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La guerra all’Iran finisce o prosegue? Gli interesse divergenti di Trump e Netanyahu

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La guerra umanitaria non esiste. I conflitti scoppiano per interessi e per questi proseguono o si interrompono. Gli interessi sono economici e politici; in questo momento la guerra all'Iran sta dividendo i due protagonisti che l'hanno iniziata: Donald Trump e Benjamin Netanyahu.

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Netanyahu e il bisogno di guerra

Sappiamo che quest'ultimo ha interesse a uno stato di guerra permanente, soprattutto dopo il 7 ottobre 2023. Con nuove elezioni in Israele, Netanyahu perderebbe la maggioranza e avrebbe difficoltà a trovare un ruolo nei prossimi governi. A quel punto, con diverse inchieste per corruzione in corso e una possibile commissione parlamentare sulle responsabilità del 7 ottobre, la sua carriera sarebbe terminata. Prima di quella data, Netanyahu era già in bilico: migliaia di persone manifestavano contro la riforma della giustizia volta ad assoggettare il potere giudiziario a quello politico, garantendo probabilmente l'archiviazione dei suoi procedimenti penali.

Trump e gli Epstein Files

Gli interessi di Trump, invece, erano legati alla politica interna. All'inizio del conflitto era coinvolto nello scandalo Epstein: poche ore prima dell'attacco a Teheran, l'ex Segretaria di Stato Hillary Clinton chiedeva alla commissione parlamentare perché non venisse ascoltato lo stesso Trump, citato migliaia di volte nei file censurati e oltre un milione in quelli non censurati. Un diversivo necessario quindi, unito alla gestione della crisi economica statunitense che sembra lontana dall'essere archiviata. Trump ha rimosso il capo della Federal Reserve perché contestava i dati ufficiali che descrivevano gli Stati Uniti in una "età dell'oro". Tuttavia, la crisi rischia di colpire l'Europa minaccia anche gli Stati Uniti: la chiusura dello stretto di Hormuz e l'aumento del costo del petrolio rendono il movimento MAGA perplesso sull'operato di Trump, che aveva ricevuto un mandato elettorale era chiaro: disimpegno globale e America First.

Invece, Trump agisce come un presidente neocon, come se fosse Goerge Bush o il figlio, un gendarme del mondo impegnato in bombardamenti a tappeto e guerre che non cambiano l'assetto globale, ma alimentano l'instabilità finanziaria.

La fine della guerra?

Da circa 24 ore, Trump sostiene che la guerra sia quasi conclusa; Netanyahu ha invece bisogno di prolungarla fino alle elezioni legislative israeliane di fine ottobre. Pochi giorni dopo, a inizio novembre, si terranno le elezioni di midterm negli USA e qui le prospettive divergono drasticamente: Netanyahu può vincere solo con il conflitto in corso, mentre Trump deve fuggire dal pantano bellico per evitare una sconfitta che consegnerebbe la vittoria ai Democratici, trasformandolo in una lame duck (anatra zoppa). L'analisi di oggi parte da qui.

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Il podcast daily di Valerio Nicolosi per Fanpage.it: ogni mattina alle 7, una finestra sul mondo per capire cosa davvero sta accadendo. Politica estera, conflitti internazionali, migrazioni, politica interna e tematiche sociali raccontate dal giornalista con chiarezza e approfondimento. Con la voce di esperti e reportage direttamente dal campo - Palestina, Ucraina, Mediterraneo, Africa, Stati Uniti, America Latina e molto altro - SCANNER porta le storie dove accadono, per offrirti ogni giorno un’informazione completa, immediata e dal vivo.

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