'Italia, e che, dopo una probabile bocciatura del premio di maggioranza, potrebbe tornare in vigore perché non ci sarebbe il tempo di fare una nuova legge. A quel punto Meloni se la potrebbe prendere, come sempre, con i giudici che remano contro la politica e il governo.

Il nodo della rappresentanza e dell'astensionismo

Ma il punto è uno: in un momento in cui abbiamo un astensionismo così alto, davvero la coalizione che raggiunge il 42% dei voti, che è comunque una netta minoranza rispetto a tutti i votanti, e che rappresenta ancor meno una fetta della popolazione generale, può avere tutta quella maggioranza in Parlamento, calcolata con 70 deputati e 35 senatori come premio bonus per chi arriva primo?

Dalla Seconda Repubblica in poi c'è la fissazione per la stabilità. Per decenni, durante la Prima Repubblica, i governi si sono fatti in Parlamento con manovre di Palazzo, ma soprattutto con un sistema proporzionale che assegnava i giusti seggi ai piccoli e grandi partiti. Quando la Democrazia Cristiana provò a far passare la "legge truffa" per avere un'ampia maggioranza e poter governare con quello che una volta si sarebbe chiamato un governo monocolore, fu bocciata dagli elettori.

Oggi invece si pensa che i governi debbano uscire dalle urne e che debbano restare in carica il più a lungo possibile per dare stabilità al Paese. Ma la necessità di stabilità viene davvero prima della rappresentanza democratica?

Antipolitica, taglio dei parlamentari e polarizzazione

In questi anni, in nome dell'antipolitica, sono passate leggi che hanno dimezzato i parlamentari, ovvero hanno dimezzato la rappresentanza del popolo italiano in Parlamento. Lo hanno fatto per totale assenza di fiducia nelle istituzioni: invece di chiedere loro di lavorare meglio e di pensare alla cosiddetta "cosa pubblica", al welfare e ai servizi , hanno preferito dimezzare i rappresentanti. Per me questa è una follia. Tutto è stato giustificato con un taglio e un risparmio che però ha inciso per uno 0,00 qualcosa nelle casse del bilancio italiano.

Siamo poi passati a un bipolarismo che schiaccia verso il centro tutte le posizioni, alla ricerca eterna di quello che viene definito il grande centro ma che, dalla fine della Democrazia Cristiana, non esiste più. Oggi anche le elezioni in altri Paesi ci dimostrano come la polarizzazione e le proposte radicali facciano sempre più breccia nell'elettorato. In Italia abbiamo sicuramente un'ampia proposta di destra nostalgica del fascismo, ma abbiamo pochissime proposte di sinistra. Quando AVS ha provato a parlare di patrimoniale, ovvero la tassa sugli ultra milionari, c'è stata una levata di scudi partita dalla stampa, quella liberale e in maniera trasversale di quasi tutti i partiti.

Insomma, parliamo di una legge elettorale che non prevede le preferenze ma un listino bloccato dal quale poter scegliere dal secondo al quinto arrivato, i quali però molto probabilmente non avranno possibilità di passare al di fuori dei due grandi partiti, Fratelli d'Italia e Partito Democratico, che sono ampiamente sopra il 20% in molti collegi elettorali.

Meloni può rivendicare di aver reintrodotto le preferenze o di aver dato stabilità, ma quello che è chiaro è che questa legge dà la possibilità a Meloni di scegliere quando e come andare a votare.
Ovviamente Corte costituzionale permettendo.

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Il podcast daily di Valerio Nicolosi per Fanpage.it: ogni mattina alle 7, una finestra sul mondo per capire cosa davvero sta accadendo. Politica estera, conflitti internazionali, migrazioni, politica interna e tematiche sociali raccontate dal giornalista con chiarezza e approfondimento. Con la voce di esperti e reportage direttamente dal campo - Palestina, Ucraina, Mediterraneo, Africa, Stati Uniti, America Latina e molto altro - SCANNER porta le storie dove accadono, per offrirti ogni giorno un’informazione completa, immediata e dal vivo.

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