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Il licenziamento di Pam Bondi da parte di Donald Trump è l'ennesima prova di un presidente sfiduciato dal suo popolo, un uomo che ama piacere e odia non piacere, ma che in questo momento non piace agli Stati Uniti d’America. Donald Trump è sempre più in crisi: anche gli influencer MAGA lo stanno abbandonando e sempre più persone parlano di demenza senile per un presidente che si è lasciato trascinare in una guerra che doveva essere lampo e che invece è diventata un pantano: quella contro l'Iran.
Dallo scenario iraniano Trump non sa come uscire: un giorno minaccia gli alleati di ritirarsi dalla NATO, quello dopo dice che l'Iran è stato sconfitto e chiede il cessate il fuoco, e il giorno successivo ancora afferma che la guerra andrà avanti per settimane. Insomma, poche idee ma ben confuse da parte di Trump, che ha iniziato un giro di vite nel suo cerchio magico, arrivando a epurazioni utili a scaricare le responsabilità della presidenza su altre persone.
Ufficialmente Pam Bondi è stata licenziata perché a Trump non è piaciuto il suo lavoro sulla gestione degli Epstein files. Ma quello che verrebbe da chiedersi è: cosa, esattamente, non è piaciuto a Donald Trump? Il fatto che il suo nome, nonostante sia stato censurato per oltre un milione di volte nella versione integrale, sia apparso per ben 5.000 volte nei file censurati? Oppure che la Procuratrice Generale non abbia mostrato un minimo di solidarietà, compassione e rispetto nei confronti delle vittime, quando ha deciso di non alzarsi mentre riferiva in commissione al Congresso sul suo operato proprio riguardo al caso Epstein?
Capire cosa non sia piaciuto a Trump è fondamentale per comprendere cosa vuole davvero il Presidente: salvarsi o cercare la verità?
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