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Serviva impedire la celebrazione di una messa per convocare l'ambasciatore israeliano. Non un genocidio, non decenni di apartheid, il bombardamento costante di altri Paesi o gli attacchi alle basi Unifil con il personale italiano. Nemmeno il sequestro di parlamentari e cittadini italiani in acque internazionali.
La decisione di non permettere al Patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pizzaballa, di presiedere alla messa in vista della Santa Pasqua, ufficialmente per questioni di sicurezza, è un segnale grave di un'ostilità che non colpisce più solo i palestinesi, ma tutti coloro che sostengono la popolazione e denunciano il massacro in corso, esattamente come fatto dallo stesso Pizzaballa e da padre Romanelli durante l'offensiva militare israeliana nella Striscia di Gaza.
Eppure, questa è la reazione di Giorgia Meloni, rimasta in silenzio davanti al genocidio, così come il Ministro degli Esteri. Quest'ultimo, proprio mentre la Sumud Flotilla con decine di attivisti italiani si dirigeva verso Gaza, dichiarò che il diritto internazionale vale fino a un certo punto: quel punto coincideva con l'azione di Israele nel sequestrare i nostri concittadini in acque internazionali per trasferirli e arrestarli in territorio israeliano.
Oggi comprendiamo che quel limite è molto chiaro: impedire lo svolgimento di una funzione religiosa conta più di decine di migliaia di vite spezzate dalle bombe, dalla fame e dalla sete imposte dal governo Netanyahu o dagli assalti dei coloni contro i palestinesi, cristiani e musulmani. In Cisgiordania le comunità cristiane sono numerose e sempre più spesso subiscono attacchi nel silenzio totale. In quel contesto, l'indifferenza verso i palestinesi prevale sulla necessità di apparire "buoni cristiani".
Non è un caso che Israele abbia vietato proprio a Pizzaballa l'accesso al Santo Sepolcro: il motivo ufficiale è per questioni di sicurezza, quello reale è perché ha denunciato i crimini israeliani.
L'obiettivo della destra italiana sembra essere la difesa di valori cristiani di facciata. Si potrebbe citare la retorica sulla famiglia tradizionale, punto cardine per Meloni e Salvini, nonostante le loro storie personali vadano in direzione opposta. Ma soprattutto emerge l'assenza della solidarietà, pilastro del cristianesimo di cui non vi è traccia nella loro azione politica quotidiana.
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